IPAZIA

Tikvah Alper: una grande scienziata, contro ogni previsione

Donna volitiva e dalle qualità eccezionali, ha affrontato, uscendone vittoriosa, le numerose sfide che la vita le ha messo di fronte.

Crediti immagine: Wikimedia Commons

IPAZIA – Quante erano le possibilità che una ragazza ebrea, figlia di una coppia di rifugiati russi, nata e cresciuta in povertà in Sudafrica all’inizio del XX secolo, diventasse una grande scienziata? Praticamente nessuna. Eppure è successo. Fisica di formazione, Tikvah Alper è oggi ricordata come una delle più importanti radiobiologhe del novecento. È stata lei a scoprire che la scrapie, una malattia simile al morbo della mucca pazza che colpisce il sistema nervoso degli ovini, è provocata da un agente infettivo dotato di caratteristiche particolari, in seguito denominato prione. Donna volitiva e dalle qualità eccezionali, ha affrontato, uscendone vittoriosa, le numerose sfide che la vita le ha messo di fronte: è riuscita a portare avanti i suoi studi solo grazie alle sue capacità, vincendo una borsa di studio dietro l’altra; si è ribellata all’apartheid, pagandone in prima persona le conseguenze; ha allestito un laboratorio di fortuna nel cortile di casa per poter lavorare anche quando le università si rifiutavano di assumerla, e dopo la nascita di un figlio sordo ha studiato logopedia, diventando un’esperta di didattica per non udenti.

Tikvah Alper nasce a Wynberg, un sobborgo di Città del Capo, nel 1909. Ragazza precoce e molto dotata, si diploma ad appena quindici anni. Per i professori del suo istituto, la Durban Girls’ High School, è – tra tutte le ragazze che hanno frequentato la scuola fino a quel momento – quella che si è maggiormente distinta dal punto di vista intellettuale. Nel 1925 vince una borsa di studio per studiare fisica all’Università di Città del Capo, ma deve combattere per poter seguire i corsi di matematica, disciplina che le autorità universitarie considerano poco adatta a una donna. A 21 anni, subito dopo la laurea, ha la possibilità di specializzarsi in fisica nucleare presso il Kaiser-Wilhelm Institute di Berlino, sotto la guida della grande scienziata austriaca Lise Meitner. Nel 1932 la crescita di consenso del partito nazionalsocialista e un sempre più diffuso antisemitismo spingono Tikva a rientrare in Sudafrica (all’epoca Unione Sudafricana, dominion dell’Impero Britannico fino al 1961). Non consegue il dottorato, ma nel 1933 la sua tesi sui raggi delta prodotti dalle particelle alfa ottiene la Junior Medal da parte della British Association.

Quello stesso anno Lise Meitner, in quanto ebrea, è costretta a rinunciare al suo incarico all’università; questa notizia segnerà profondamente la giovane scienziata sudafricana, contribuendo a rafforzare in lei l’esigenza di combattere ogni forma di discriminazione. Rientrata a Città del Capo, sposa il batteriologo Max Sterne, ma non accetta di assumerne il cognome, compiendo una scelta per l’epoca estremamente rara e anticonvenzionale. Scopre poi, suo malgrado, che nel Sudafrica di quegli anni una donna sposata non ha la possibilità di ottenere alcun incarico accademico, ma non si dà per vinta e col marito allestisce un piccolo studio privato nel giardino di casa; in quel laboratorio improvvisato i due sviluppano un metodo innovativo, tuttora citato nei libri di testo universitari, per misurare la densità ottica in una sospensione batterica. Fra il 1935 e il 1936, Alper mette al mondo due figli. Quando scopre che il primogenito è affetto da sordità, decide di abbandonare le ricerche di laboratorio e si dedica allo studio approfondito di tecniche logopediche per non udenti, recandosi più volte negli Stati Uniti per acquisire nozioni specialistiche. Utilizzerà le conoscenze acquisite per aiutare il figlio e altri bambini sordi a comunicare, lavorando come insegnante per oltre dieci anni. In seguito definirà questo come il periodo più faticoso e appagante della sua vita.

Nel 1947, Tikvah Alper ha la possibilità di dare nuova linfa alle sua carriera scientifica. A Londra, dove trascorre un anno col marito, impegnato a portare avanti le sue ricerche, trova lavoro come ricercatrice non retribuita presso l’Hammersmith Hospital e poi a Cambridge, dove conosce il fisico Douglas Lea ed entra per la prima volta in contatto con una nuova disciplina, la radiobiologia. Lea ha da poco pubblicato il libro Actions on Living Cells e coinvolge da subito Alper nelle sue ricerche sugli effetti prodotti dalle radiazioni sulle cellule viventi. Al suo rientro in patria, la scienziata ottiene un importante incarico come direttrice della sezione di biofisica del Laboratorio nazionale di fisica sudafricano. Proprio in quegli anni nel Paese comincia a prendere piede la politica di segregazione razziale nota come apartheid. Sin dal primo momento, Alper si oppone con forza a quella che ritiene un’assurda e ridicola forma di discriminazione. Nel 1951, dopo aver protestato contro una legge che vieta il diritto di voto ai Meticci del Capo (Cape Coloured) – i discendenti degli schiavi condotti in Sudafrica dai coloni olandesi fra XVI e XVII secolo – perde il suo posto da direttrice. Decide così di lasciare il Paese e di trasferirsi definitivamente nel Regno Unito. A Londra ricomincia come ricercatrice non retribuita presso l’unità di radiopatologia sperimentale dell’Hammersmith Hospital, ma riesce ben presto a farsi valere e a salire di livello, sino a diventare, nel 1962, direttrice dell’unità. Lascerà l’incarico nel 1974, quando si trasferirà al Gray Laboratory del Mount Vernon Hospital, dove scriverà Cellular Radiobiology, testo ancora oggi imprescindibile per chiunque voglia intraprendere una carriera in questo settore.

Una delle ricerche più importanti di Tikvah Alper, avviata negli anni Sessanta e portata avanti per decenni, riguarda la scrapie, malattia degenerativa che colpisce il sistema nervoso delle pecore. Sottoponendo le cellule malate a radiazione ultravioletta, la scienziata sudafricana scopre che a causare la malattia non è un virus o  un batterio, ma un agente patogeno completamente diverso, di natura proteica, privo di DNA e RNA. All’inizio la teoria viene accolta con scetticismo, ma anni dopo ne viene dimostrata la validità. Oggi sappiamo che quella misteriosa proteina patogena, il prione, esiste. Oltre alla scrapie, il prione causa altre gravi malattie degenerative del sistema nervoso centrale, come l’encefalopatia spongiforme bovina, nota al mondo come morbo della mucca pazza, e la sua variante umana, forma atipica della malattia di Creutzfeldt-Jakob, entrambe divenute tristemente note fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del secolo scorso. Quando in Gran Bretagna si registrano i primi casi di encefalopatia spongiforme bovina, nel 1986, il nome di Tikvah Alper comincia a girare anche fra i non addetti ai lavori. È anche grazie alle ricerche da lei condotte negli anni precedenti, infatti, se si riesce a risalire in tempi brevi alle cause della malattia.

Tikvah Alper muore nel 1995 nella sua casa londinese. La ragazza ebrea, figlia di una coppia di immigrati russi, nata e cresciuta in povertà in Sudafrica all’inizio del XX secolo, sarà infine ricordata come una grande scienziata.

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Simone Petralia
Giornalista freelance. Amo attraversare generi, discipline e ambiti del pensiero – dalla scienza alla fantascienza, dalla paleontologia ai gender studies, dalla cartografia all’ermeneutica – alla ricerca di punti di contatto e contaminazioni. Ho scritto e scrivo per Vice Italia, Scienza in Rete, Micron e altre testate. Per OggiScienza curo Ipazia, rubrica in cui affronto il tema dell'uguaglianza di genere in ambito scientifico attraverso le storie di scienziate del passato e del presente. Twitter: @Sim_Dawdler

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