AMBIENTE

Gli effetti dell’aria condizionata su ambiente e salute

L'aumento dell'uso dell'aria condizionata potrebbe peggiorare gli effetti del riscaldamento globale perché potrebbe agire negativamente sulla qualità dell’aria, con conseguenze negative sulla salute umana.

AMBIENTE – Un gruppo di ricercatori dell’università del Wisconsin-Madison prevede che, solo negli Stati Uniti orientali, nel 2050 saranno migliaia le morti attribuibili all’inquinamento causato dai climatizzatori. L’analisi è descritta in un articolo pubblicato sulla rivista PLOS Medicine, che ha dedicato un’edizione speciale al rapporto tra cambiamenti climatici e salute.

Lo studio ha combinato le proiezioni di cinque diversi modelli, utilizzati per prevedere quale sarà l’aumento del consumo di energia nel periodo estivo nei prossimi anni. Jonathan Patz, ricercatore dell’università del Wisconsin-Madison che ha guidato l’analisi, spiega che l’uso di condizionatori sarà fondamentale per salvare vite umane durante le ondate di calore, sempre più frequenti e intense. Ma se l’uso di energia continuerà a dipendere dai combustibili fossili, ci saranno delle conseguenze in termini di salute umana.

La qualità dell’aria rappresenta un grande problema per la salute pubblica, spiega Tracey Holloway, che ha partecipato alla ricerca. Diversi studi hanno identificato una relazione tra l’aumento delle temperature e inquinamento atmosferico. A temperature più alte, ad esempio, alcune piante vengono stimolate a produrre composti organici volatili (COV), precursori di polveri sottili. Temperature elevate e luce del sole favoriscono, inoltre, reazioni che portano alla formazione dell’ozono.

Le concentrazioni di inquinanti diminuiscono con l’aumento di precipitazioni, mentre l’umidità può stimolare la formazione di PM2,5. Altri lavori hanno considerato l’impatto del riscaldamento globale sulla qualità dell’aria, tenendo conto delle emissioni dovute a fenomeni naturali (ad esempio generate durante gli incendi oppure dal suolo) e di quelle causate dall’uomo.

Il lavoro pubblicato su PLOS Medicine ha preso in considerazione il maggiore uso di climatizzatori, un fattore non ancora studiato, e ha confermato che potrebbe peggiorare questa situazione. Il consumo di combustibili fossili utilizzati per rinfrescare gli edifici, infatti, causerebbe un ulteriore aumento della concentrazione di inquinanti. I modelli utilizzati nello studio hanno calcolato che il 3,8% dell’aumento complessivo di PM2,5 e il 6,7% dell’aumento di ozono sarebbero dovuti all’uso dei climatizzatori.

Secondo i ricercatori, negli Stati Uniti orientali, ogni anno sarebbero 13.000 le morti causate dall’aumento di particolato atmosferico e 3.000 quelle dovute all’aumento di concentrazione di ozono. La maggior parte delle morti può quindi essere attribuita a processi naturali come la chimica atmosferica o le emissioni naturali, che a loro volta sono influenzate dall’aumento di temperatura. Ma circa mille di esse potrebbero essere dovute al consumo di energia legato all’uso di condizionatori.

Secondo i ricercatori, i risultati dello studio sottolineano la necessità di un cambiamento verso fonti di energia più sostenibile e verso impianti di condizionamento dell’aria più efficienti. La richiesta di energia si potrebbe ridurre migliorando l’isolamento degli edifici, che negli Stati Uniti orientali sono responsabili del 60% dei consumi, oppure installando strumenti di climatizzazione più funzionali. “La risposta è l’energia pulita”, aggiunge David Abel, primo autore dello studio. Come confermano studi precedenti, infatti, in alcune regioni orientali degli Stati Uniti l’uso di energia solare ha contribuito a diminuire la concentrazione di PM2,5 del 17%.

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

3 Commenti

  1. Il problema è serio ed evidente, e se da un lato avere un’abitazione ben coibentata aiuta a limitare le dispersioni energetiche, abbattendo così i consumi, dall’altro i sistemi di climatizzazione si stanno evolvendo. I principali produttori usano gas sempre più efficienti e con meno impatto sull’ambiente (R32), ma non si può certo pretendere che dall’oggi al domani ci ritroviamo tutti ad avere case il classe A e impianti di ultima generazione. Nel nostro piccolo, però, possiamo tutti fare qualcosa.
    Per rinfrescare casa con un impatto davvero limitato, ad esempio, è possibile usare un raffrescatore evaporativo. L’energia necessaria a “produrre” il freddo viene presa dall’acqua o dal ghiaccio che questi sistemi utilizzano. Il consumo elettrico è (quasi) irrisorio e anche il costo d’acquisto nella maggior parte dei casi è decisamente abbordabile.
    Non sarà la soluzione definitiva a combattere il surriscaldamento globale, ma per le case sprovviste di impianti di climatizzazione rappresenta un buon compromesso per avere un clima migliore d’estate, senza impattare significativamente su consumi e ambiente.
    Andrea Pilotti

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