Abbiamo il ritmo della scrittura ancora prima di imparare a scrivere

Nonostante si tratti di un'acquisizione culturale, la scrittura a mano è condizionata da vincoli più generali, relativi alla pianificazione temporale dei movimenti.

Fin dal primo anno della scuola primaria i bambini sembrano possedere una rappresentazione interna del ritmo della scrittura a mano. Crediti immagine: Public Domain

SCOPERTE – Omotetia e isocronia. Queste le due parole chiave dello studio condotto su quasi 300 bambini dall’Università di Milano-Bicocca (in collaborazione con l’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, l’Istituto Neurologico Casimiro Mondino e la University of Southampton), che ha portato i ricercatori ad affermare che questi due principi di organizzazione ritmica della scrittura sono già presenti ancor prima di imparare a scrivere e potrebbero quindi essere innati.

“L’omotetia – spiegano gli autori nello studio – afferma che il rapporto fra le durate dei singoli eventi motori che compongono un atto rimane invariato al variare della modalità di scrittura (più grande/piccolo, più veloce/lento) ed è indipendente dalla durata totale del movimento. Prendiamo un esempio dal linguaggio orale: se si pronuncia la parola “ta-vo-lo” prima in modo spontaneo e poi, di nuovo, più lentamente, la durata relativa – cioè la proporzione rispetto alla durata totale – delle singole sillabe non varia. L’isocronia si riferisce invece alla relazione proporzionale fra la velocità di esecuzione del movimento e la lunghezza della sua traiettoria: in altre parole, al fatto che quando scriviamo tendiamo a mantenere una durata costante. Data una parola scritta con dimensioni normali, per far sì che il tempo necessario per scriverla raddoppi, dobbiamo scrivere quella stessa parola 20 volte più grande rispetto al normale. Infatti, se scriviamo più grande, tendiamo a farlo più velocemente e l’esempio tipico è quello della firma, che si esegue quasi nello stesso tempo a prescindere dalle sue dimensioni”.

Nell’esperimento 298 bambini hanno scritto “burle” per dieci volte e in vari modi (spontaneamente, più lentamente e più velocemente, in corsivo e in stampatello) usando una penna elettronica e un foglio di carta appoggiato a una tavola digitalizzante, strumenti attraverso i quali è possibile registrare il movimento tracciandone linee, coordinate e cinematica del gesto.

I dati così ottenuti dimostrano che i bambini rispettano entrambi i principi dal primo anno della scuola primaria. “Questo suggerisce – scrivono gli autori dello studio – che una rappresentazione interna del ritmo della scrittura sia presente già prima dell’età in cui la scrittura a mano viene eseguita automaticamente. Nonostante si tratti di un’acquisizione culturale, la scrittura a mano sembra quindi essere condizionata da vincoli più generali, relativi alla pianificazione temporale dei movimenti”.

I bimbi disgrafici e dislessici, invece, non sono in grado di soddisfare questi due principi fondamentali, l’omotetia e l’isocroni, come dimostra un precedente studio degli stessi autori. Per questo i risultati della ricerca potrebbero essere utili per elaborare un test in grado di valutare automaticamente il gesto di scrittura. In questo modo sarebbe possibile rilevare disgrafia e dislessia molto più precocemente.

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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