SALUTE

Lavaggi nasali: quando servono davvero

Le irrigazioni sono una pratica diffusa, ma negli adulti sono consigliate solo in presenza di patologie infiammatorie. Specialmente se infettive come la rinosinusite

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Le neti pot sono molto diffuse per le irrigazioni nasali, ma negli adulti sono consigliate solo in presenza di patologie infiammatorie. Foto: Kurt Yoder, Wikimedia Commons CC BY SA 3.0

SALUTE – I lavaggi nasali servono? Per rispondere alla domanda bisogna fare un passo indietro. Nella cultura Yoga lo jala neti è una tecnica di pulizia nasale utilizzata per rimuovere gli ostacoli al passaggio dell’aria attraverso il naso. La pratica, che negli ultimi anni si è diffusa anche al di fuori di questa tradizione, consiste nel lavaggio delle cavità nasali con soluzione fisiologica. In genere avviene attraverso un recipiente dotato di un beccuccio, chiamato neti lota (in inglese neti pot).

Il paziente versa la soluzione in una narice, lascia che fluisca e poi fuoriesca dall’altra. Il neti lota non è però l’unico metodo utilizzato per la pulizia del naso. L’irrigazione può essere ottenuta anche con un flaconcino, uno spray o una bottiglietta dotata di nebulizzatore.

Ma i lavaggi nasali servono davvero per l’igiene quotidiana? “Un naso che funziona bene ha già il suo meccanismo di difesa: la clearance mucociliare”, spiega a OggiScienza Matteo Gelardi, otorinolaringoiatra e presidente dell’Accademia Italiana di Rinologia.

“Negli adulti i lavaggi nasali sono consigliati solamente in presenza di patologie infiammatorie, in particolar modo nel caso di forme infettive, come la rinosinusite. Il naso deve essere lavato quando le cavità nasali sono occupate da secrezioni, più o meno dense. In questi casi il lavaggio dovrebbe essere praticato prima di intervenire con qualunque altra terapia, ad esempio prima di utilizzare aerosol o spray cortisonici contro la rinite allergica. Questi trattamenti medici sono infatti mirati alla cura della mucosa: affinché siano efficaci, deve prima essere rimosso il muco”.

Gli studi confermano

Secondo una review pubblicata lo scorso luglio su Current Allergy and Asthma Reports, l’utilità dei lavaggi nasali è stata dimostrata in pazienti che soffrono di rinosinusite cronica senza polipi e nei bambini con rinosinusite. In questi casi la tecnica viene utilizzata per la pulizia meccanica del naso attraverso la rimozione del muco, per limitare la crescita di batteri e ridurre l’infiammazione. In aggiunta il lavaggio umidifica la mucosa e favorisce il meccanismo di filtro e difesa messo in atto dalle ciglia nasali, ovvero la clearance mucociliare.

L’efficacia della pulizia è influenzata da alcuni fattori, come il metodo usato per irrigare le narici e la posizione della testa. La tecnica migliore è quella che utilizza un contenitore in grado di raggiungere più facilmente i seni nasali e paranasali, come una bottiglia con beccuccio, una siringa a bulbo oppure un recipiente come il neti lota. Seguono per efficacia vaporizzatori e aerosol, mentre gli spray non consentono una sufficiente penetrazione.

Come fare i lavaggi quando il medico li consiglia

Per il lavaggio possono essere utilizzate soluzioni con diverse concentrazioni e componenti. Per lungo tempo ha prevalso l’uso di soluzioni fisiologiche isotoniche, che hanno una concentrazione di sale pari allo 0,9%. Eppure negli ultimi anni diversi lavori hanno testato l’irrigazione attraverso soluzioni saline ipertoniche, che hanno cioè una concentrazione superiore (dal 2 al 7%). Alcuni studi hanno osservato un miglioramento nel meccanismo della clearance mucociliare e nella respirazione, una maggiore efficacia nel trattare le riniti allergiche nei bambini  e un miglioramento delle condizioni di pazienti che soffrivano di sinusite cronica.

“Nel caso delle soluzioni ipertoniche, il sale svolge un ruolo osmotico: richiamando l’acqua, sgonfia i turbinati e determina una blanda decongestione”, spiega Gelardi. “A differenza degli altri decongestionanti, che possono indurre tachicardia, dipendenza e assuefazione, l’uso della soluzione ipertonica non ha effetti collaterali. Queste soluzioni devono però essere tamponate, devono cioè contenere un tampone che impedisce l’irritazione della mucosa e la sensazione di bruciore. Oggi i lavaggi possono anche essere arricchiti con altre sostanze, come acido ialuronico e lattoferrina, che agisce da antisettico.”

In ogni caso, raccomanda la FDA, sarebbe meglio non utilizzare l’acqua del rubinetto non filtrata: i batteri e i protozoi potrebbero, infatti, causare infezioni nelle cavità nasali. Il suggerimento è quello di usare acqua distillata, oppure, se si sceglie l’acqua del rubinetto, di farla bollire per almeno 3-5 minuti o di rimuovere i microorganismi dannosi attraverso gli appositi filtri. “Un altro aspetto fondamentale, a volte trascurato, è la temperatura”, aggiunge Gelardi. “Spesso si utilizza la soluzione fisiologica a temperatura ambiente, ma ogni soluzione dovrebbe essere preventivamente riscaldata prima dell’uso”.

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Leggi anche: Quanto conosciamo il nostro naso?

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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