APPROFONDIMENTO

Eradicare la polio entro il 2018: un obiettivo difficile

Anche se l’OMS continua a portare avanti campagne di vaccinazione in tutto il mondo, rimane lo 0.1% residuo di casi di poliomielite.

SALUTE – La Global Polio Eradication Initiative (GPEI) è stata promossa con grande impegno di mezzi e risorse dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) per eradicare la poliomielite dal mondo entro il 2018. A pochi mesi dallo scadere della data limite deve fare i conti con 35 nuovi casi, nel 2018, di poliomielite causata dalla somministrazione del vaccino orale (cVPVD), registrati in Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Kenya, Nigeria e Papua Nuova Guinea.

Particolare preoccupazione desta la situazione in Congo, classificato dalla International Health Regulations (IHR) come “Stato contagiato da poliovirus derivante da vaccino, con rischio potenziale di diffusione a livello internazionale”.

Per eradicare la polio bisogna coinvolgere le comunità. Succede in Pakistan, dove professionisti della salute, insegnanti e altre persone sono attive nel monitoraggio dei contagi. Fotografia WHO Pakistan / A. S. Khan

Poliomielite da vaccino

Il fenomeno della poliomielite derivante da vaccino è ben riconosciuto ed è questo il motivo per cui l’OMS dal 2016 ha imposto un cambiamento radicale nella prassi vaccinale: dal vaccino con il virus polio vivo attenuato al virus inattivato Salk, dal nome del suo scopritore, meno rischioso e somministrato per via intramuscolare. Una prassi ampiamente in uso nei paesi sviluppati.

“Nei Paesi in via di sviluppo”, dice a OggiScienza Antonio Toniolo, virologo e ordinario di Microbiologia Medica all’Università dell’Insubria “le condizioni organizzative sanitarie, socio-politiche e la difficoltà di raggiungere le persone da vaccinare ne rendono impraticabile l’utilizzo.

Il virus polio di tipo 2, proprio perché se ne è sospesa la vaccinazione dopo la dichiarazione di eradicazione, ha la tendenza a tornare patogeno, ma va anche detto che l’uso di un vaccino vivo potrebbe portare ad una ampliata diffusione di questo virus nell’uomo in un periodo che va da alcuni mesi a 2-3 anni da oggi”.

Purtroppo, non ci sono molte alternative: “se la somministrazione del vaccino inattivato, per via intramuscolare, non è pensabile data la scarsissima praticità, si dovrà usare il vaccino, al solito, vivo attenuato che è quello che ha provocato l’epidemia di cVPVD nella Repubblica Democratica del Congo. Questo è un grossissimo problema, ma non ci sono alternative” sottolinea Toniolo.

Il ritiro, nell’aprile 2016, del vaccino orale contro il virus polio di tipo 2 in tutti i Paesi nei quali si somministrava il vaccino per via orale, è stato uno dei test più importanti per capire la fattibilità dell’eradicazione dal mondo della poliomielite.

Un’analisi da poco apparsa sul New England Journal of Medicine sui dati di vigilanza forniti dall’OMS ha preso in esame 495.035 bambini colpiti da paralisi flaccida di 118 Paesi tra Africa, Mediterraneo orientale, Sud dell’Asia ed Europa. Inoltre, ha analizzato, in quattro Paesi ad alto rischio di contagio, 8528 campioni prelevati dagli scarichi fognari nel periodo 1 gennaio 2013 – 11 luglio 2018.

Nel 99% dei casi, la paralisi flaccida non è attribuibile al virus selvaggio ma al vaccino monovalente di tipo 2: da maggio 2016 a luglio 2018 sono stati registrati 108 casi di cVDPV che hanno dato luogo a otto diverse epidemie in cinque paesi. La Siria ha registrato il numero più alto, 74 casi. In Repubblica Democratica del Congo, dati dei Centres for Disease Control and Prevention (CDC), dal 2004 al 2017 vi sono stati 118 casi di cVDPV e, al settembre 2018, 13 nuovi casi.

Il 13 settembre in Congo è partita una massiccia campagna di vaccinazione contro il virus polio di tipo 2 attraverso l’utilizzo del vaccino monovalente (mOPV2), l’obiettivo è immunizzare 4,8 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni nelle aree settentrionali e orientali del Paese.

Vaccinare nei periodi di crisi

“Il problema principale di questa campagna sarà raggiungere una proporzione elevata di bambini vaccinati visti gli ostacoli infrastrutturali del Paese, con poche strade in pessime condizioni di manutenzione” dichiara a OggiScienza Roland W. Sutter, medico e ricercatore del Polio Eradication Department all’OMS che svolge la sua attività in Congo.

“La concomitante epidemia di ebola che affligge la parte orientale del Paese” continua “non ci permetterà di portare avanti le vaccinazioni nella zona a nord di Kivu a causa della precaria situazione sanitaria, che facilita la trasmissione del virus”.

Con la risoluzione del 1988 della World Health Assembly, l’OMS si impegnava a raggiungere l’eradicazione globale della poliomielite. La riduzione del 99.9% dei casi di polio ottenuta fino a quel momento con la vaccinazione rappresentava una condizione ragionevole per pensare che entro il 2000, ma poi entro il 2018, si sarebbe potuto eradicare anche lo 0.1% residuo di casi di questa grave malattia del sistema nervoso.

“Arrivare a cento è molto difficile”, continua Antonio Toniolo, “pur continuando, l’OMS, a portare avanti campagne di vaccinazione in tutto il mondo, anche nelle nazioni più lontane, non si riesce a superare il 99.9%. Nelle nazioni caratterizzate da povertà, guerre e da movimenti migratori e di popolazione questa filosofia dell’eradicazione globale non sta funzionando bene. I motivi possono essere tantissimi, soprattutto di tipo organizzativo”.

Basterebbe pensare alle difficoltà che incontrano i distretti sanitari per attuare l’obbligo vaccinale in un Paese con un buon sistema sanitario come il nostro per intuire quale potrebbe essere la situazione nella Repubblica Democratica del Congo, alle prese con l’epidemia di ebola, con la guerra e carenze nel censimento della popolazione.

“In queste condizioni non è possibile, comprensibilmente, avere successo nel raggiungere il 100%. E questo è un problema per raggiungere l’eradicazione dal mondo” sottolinea.

Secondo l’analisi del NEJM, globalmente, l’aumento della popolazione immunizzata ha diminuito la presenza del virus Sabin di tipo 2, sia nei campioni fecali che nelle acque reflue nelle aree ad alto rischio di trasmissione. Le epidemie di cVDPV sono, quindi, sotto controllo perché sembrano finora circoscritte alle aree già considerate ad alto rischio: la prevenzione di epidemie di paralisi flaccide causate dalla vaccinazione rimane prioritaria nei bambini suscettibili al contagio con il virus polio di tipo 2.

“Nel futuro, possiamo immaginare” conclude Toniolo “accadrà che il vaccino, essendo somministrato a persone in condizioni di salute non ottimali, malnutrite o immunodeficienti perchè affette da HIV, che vivono in Paesi a bassa immunizzazione, dove ci sono guerre, migrazioni forzate, condizioni igienico sanitarie precarie, potrebbe non raggiungere l’obiettivo di metterebbe al riparo da una malattia che segnerà per sempre la vita di queste persone.”

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Leggi anche: Ebola in Congo 2018, è finita l’epidemia

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2 Commenti

  1. Io sono fa-vo-re-vo-lis-si-mo ai vaccini… Non pretendo di eradicare il tetano, visto che per farlo bisognerebbe eradicare le feci dei cavalli, e quindi gli stessi cavalli, ma eradicare la polio lo pretendo come medico autore e ricercatore. Ma la domanda che sorge spontanea è questa: se eradichiamo una malattia, non si produrrà più il vaccino contra quella malattia… e le aziende soffriranno, e io con loro visto che detengo un considerevole quota di azioni delle maggiori compagnie produttrici di vaccini… Ma vedrete che io e tutti i miei amici di BigPharma, con l’aiuto di compiacienti politici internazionali, riusciremo a mantenere sempre alcuni casi di polio, con o senza vaccino antipolio con virus vivo. Noi siamo più forti di quei miseri ricercatori che credono che la salute si debba regalare… Ma se per caso riuscirete a eradicare tutte le malattie trasmissibili, noi non siamo forse anche quelli che detengono le azioni in tutte le compagnie di fabbricazione di armi? E dunque con le guerre continueremo a creare paura miseria e morte, anche senza tetano, polio e vaiolo! A morte l’umanità, evviva il nulla, ma ricco sfondato.

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