La “teoria dell’oscillazione armonica”

Su una rivista di ingegneria due articoli di Nicola Scafetta et al. confermano l'affidabilità delle previsioni risultanti dal modello climatico di Nicola Scafetta.

Moti apparenti del Sole e dei pianeti, visti dalla Terra, prima edizione dell’Enciclopedia Britannica, Londra, 1791 – Wikimedia

IL PARCO DELLE BUFALE – Lo statistico Nicola Scafetta dell’Università Federico II di Napoli, futuro premio Nobel italiano, afferma da un decennio che i modelli climatici altrui sovrastimano l’aumento della temperatura e l’effetto serra dei gas serra. Il suo è così affidabile che i politici dovrebbero prenderlo in considerazione prima di ridurre le emissioni di sostanze inquinanti.

Come spiegava nel 2012 sul sito della lobby britannica del petrolio e del carbone:

In parole semplici la teoria è questa. Il sistema solare è caratterizzato da un insieme di oscillazioni gravitazionali specifiche dovute al fatto che i pianeti si muovono attorno al Sole. Tutto nel sistema solare tende a sincronizzarsi su quelle frequenze, a cominciare dal Sole stesso. Oscillando, il Sole causa cicli equivalenti nel sistema climatico. Anche la Luna agisce su di esso con le proprie armoniche. In conclusione, abbiamo un sistema climatico fatto prevalentemente da un insieme di cicli complessi che rispecchiano quelli astronomici. Pertanto si possono usare queste armoniche per prevedere approssimativamente la componente armonica del clima, almeno su scala globale.

Questa teoria è supportata da robuste evidenze empiriche usando i dati solari e climatici disponibili.

A febbraio il prof. Scafetta sembrava il solo a pensarla in questo modo. Un suo articolo, scomparso dall’archivio dell’International Journal of Heat and Technology che, come il nome lascia intuire, è una rivista di ingegneria dedicata a

nuovi sviluppi nei campi del trasferimento di calore, della termodinamica, della dinamica dei fluidi e delle loro applicazioni, sopratutto ma non solo applicate al trasferimento di calore, [nei?] processi industriali e tecnologici

era ripreso solo da lui, dalla lobby britannica e da alcuni blog che negano l’effetto serra dei gas serra, anche se non dall’influente Anthony Watts.

A settembre però, sulla stessa rivista, insieme ad Alberto Mirandola, docente d’ingegneria industriale e Antonio Bianchini, docente di astronomia all’Università di Padova, ha pubblicato un toccante omaggio alla teoria del prof. Scafetta in due puntate.

La prima ricopia i giudizi, che esprime in ogni sua pubblicazione su Michael Mann e i circa diecimila ricercatori che si occupano dei vari aspetti del clima. Sarebbero

scienziati “politicamente corretti”, il cui atteggiamento impedisce loro un coinvolgimento duro e razionale nella ricerca di nuove scoperte, soprattutto se le loro affermazioni, seguendo la corrente di pensiero maggioritaria, consentono loro ottenere fondi di ricerca o altri benefici.

Dei venduti insomma.

Invece il prof. Scafetta – mai retribuito, presumibilmente – ha scoperto il ciclo millenario del clima (nota 1) oltre a numerosi altri, e che se i periodi 1922-1941 e 1980-1999 hanno conosciuto un riscaldamento marcato pur con tassi molto diversi di emissioni di gas serra (2),

il periodo dal 2000 al 2016 è caratterizzato da un forte aumento delle emissioni antropiche, mentre la temperatura è stata quasi stazionaria

Dal 2000 si sono verificati i 15 anni più caldi registrati dal 1850, ma né lui né i suoi co-autori sono stati messi al corrente.

Da scienziati politicamente scorretti, paragonano capre e cavoli: le temperature delle serie HadCrut 1850-2016 e GisTemp 1880-2016 con quelle satellitarie NOAA e UAH nella speranza che le seconde stimino “la temperatura sulla superficie” del pianeta, e non una temperatura media dell’atmosfera fino a 41 km dal suolo.

A loro avviso, i modelli altrui producono un aumento della temperatura monotonico (3) che coincide con quello delle emissioni (4). Con analisi frequenziali delle serie delle temperature, il prof. Scafetta invece

ha determinato la probabile esistenza di armoniche su periodi di circa 9,1, 10,5, 20 e 60 anni.

I suoi ammiratori avranno riconosciuto i cicli combinati della Luna e del Sole, del Sole e delle congiunzioni astrali (5) di Giove e Saturno che in un calcolo precedente servivano per annunciare un raffreddamento globale dal 2005 al 2012 (6).

Nella seconda puntata, l’epiciclismo armonico-climatico si trasforma da probabile in supportato dalle “robuste evidenze empiriche” fornite dal prof. Scafetta medesimo. Sebbene non perfetto, il suo modello “semi-empirico” – nel senso che trascura tutti i cambiamenti climatici causati dall’aumento della temperatura dell’aria – simula con un’approssimazione molto soddisfacente il clima dal gennaio 1980 al dicembre 2016 e con una buona affidabilità quello del 2017-2024.

I dati concordano bene con le proiezioni del prof. Scafetta (7)

uscite nel 2011 e nel 2013, recita la didascalia della Figura 6 sotto quattro grafici che mescolano nella stessa curva temperature in alta quota e in superficie. Il modello copre un arco di tempo troppo breve per mostrare cicli di 20 o 60 anni: la temperatura sale e scende con oscillazioni di 8, 10, 12 e 8 anni per due volte fino al 2024.

A sorpresa tuttavia, nell’insieme sale. Non accadeva a quella ottenuta con lo stesso modello nel 2011

nel 2013 

nel 2016

scafettaforecast082016

(Non viene precisata la congiunzione astrale avvenuta tra agosto 2016 e settembre 2017 che ha modificato retroattivamente la “componente armonica”. Memore di un’opera precedente del prof. Scafetta, la custode del Parco propende per Giove-Saturno nel segno zodiacale dell’Aquario.)

Gli autori ne deducono che finora la crescente concentrazione atmosferica di gas serra ha prodotto al massimo il 33% del riscaldamento globale e che farà altrettanto nel futuro, il resto essendo dovuto a variabilità naturale e armonie celesti.

Note

  1. Dalla ricostruzione del consorzio internazionale PAGES 2k, sembra proprio di no.
  2. Dal 1952 il tasso di aumento è rimasto costante.
  3. Nessun modello lo prevede, forse Scafetta et al. confondono la retta della media sull’intero periodo con la curva della variazione della temperatura?
  4.  Nessun modello lo prevede, è noto che il 90% circa del riscaldamento viene assorbito dagli oceani che lo restituiscono all’atmosfera nei secoli dei secoli.
  5. All’origine, la ricorrenza di cicli astrali è stata “determinata” da Theodor Landscheidt, autore di Cosmic Cybernetics. The Foundation of a modern Astrology.
  6. Il 2008 e il 2011-2012 sono stati meno caldi della media decennale 2001-2010 per via della Niña, la fase fredda dell’oscillazione del Pacifico meridionale (ENSO). Stranamente, nel confrontare il modello con le osservazioni, Scafetta et al. sottraggono dalle temperature osservate il contributo del Niño, la fase calda, ma non quello della Niña. 
  7. Le proiezioni sono verificabili su 25-30 anni. Per i dati che concordano o meno con i modelli, si veda per esempio l’articolo del 1988 in cui  James Hansen et al. pubblicavano i risultati per tre scenari economici: A forte aumento delle emissioni; B tasso come la media dei vent’anni precedenti; C emissioni stabili dal 2000. La curva nera delle temperature osservate e i colori sono stati aggiunti da Gavin Schmidt per Real Climate nell’aprile scorso:

Leggi anche La Federico II cerca di migliorarsi il ranking prima e seconda parte (inclusi i commenti)

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