IL PARCO DELLE BUFALE

In filosofia, caccia alle bufale = caccia alle streghe

Nella migliore tradizione accademica, un'università di Lugano difende un docente che si appropria di testi altrui attaccando chi osa segnalarlo.

IL PARCO DELLE BUFALE – La filosofia e la semiotica sono considerate discipline umanistiche e non scientifiche. L’eccezione è giustificata quando un filosofo morale “cacciatore di bufale” pecca di accanimento, un difetto che la custode del Parco trova invidiabile, e ha l’ardire di cacciare insieme ai suoi studenti.

Il filosofo morale in parte, Peter Johannes Schulz, è un teorico della comunicazione sanitaria, eticamente l’ambito più delicato, che dirige l’omonimo Istituto dell’Università della Svizzera Italiana (USI) e l’autore di “oltre 70” articoli e di decine di saggi. In agosto, perdeva il ruolo di “professore ordinario” per un semestre: un’indagine del comitato etico dell’USI, avviata nel dicembre 2016, aveva accertato che le sue pubblicazioni contenevano due “violazioni minori del copyright” e cinque errori involontari.

L’indagine era iniziata obtorto collo. Quelle dell’università di Amsterdam e del Virginia Tech, dove lavorano i suoi co-autori rispettivamente di un articolo del 2014 e del capitolo di un libro del 2012, avevano già concluso che “il plagio era sostanziale” e che Schulz ne era responsabile.

Gli editori e i direttori delle riviste erano dello stesso parere: ritrattavano due saggi e due articoli, e facevano correggere tre citazioni che non erano state attribuite.

Schulz è appena diventato famoso per un terzo saggio: “Subjectivity from a Semiotic Point of View” uscito in un volume pubblicato nel 2001 dall’International Semiotics Institute. Insieme all’editore, a metà gennaio Dario Martinelli dell’Università di Helsinki e di Torino, ha informato della sua ritrattazione la comunità dei semiologi e Retraction Watch. Sebbene firmato da Schulz, era scritto quasi interamente da Anthony Kenny di Oxford e da

John Paul II / Karol Wojtyla

Non proprio uno sconosciuto.

Da aprile 2017, l’USI era al corrente di altri plagi e li aveva ignorati. Era più difficile ignorare l’appropriazione indebita del testo di un Papa, un “peccato cardinale” per alcuni. Non per l’USI: “Ammesso e non concesso che questa segnalazione sia realmente problematica dal profilo accademico”, comunicava il 18 gennaio scorso a Ticinonline, Schulz era innanzitutto la vittima innocente di una persecuzione, questa sì problematica:

l’accanimento con il quale questa persona procede impone una certa cautela nell’agire e un’accurata valutazione del buon fondamento delle continue “denunce”.

La denuncia di dicembre era infondata a priori. La presidente del comitato etico Federica De Rossa Gisimundo informava Retraction Watch che, scaduto il semestre, il prof. Schulz sarebbe tornato professore ordinario. E così è stato.

Anche se la prof. De Rossa Gisimundo, docente alle università di Lugano e Lucerna, giudice supplente del Tribunale federale e titolare di altri importanti incarichi avesse tempo per “un’accurata valutazione”, l’USI lo riterrebbe sprecato: gli eventuali plagi sarebbero stati eventualmente commessi nel periodo già “preso in considerazione” dall’indagine conclusa in agosto.

“Questa persona”

Nel dicembre 2016 un giornalista ben informato, chissà da chi, la descriveva sulla Neue Zürcher Zeitung in termini poco lusinghieri:

un professore americano di filosofia sociale totalmente sconosciuto [a Schulz] la cui passione si estende non solo a Tommaso d’Aquino, ma anche alla caccia al plagio.

Un “cacciatore di bufale”, uno “senza scrupoli, un crociato convinto di avere il diritto dalla sua parte”, deplorava il quotidiano. Auspicava un maggior coraggio dell’università sia verso l’accusato, punito severamente per peccati ipotetici e senz’altro veniali, che verso l’anonimo “procuratore” lasciato perpetrare impunemente una “caccia alle streghe”.

Come auspicava la Neue Zürcher Zeitung, l’USI ha difeso con coraggio il suo professore ordinario e cercato di discreditare “questa persona”. Nella realtà sono 14, il filosofo morale Michael Dougherty, autore di una ricerca sul plagio in filosofia e noto ai colleghi- meno Schulz – per altri scritti e interventi sullo stesso tema, e tredici dei suoi studenti.

Insieme, hanno segnalato all’USI, a editori e direttori di riviste 20 e passa plagi accur… accanitamente evidenziati a colori, con a fronte il testo originale. A volte c’è voluto un colore in più. In un dialogo con se stesso per esempio, il filosofo di Oxford aveva sostituito “Andrew Kenny e me stesso” con “Peter Schulz e me stesso”. Involontariamente…

Leggi anche: Il “caro plagiario” fa carriera

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