Proxima B, il pianeta “vicino” ma sconociuto

Tra i Breakthrough of the Year di Science anche la scoperta di Proxima B, un pianeta con caratteristiche simili a quelle della Terra.

4 mila miliardi di chilometri: è la distanza che ci separa da un pianeta relativamente vicino, in termini astronomici, e molto simile alla Terra. Crediti immagine: ESO/M. Kornmesser, Wikimedia Commons

ATTUALITÀ – Continua la rassegna delle principali scoperte del 2016: è stata una delle scoperte legate al mondo dell’astronomia più impattanti del 2016, e non a caso ne avevamo già parlato quando la notizia è divenuta di dominio pubblico. A circa 4,2 anni luce, nei pressi della stella Proxima Centauri (chiamata “Prossima” appunto perché è la più vicina al nostro Sole), esiste un pianeta dalle caratteristiche simili alla Terra.

Proxima B – così i ricercatori e le ricercatrici impegnati nella campagna osservativa Pale Red Dot hanno battezzato il pianeta- ha una massa simile a quella terrestre e una conformazione prevalentemente rocciosa. L’orbita che compie intorno alla sua stella è di circa 11 giorni terrestri, e la distanza che lo separa da Proxima Centauri è di circa meno di un decimo di quella che separa la Terra dal Sole. Apparentemente questa potrebbe sembrare una brutta notizia: in realtà però la bassa luminosità di Proxima Centauri, e quindi il minore calore irraggiato dal corpo celeste, permette di iscrivere questo pianeta extrasolare nella cosiddetta fascia di abitabilità.

Perché allora le prime pagine dei giornali non si sono riempite di titoli inneggianti a future migrazioni interstellari? Distanze a parte (il pianeta è “vicino” in termini astronomici, ma stiamo comunque parlando di quasi 4 mila miliardi di chilometri), essenzialmente perché l’abitabilità è del tutto ipotetica: condizione necessaria infatti è stabilire innanzitutto se il pianeta ospita acqua liquida sulla propria superficie, nonché la composizione della sua atmosfera. E queste rilevazioni non sembrano, purtroppo, essere così banali: la condizione ottimale per osservare un pianeta extrasolare è quello infatti di farlo per via indiretta, quando esso transita tra i nostri telescopi e la sua stella; il transito del pianeta, infatti, altera la luminosità percepita e questa alterazione viene utilizzata per stilare la carta d’identità del pianeta. Nel caso di Proxima B, le criticità sono essenzialmente due: innanzitutto il fatto che le probabilità che il pianeta transiti nella posizione corretta sono attualmente stimate  sotto il 2%; come se ciò non bastasse, inoltre, la bassa luminosità di Proxima Centauri e la sua forte attività eruttiva rendono questa rilevazione molto complessa: è molto più difficile vedere l’ombra di un dito generata da una lampada a gas che si accende e si spegne in continuazione, piuttosto che quella generata da una moderna lampadina a fluorescenza.

Se però c’è una cosa che accomuna gli astronomi di tutto il mondo è la caparbia e la tenacia nel giungere a una descrizione quanto più possibile e accurata dell’Universo. Così un team internazionale (i cui membri provengono dal Laboratorio Astrofisico di Marsiglia e dall’Università di Cornell, nello stato americano di New York), ha elaborato un metodo, i cui risultati sono attualmente al vaglio della comunità scientifica, in grado di definire i possibili scenari entro i quali immaginare composizione e aspetto di Proxima B: se conosciamo la massa del pianeta- questo l’assunto del gruppo di ricerca- possiamo anche simulare la natura dei suoi costituenti e quindi il raggio. Altre assunzioni necessarie per “restringere il campo” sono state quelle di considerare il pianeta come formato da un nucleo metallico ricoperto da un mantello roccioso, e non hanno escluso a priori la presenza di acqua.
La forbice che si apre, anche considerando questi punti fermi, è comunque piuttosto estesa: si va da un pianeta che assomiglia molto al nostro Mercurio, composto da un nucleo di metallo molto esteso, fino allo scenario di un pianeta essenzialmente roccioso, coperto da un unico oceano gigante della profondità di oltre 200 chilometri.

In questi casi estremi un sottile strato di atmosfera potrebbe coprire Proxima B così come accade per la Terra, permettendo lo sviluppo di forme di vita. Tutto è ancora aperto, quindi, e non ci resta che restare con il naso all’insù, fantasticando su un mondo lontano e potenzialmente abitabile…e dimenticandoci forse che un pianeta, perfetto per la vita ma al contempo incredibilmente fragile, è proprio sotto di noi.

Leggi anche: La strana eco delle onde gravitazionali fa traballare la relatività?

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Informazioni su Marcello Turconi (9 Articles)
Neuroscienziato votato alla divulgazione, strizzo l'occhio alla narrazione digitale di scienza e medicina.

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