L’attrazione dei fiori sugli insetti impollinatori

Il 75% delle nostre coltivazioni dipendono dall'azione degli insetti impollinatori. Eppure sappiamo poco delle preferenze degli insetti per i diversi tipi di fiori.

I sirfidi hanno visitato i ranuncoli presenti nella valle di Thangu, nell’India del Nord. Crediti immagine: Shannon Olsson and NCBS

AMBIENTE – Il libro di Rachel Carson Primavera silenziosa tracciava uno scenario apocalittico di un mondo non più arricchito dal cinguettio degli uccelli e dal ronzio delle api, a causa dell’impatto dell’inquinamento umano e soprattutto dei pesticidi. Che mondo sarebbe senza le api? Un mondo difficile da immaginare. Per fortuna negli scorsi decenni abbiamo messo in atto una serie di precauzioni che hanno evitato una perdita tanto grave di biodiversità, ma che non sono ancora sufficienti a scongiurare il rischio di una nuova estinzione di massa.
Oggi il ritmo di perdita di biodiversità è comunque elevato e numerose specie diventano sempre più rare. È il caso anche di molti impollinatori, insetti che hanno il ruolo cruciale di favorire la riproduzione di molte specie vegetali. Si calcola che fino al 75% delle specie di interesse commerciale dipendano dagli impollinatori. 
È per questo che stanno prendendo piede sempre più approcci di ricerca votati all’indagine dell’affascinante fenomeno dell’impollinazione, e di questa indissolubile relazione tra piante e insetti.

Un recente lavoro pubblicato su PNAS va in questa direzione, aumentando la nostra consapevolezza di ciò che spinge determinate specie di insetti a posarsi sui fiori di specifiche specie di piante. Un gruppo di scienziati delle Università di Uppsala e di Flinders e del National Centre for Biological Sciences (NCBS) ha scoperto che i sirfidi, un gruppo di impollinatori generalisti, usano una combinazione di segnali, tra i quali il colore, la forma e l’aroma per identificare i fiori.

Gli autori da tempo cercavano di indagare come fanno gli insetti, con i loro rudimentali sistemi nervosi e sensoriali, a identificare con precisione i fiori su cui posarsi. Studiando il comportamento dei sirfidi, famiglia di ditteri con ornamentazioni giallo-nere che imitano l’aspetto delle api e delle vespe, sono riusciti a trovare le risposte che cercavano.

Questi insetti usano un approccio sensoriale complesso per individuare i fiori da impollinare, combinando segnali visivi e olfattivi che variano nei diversi habitat terrestri.  Quando i sirfidi si avvicinano a un fiore, valutano quanto sia allettante attraverso un insieme di segnali che permettono loro di tracciarne un identikit. Il colore è uno dei primi segnali visivi, accompagnato dalla forma e dalla dimensione, e combinato ai segnali olfattivi.

Gli scienziati hanno studiato le preferenze e le modalità di scelta dei sirfidi in tre zone climatiche molto diverse, in Europa e in Asia: il clima continentale freddo di Uppsala, in Svezia, il clima tropicale di Bangalore, nell’India meridionale e il clima alpino di Sikkim, in Himalaya. Analizzando i dati raccolti da questi tre ambienti, i ricercatori hanno tracciato alcuni identikit di fiori ipotetici, e in seguito sono tornati a testare la loro attrattività per i sirfidi a Uppsala, Bangalore e Sikkim.

È emerso così che i sirfidi sono attratti da tipi diversi di fiori nei diversi ambienti. Per esempio, modelli di fiori con un colore tendente al blu e un aroma specifico risultano molto attrattivi per i sirfidi di Bangalore, ma sono snobbati senza appello da quelli che vivono a Sikkim e a Uppsala. “Questo è molto importante”, ha commentato in un comunicato V. S. Pragadeesh, un giovane ricercatore coinvolto nello studio. “Significa che gli impollinatori hanno specifiche preferenze relative ai fiori di specifiche zone. Senza questi segnali, i sirfidi non posso riconoscere i fiori.”

Gli autori contano di proseguire i loro studi sulla percezione dei fiori da parte dei sirfidi e di altri impollinatori generalisti, per indagare più a fondo i fattori che influenzano le loro preferenze. “Ci piacerebbe molto investigare come le reti di interazioni interspecifiche possono influenzare l’attrattività dei fiori”, ha spiegato Karin Nordström dell’Università di Uppsala, tra gli autori principali. “Per esempio, la presenza di molti altri fiori o di molti altri impollinatori nelle vicinanze influenza i segnali attrattivi? Come funziona il “codice cerebrale” per riconoscere i fiori? Esistono “neuroni per i fiori” nel cervello? Queste sono alcune delle domande su cui vorremmo concretamente lavorare.”

La collega Shannon Olsson si spinge oltre, mettendo in risalto l’importanza di questo tipo di studi. “Noi dobbiamo realmente capire l’importanza degli impollinatori in un’ottica di servizio ecologico globale. Molti insetti possono essere trovati in tutto il mondo, e studiarli attraverso i continenti è essenziale non solo per la nostra stessa sicurezza alimentare, ma credo anche per il futuro del nostro pianeta.”

Leggi anche: Lumos et nox: l’inquinamento luminoso minaccia le praterie

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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