L’Europa è su Marte ma il lander non dà segnali

Ha tenuto tutti e tutte col fiato sospeso. Al termine di un pomeriggio frenetico la conferma: il lander Schiaparelli è arrivato ma non ha ancora dato segnali di vita

Il modulo dimostrativo Schiaparelli si era sganciato dall’ExoMars Orbiter il 16 ottobre. Crediti immagine: ESA

ATTUALITÀ – A nulla sono valsi i ripetuti tentativi di captare un segnale. Ci hanno provato sia la sonda europea Mars Express, che nel 2004 sganciò l’altrettanto sfortunato lander Beagle 2, sia il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Un netto successo, invece, per l’ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO), la sonda madre della missione, che alle 18.35 ha “chiamato” la Terra forte e chiaro. Alle 20.30 l’Agenzia Spaziale Europea ha confermato che il TGO ha raggiunto l’orbita nominale e procede in sicurezza.

Le manovre di discesa del lander Schiaparelli procedevano secondo i piani, come confermato dai dati inviati dal TGO mentre si trovava ancora in un’orbita provvisoria, fino al distacco dello scudo termico e alla conseguente apertura del paracadute. Poi il silenzio.

In serata, alle 20.33, durante la – brevissima – diretta serale dell’ESA, Paolo Ferri, capo del Mission Operations Department dell’ESA, ha invitato ad attendere ancora un po’ di tempo per conoscere una volta per tutte il destino del lander. È stato tentato più volte di raggiungere la superficie di Marte ma si è riusciti nell’intento solo in sette occasioni. L’Entry, Descent and Landing Demostrator Module (EDM) intitolato all’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli è l’ennesimo manufatto umano che tenta di raggiungere con successo il Pianeta Rosso.

Il modulo dimostrativo Schiaparelli si era sganciato dall’ExoMars TGO il 16 ottobre. Dopo tre giorni per raggiungere la posizione ideale, si è tuffato verso la superficie di Marte in una discesa mozzafiato: una frenata da 21.000 chilometri orari a zero in meno di sei minuti. I rischi erano molto alti, come ha spiegato Fabio Favata, Coordinatore del programma scientifico dell’Agenzia Spaziale Europea, “Giungere su Marte è tutt’altro che facile. Ha una gravità considerevole e ha poca atmosfera. Si tratta di un aspetto peculiare. Atterrare su un corpo senza atmosfera come la Luna si può fare solo tramite i retrorazzi, come il modulo lunare delle missioni Apollo: un oggetto che sembrava un ragno pieno di sporgenze e forme tutt’altro che aerodinamiche.

Dall’altro lato atterrare sulla Terra è altrettanto difficile: l’atmosfera è molto spessa, molto densa e al rientro è previsto l’utilizzo di paracadute e di una capsula estremamente aerodinamica dato che lo shock di riscaldamento al rientro è molto forte. Il rischio è che la capsula bruci. Marte è in quella situazione in chi c’è un’atmosfera sufficiente a provocare un forte surriscaldamento ma, al contempo, la stessa atmosfera è poco densa, quindi i paracadute funzionano relativamente avendo poco gas a cui “aggrapparsi”. È stata necessaria una tecnica ibrida che prevede l’uso sia di retrorazzi che di paracadute. Non è facile.”

L’Europa può comunque esultare: un secondo satellite del Vecchio Continente è in orbita su Marte. L’Agenzia Spaziale Europea sta ottenendo una conquista dietro l’altra. Ai grandi successi di missioni come Rosetta e GAIA si aggiunge il traguardo odierno, parte di un programma che prevede l’arrivo su Marte di un rover nel 2020. Dove vuole arrivare l’ESA?

Risponde Favata “Marte è il nostro vicino di casa ed è un vicino molto ospitale. Se pensiamo a un pianeta abbastanza vicino come Venere, invece, sappiamo che esso ha un’atmosfera densissima, caldissima e acida. È impensabile atterrare su Venere e stazionarci se non per brevissimi periodi. Marte ha sempre suscitato curiosità negli astronomi. Dall’invenzione dei telescopi abbiamo iniziato a scrutare la sua superficie. Il modulo di atterraggio dedicato a Schiaparelli riprende anche questa tradizione: l’astronomo italiano fu il primo a fare una cartografia della superficie marziana. Stiamo parlando di un mondo che in qualche maniera fa vedere come sarebbe stata la Terra se le cose fossero andate male.

Abbiamo le indicazioni che Marte abbia avuto un periodo più “fertile”, per modo di dire: con un’atmosfera più densa e con la presenza di acqua. Sappiamo che l’acqua c’è tutt’oggi, sappiamo che è poca e che si trova allo stato solido. Marte è un posto freddo a causa di una maggiore lontananza dal Sole e per via di questa atmosfera sottile che non permette l’effetto serra. La domanda chiave è “ci sono forme di vita?”. L’ambiente è troppo inospitale per forme di vita complesse ma non c’è motivo di ritenere che forme di vita microscopica non ci siano state in passato e non ci siano adesso. Questo è lo scopo della missione successiva: il nome ExoMars si rifà al nome della scienza della Esobiologia, ovvero la biologia al di fuori della Terra”.

Il modulo Schiaparelli aveva una finalità dimostrativa che sarebbe servita come prova generale per la prossima fase della missione ExoMars che porterà su Marte il rover più sofisticato che sia mai stato costruito. Resta, al momento, la curiosità di capire la strategia che adotterà l’ESA dopo gli eventi di questa prima fase di esplorazione.

Il lander Schiaparelli rappresenta solo uno dei frutti della ricerca e della tecnologia italiane al servizio della missione ExoMars. L’Agenzia Spaziale Italiana ha contribuito al 32% dei costi della missione, pari a 350 milioni di euro, diventando la principale finanziatrice. Telespazio (Leonardo Finmeccanica-Thales), Altec, Istituto Nazionale di Astrofisica, Università di Padova, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Thales Alenia Space sono alcuni dei soggetti e delle istituzioni che hanno reso possibile questa impresa.

L’Italia è sempre più presente nello spazio. Un ruolo da protagonista che ha interpretato fin dall’inizio. “Forse non tutti sanno che la nascita dell’Agenzia Spaziale Europea risale alla visione di poche persone, una delle quali è stato Edoardo Amaldi, grande fisico italiano che nel secondo dopoguerra scelse di non cedere alle lusinghe degli Stati Uniti per restare e rifondare la fisica italiana” spiega Favata, che aggiunge “Amaldi ebbe un ruolo importante nella fondazione del CERN prima ancora che di quella dell’ESA. Non è un caso che le convenzioni dell’ESA e del CERN siano molto simili. L’Italia ha sempre avuto questo ruolo di lungo respiro. Ci sono un sacco di successi italiani ma sono successi resi possibili dal lavorare assieme in un contesto ampio: un contesto europeo.

Quando il lander Philae riuscì a raggiungere la cometa, il direttore di Scienze Planetarie della NASA (Jim Green, NdA) disse “voi siete matti. Un rischio di questo tipo noi non l’avremmo preso mai”. È qualcosa di cui l’Europa deve essere orgogliosa ma al contempo è bene ricordare che nessuno dei paesi europei è in grado di agire da solo in questo campo. Tutti assieme però riusciamo a fare cose che nessun altro al mondo riesce a fare. L’orgoglio italiano va necessariamente “integrato” in quello europeo. È vero che altre agenzie spaziali possiedono già la conoscenza per giungere sulla superficie marziana ma l’Europa ha deciso di volere una propria autonomia di accesso a Marte. È un discorso che si può applicare a molti altri campi. Ad esempio nulla e nessuno ha impedito all’Europa di avere una propria serie di lanciatori spaziali. Arianne e Vega oggi sono tra i lanciatori più affidabili. È una scelta geopolitica d’indipendenza di accesso allo spazio. L’Europa vuole essere in grado di avere un proprio accesso allo spazio, una propria politica spaziale, le proprie risorse, i propri satelliti. Senza dovere negoziare con nessuno”.

La storia dell’esplorazione spaziale è fatta anche di collaborazioni. Di recente l’ESA ne ha avviata una con la Cina. “Stiamo iniziando una missione chiamata Smile e sarà una missione che osserverà l’interazione tra il vento solare e il campo magnetico terrestre. Il nostro interesse è anche geopolitico e di collaborazione più ampia con una potenza spaziale riconosciuta come la Cina. Fino a 40 anni si può affermare che la Cina non esistesse nello spazio. Oggi ha un proprio programma di volo abitato, una piccola stazione spaziale, un programma di satelliti scientifici di tutto rispetto. La Cina rappresenta un partner molto valido.Tuttavia è bene ricordare che le collaborazioni sono una norma. La stessa missione ExoMars è frutto di una collaborazione tra Europa e la Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, e con una piccola partecipazione della NASA”.

@gianlucaliva

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2 Commenti su L’Europa è su Marte ma il lander non dà segnali

  1. Ho paura che qualcosa sia andata storta …😦 … Gli americani ci riescono dal 1977 (Anno nel quale scesero le sonde Viking su Marte …) forse da loro c’è ancora da imparare   … Nell’articolo si cita anche la sonda “Philae” che è atterrata su di una cometa e poi si è subito spenta causa un cattivo orientamento dovuto al fatto che non è riuscita ad aggrapparsi allo sofficissima superficie cometaria. Non voglio criticare, ma ho l’impressione che chi progetta queste missioni per ESA (sempre italiani oltretutto … ) dovrebbero osservare meglio le esperienze precedenti che pure esse sono state ricche di errori. Un esempio: Gli USA tentavano colpire la luna con le sonde Ranger, ma si rompevano sempre durante il viaggio di avvicinamento al satellite … dopo molti infruttuosi tentativi scoprirono che la causa del problema era il trattamento di sterilizzazione delle sonde che portava a ridurre drasticamente la vita dell’elettronica di bordo, pure piuttosto sofisticata per l’epoca .. Come dire il diavolo è sempre nascosto da qualche parte … bisogna fare attenzione e non dire che siamo bravi ne tentativo di mantenere la linea di finanziamenti per le varie soc italiane del settore! https://oggiscienza.it/2016/10/19/leuropa-e-su-marte-ma-il-lander-non-da-segnali/

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