Bologna: il 25 giugno Gay Pride 2016 senza barriere

ll Gruppo Jump di Bologna è impegnato dal 2007 per garantire anche alle persone con disabilità il diritto di vivere liberamente la propria sessualità.

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Grazie all’impegno del Gruppo Jump di Bologna anche le persone con disabilità potranno prendere parte alla parata del Gay Pride. Crediti immagine: torbakhopper, Flickr

SENZA BARRIERE – Un Gay Pride accessibile? A Bologna è già realtà. A pensarci è il “Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere”, che opera già da tempo nella città emiliana per garantire anche alle persone con disabilità il diritto a una vita libera e indipendente dal punto di vista affettivo e sessuale.

Nato all’interno del Circolo Arcigay Cassero di Bologna, il Gruppo Jump muove i primi passi nel 2007, a seguito di una ricerca sull’omodisabilità voluta proprio dall’Arcigay: il progetto Abili del Cuore. Dall’indagine emerse come questa realtà fosse ancora poco conosciuta e considerata, persino all’interno della comunità LGBT. “È per questo motivo che abbiamo deciso di far sentire la nostra voce”, dichiara il referente del gruppo Pierluigi Lenzi, specificando contro quali barriere architettoniche, culturali e sociali le persone LGBT con disabilità siano costrette a scontrarsi ogni giorno.  “Le persone gay che hanno una disabilità subiscono spesso una doppia discriminazione”, spiega Lenzi. “Le difficoltà comunemente legate all’omosessualità possono moltiplicarsi. Pensate, per esempio, a una giovane lesbica che non è dichiarata in famiglia: se non è autonoma a causa di una disabilità fisica, come può vivere liberamente la propria affettività? Dovrebbe chiedere ai genitori di accompagnarla in un locale gay?”

Il rischio più grande, in questi casi, è l’isolamento. A questo proposito, il Gruppo Jump nasce con l’intento di creare una rete che consenta uno scambio di esperienze tra persone che vivono situazioni simili e di garantire un vero e proprio “supporto tra pari.” Ma le difficoltà sono ancora tante e il primo scoglio da superare è quello sociale. “In Italia non esiste ancora una forte comunità di persone LGBT con disabilità. Fare rete con gli altri gruppi e associazioni, sia LGBT sia di persone con disabilità, organizzando eventi formativi, proiezioni di film e altre attività culturali mirate ad abbattere la barriera di pregiudizi e stereotipi, per noi è una priorità. Ma, oltre alle barriere culturali, esistono anche quelle fisiche e le città – che ne sono piene – contribuiscono all’isolamento. Anche in questo senso ci stiamo attivando e un primo successo arriva proprio con il Gay Pride che si terrà il 25 giugno”, afferma con entusiasmo il referente del Gruppo Jump.

“Già lo scorso anno, in via informale, avevamo richiesto la presenza di accompagnatori volontari per garantire la possibilità di partecipare all’evento anche a coloro che sono in carrozzina”, racconta Lenzi. “Quest’anno ci siamo organizzati al meglio con un gruppo di volontari che si occuperanno del trasporto di ogni singola persona, per tutta la parata o solo per una parte di essa, secondo le esigenze. Inoltre, è stata predisposta un’area di sosta per persone con deficit motorio proprio di fronte al palco, per consentire a chi è in carrozzina di assistere a tutti gli interventi. Presenti, nella stessa area, degli interpreti Lis, pronti a garantire anche la traduzione in lingua dei segni. A disposizione di chi ne ha necessità, inoltre,  un servizio taxi per persone con disabilità e adeguati servizi igienici. Consentire a tutti di partecipare al Pride, una manifestazione simbolo di libertà ed emancipazione, è un primo passo verso l’uguaglianza e il rispetto dei diritti di tutti.”

Chi fosse interessato a partecipare o avesse bisogno di ulteriori informazioni può contattare il Gruppo Jump al numero: 349 69 41 664, oppure agli indirizzi e-mail: accessibilita.bolognapride@gmail.com e gruppojump@gmail.com

Leggi anche: Sesso e disabilità: la figura del lovegiver

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