A Genova la mostra Kryptòs

In giro per il mondo con i campioni del mimetismo.

Rana muschio del Vietnam (Theloderma corticale)

EVENTI – Ci sono due modi eccezionali opposti per sopravvivere in natura: uno è nascondersi, l’altro è apparire vistosamente. Due facce della stessa medaglia chiamata mimetismo. La mostra Kryptòs indaga questi due aspetti e lo fa con fotografie, filmati e 20 specie di animali vivi all’interno di 18 terrari che riproducono nei minimi dettagli il loro ambiente naturale. Realizzata da Emanuele Biggi e Francesco Tomasinelli, divulgatori naturalistici di fama internazionale, sarà visitabile fino al 2 settembre al Museo di Storia Naturale “G. Doria” di Genova.

Ancora una volta è il microcosmo al centro dell’attenzione dei curatori: “I piccoli animali, come lucertole, ragni, rane, sono il mondo che noi conosciamo meglio e che la gente conosce di meno – spiega Emanuele Biggi –  naturalista, fotografo e conduttore tv di Geo – c’è quindi una scelta di coerenza con la nostra formazione e al contempo di sensibilizzazione: il grande pubblico spesso non li ama perché, essendo piccoli, la dimensione ci tiene lontani. Il microcosmo ti costringe ad abbandonare il tuo schema mentale, devi uscire dalla dimensione fatta di animali che sono al tuo pari, come il capriolo o il leone e tuffarti in un mondo che è 3-4 dimensioni più ampio in cui puoi scoprire infinite storie dalle forme, colori e comportamenti unici che non hanno corrispettivi nel macroscopico”.

Parola di Biggi, ci sono persone che hanno vinto le classiche fobie su ragni e serpenti proprio avvicinandosi al mondo di queste creature: “C’è chi provava ribrezzo al solo guardare il simbolo di Spiderman e invece attraverso la conoscenza diretta – con viaggi fotografici o mostre come questa – ha superato la paura”.

I piccoli animali come insetti e ragni sono ecologicamente importantissimi sia perché “costituiscono la più grande biomassa del mondo” sia perché rappresentano “una rete finissima d’interazioni che s’interseca col macrocosmo”. Una rete senza la quale la vita sul pianeta non sarebbe possibile: “Si potrebbe dire che sono i contrafforti della cattedrale della natura e il discorso ha ricadute per la vita dell’uomo, infatti, senza certi insetti e ragni non ci sarebbero certi fiori e certe colture, non solo per il fatto dell’impollinazione, ma anche perché predano i parassiti che colpiscono piante d’interesse commerciale”.

Gli animali in mostra sono ambasciatori del fenomeno del mimetismo e sono specie insolite che non si vedono nelle esposizioni scientifiche. Ovviamente, per coerenza etica dei curatori, sono esemplari nati in cattività e non si tratta di specie in via di estinzione, sebbene le foreste pluviali dei loro paesi di origine – tra i quali il Borneo, il Madagascar, l’Amazzonia – siano afflitti da deforestazione. In Italia, una mostra con animali vivi suona ancora come qualcosa di strano, ma in giro per il mondo è un format diffuso: “È un’occasione soprattutto per i bambini per avvicinarsi a una fauna di paesi lontani, da piccolo non avevo occasione di viaggiare quindi sono consapevole dell’opportunità che offrono le mostre come questa, inoltre sappiamo che un animale vivo è una leva importante sulle emozioni e questi allestimenti hanno come primo fine quello di far conoscere ed educare alla conservazione della natura”.

Ma cuore della nostra Kryptòs sono anche altre due componenti: le fotografie  di altissima qualità, realizzate dai curatori nei loro viaggi in giro per il pianeta – e i video, coi quali, ad esempio, si vede il mondo attraverso gli occhi degli animali. E allora si può vedere un bosco attraverso il “binocolo” dell’aquila oppure con i colori attenuati di un cane o ancora con la vista nitida notturna di un felino.

“Il mimetismo è una delle scienze più attive, sempre in continua evoluzione, le definizioni che abbiamo oggi, domani potrebbero essere smentite. Dobbiamo immedesimarci nel mondo animale, guardare coi loro occhi, per capire le ragioni di certe strategie di camuffamento”.  Non sempre la risposta più facile e intuitiva per noi uomini è quella giusta.  Se si pensa alle zebre, con le loro strisce bianche e nere, è facile supporre un mimetismo disruptivo ossia a una livrea che in branco confonda i predatori, i quali non riescono più a distinguere le sagome degli individui, ma i ricercatori hanno scoperto con stupore che le strisce allontanerebbero anche mosche e tafani.

La mostra è divisa in due grosse sezioni: l’arte di nascondersi e l’arte di apparire. Tra i migliori camuffamenti osservabili nella prima parte c’è chi decide di sembrare in tutto e per tutto a una foglia rinsecchita, come il geco dalla coda a foglia (Uroplatus phantasticus), l’insetto foglia secca (Extatosoma tiaratum) o la rana foglia cornuta (Megophrys nasuta); chi simula un rametto spezzato, come la mantide stecco africana (Popa spurca) e chi come il geco corteccia muschioso (Uroplatus sikorae) con le frange sparse su tutto il corpo e la coda appiattita preferisce “sparire” aderendo al tronco di un albero. Molti grilli, ragni e raganelle optano, invece, per la trasparenza, sfruttando il fogliame verde che non manca nelle foreste lussureggianti dei tropici: immobili sulle pagine delle foglie diventano sempre meno visibili man mano che il Sole raggiunge lo zenit e la luce attraversa il loro corpo.

Tra le strategie di nascondimento disponibili e rappresentata in mostra dal colubro verde di Baron (Philodryas baroni) c’è la contrombreggiatura: il dorso e il ventre hanno un colore differente per rendere l’animale poco visibile sia dagli osservatori che stanno sotto sia da quelli che stanno sopra; il ventre è bianco perché il felino guardando in alto si confonda con la luce mentre il dorso è verde scuro perché il rapace non distingua il serpente dalle foglie.

A Kryptòs si sfatano anche i cliché, è il caso del camaleonte (in mostra, il camaleonte velato, Chamaeleo calyptratus) considerato da tutti un’icona del mimetismo, in realtà non ha affatto uno spettro così ampio di colori a disposizione. “Di base è verde come la vegetazione, ma la carta vincente di camuffamento è rappresentata dal suo movimento che simula una foglia al vento. I pochi colori che può assumere sul suo corpo hanno una funzione di comunicazione, sono usati, ad esempio, tra i  maschi durante le parate di minaccia per difendere la territorialità”. Recentemente è stato scoperto che certe specie di camaleonti hanno pattern fluorescenti cioè hanno delle colorazioni che sfruttano le lunghezze d’onda dell’ultravioletto e che servono loro per farsi riconoscere, nelle foreste ombrose, da altri conspecifici.

Dal nascondersi nelle foreste al nascondersi nel deserto e le distese di sabbia della Namibia sembrano proprio un mare, un mezzo liquido e, infatti, la vipera di Peringueyi (Bitis peringueyi) sceglie di “immergersi” sotto i granelli: spuntano solo gli occhi, che l’evoluzione ha posizionato sopra la testa, proprio come si riscontra nell’anaconda che nuota nei fiumi. Si tratta di un chiaro esempio di convergenza evolutiva.

Anche nella sezione opposta “Arte di apparire” si vedono aspetti strabilianti. Per essere sicuri di non essere mangiati ci sono animali che appaiono come le cose più inappetibili della Terra: detriti o escrementi. Ma ci sono anche quelli che attuano un mimetismo offensivo cioè si camuffano per predare. “La mantide orchidea (Hymenopus coronatus)  si traveste da fiore così bene che è stato studiato che gli insetti impollinatori sono attirati più da lei che da un fiore vero e proprio, si tratta di un esempio di super stimolo”.

Altri scelgono la strada dell’aposematismo “assumono dei colori intensi – come giallo-nero, rosso-nero – per avvertire i predatori della loro pericolosità o del loro gusto sgradevole”. In mostra come animali tossici si possono vedere, ad esempio, la salamandra tigre (Ambystoma mavortium), la migale del Venezuela (Chromatopelma cyaneopubescens) e la rana dorata (Phyllobates terribilis) che è tra gli animali più tossici al mondo, tanto che gli Indios strofinavano sul suo dorso le frecce per renderle fatali.  Ma nel mondo animale le fake news non sono una novità. Il mimetismo Batesiano studia proprio la strategia di molti animali innocui di imitare livree di specie aposematiche. “Entrano in gioco equilibri numerici pazzeschi: se i batesiani sono di più degli animali veramente pericolosi, l’informazione di pericolo cesserebbe: un predatore si accorgerebbe dell’inganno cibandosene e risultando sano comincerebbe a predarli”.

Sul finale della mostra è stata allestita la “stanza della notte” nella quale si possono osservare teche di animali marcatamente notturni e tra questi spicca la rana muschio (Theloderma corticale), che per colore e consistenza è completamente immedesimata nel sottobosco delle foreste umide del Vietnam.

Crediti fotografie: Emanuele Biggi & Francesco Tomasinelli

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About Gabriele Vallarino (3 Articles)
Giornalista e laureato in Biologia (Biodiversità ed Evoluzione biologica) all'Università di Milano. Su Oggi Scienza ha modo di unire le sue due grandi passioni: scrivere per trasmettere la bellezza della natura!

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