Revisione con scippo: un altro caso di plagio nell’editoria scientifica

Medici e ricercatori italiani hanno commesso un "odioso furto intellettuale". Resterà impunito?

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IL PARCO DELLE BUFALE – Il 13 dicembre Michael Dansinger, un ricercatore dell’Università Tufts vicino a Boston, ha scritto una lettera al revisore che ne aveva bocciato l’articolo per la rivista Annals of Internal Medicine. Il motivo? Dopo il rifiuto, il revisore aveva pubblicato lo stesso studio su EXCLI Journal, una rivista più defilata.

Con due modifiche.

Nel “nuovo” articolo pubblicato dal poco onesto revisore, i risultati dell’esperimento clinico analizzati da Dansinger e colleghi venivano attribuiti a pazienti non del Massachusetts ma della Basilicata, ed erano firmati da Carmine FinelliSaverio GioiaNicolina La Sala, Loredana D’amico, M. La Grotta e Orazio Miro del Centro di Riferimento Regionale per la Cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso, gestito dalla fondazione Stella Maris Mediterraneo di Chiaromonte, e da Pietro Crispino e D. Colarusso dell’ospedale S. Giovanni di Lagonegro.

Scoperto il plagio, in settembre Carmine Finelli ritrattava l’articolo, si rammaricava “di queste circostanze” e chiedeva scusa alla comunità scientifica a nome dei propri coautori.

Sono “circostanze” che capitano più spesso di quanto appaia, deplorano Adam Marcus e Ivan Oransky di Retraction Watch, ma è raro che siano denunciate pubblicamente. Va detto che di solito “l’odioso furto” avviene con maggior destrezza.

Christine Laine, la direttrice degli Annals of Internal Medicine riassume in un editoriale i molteplici “strati di disonestà sfacciata” commessa da Carmine Finelli e dai suoi complici e i potenziali danni per i pazienti. Come tutti, teme che abbiano compromesso la reputazione dei rispettivi enti di appartenenza.

La custode del Parco pensa che il timore sia ingiustificato. La fondazione Stella Maris Mediterraneo ha un sito compromettente di suo e Crispino vanta un’affiliazione con l’Università La Sapienza, ma soltanto su Researchgate, un sito ritenuto inaffidabile perfino in Pakistan. Quanto all’Azienda Sanitaria di Potenza e altre autorità avvisate dalle riviste, sembrano troppo fiere dell’IRCCS Stella Maris e dell’eccellenza del suo Centro, secondo per “eccellenza” in Italia, per indagare sulle “circostanze” della banda Finelli.

Come al solito, la custode spera di sbagliare.

Leggi anche: Un piano d’attacco contro l’inquinamento dell’editoria predona

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