IN EVIDENZASALUTE

Una fotografia del gioco d’azzardo in Italia

Tre anni di lavoro per completare una panoramica completa del fenomeno: sono oltre un milione e mezzo i giocatori considerati "problematici", servono più controlli per limitare il gioco tra i minorenni.

Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità tracciano il quadro del gioco d’azzardo in Italia. Fotografia: Pixabay

SALUTE – I problemi correlati al gioco d’azzardo sono diventati un tema emergente negli ultimi anni, incrementati anche dalla maggior facilità di accesso legata all’offerta online. Tanto che il gioco d’azzardo patologico, indicato a volte con il termine “ludopatia”, è stato inserito nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza nel marzo 2017 ed è ormai classificato come Disturbo da gioco d’azzardo nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM5).

Ma per capire quanto è diffusa l’abitudine al gioco, quanto questo coinvolga i giovani, quanti siano i giocatori problematici è necessaria una panoramica completa del fenomeno: è quanto ha realizzato l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nell’ambito dell’accordo scientifico con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I dati, presentati a Roma lo scorso 18 ottobre, offrono la prima indagine epidemiologica sul gioco d’azzardo nel nostro paese.

Tre anni di lavoro per completare il quadro della situazione

Si tratta di un’indagine che Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS, definisce in un comunicato  «il più grande studio mai realizzato prima in Italia e che ci offre la possibilità di fotografare un fenomeno, prevalente al Sud e nelle Isole, il cui monitoraggio può essere una guida per valutare l’efficacia delle azioni di prevenzione e gli interventi di assistenza».

«Si tratta di un lavoro che ha richiesto un grande impegno, sia in termini di tempo sia per quanto riguarda i finanziamenti», spiega a OggiScienza Roberta Pacifici, direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS.

«Per essere valida, un’indagine epidemiologica deve coinvolgere un numero significativo di persone, che sia realmente rappresentativo della popolazione, delle sue tipologie e della sua distribuzione geografica. Inoltre, una volta fatto il disegno sperimentale, bisogna riuscire a ottenere una buona adesione all’indagine: per questa ragione, abbiamo lavorato molto su coinvolgimento del territorio, informando i sindaci, i dirigenti scolastici, i media e anche i dipartimenti di polizia. Non a caso, sono stati necessari tre anni per completarla».

Giocatori, quanti e dove

Uno dei primi dati a emergere dall’indagine dell’ISS è che sono quasi 18 milioni e mezzo gli italiani ad aver giocato d’azzardo almeno una volta nell’anno precedente all’intervista, corrispondenti al 36,4% della popolazione; di questi, la maggioranza è rappresentata da uomini. La distribuzione geografica dei giocatori risulta piuttosto variegata: di più nel Centro Italia (dove sono il 42,7% dei residenti), per poi a seguire nel Nord-Ovest (39, 3%), nelle isole (35,8%) e infine nel Nord-Est (29,3%).

La prima preoccupazione a sorgere è: quante di queste persone presentano problemi legati al gioco d’azzardo? Per stabilirlo, i ricercatori hanno fatto ricorso al Problem Gambling Severity Index (PGSI), una misurazione standardizzata dei comportamenti a rischio nel gioco d’azzardo. «Si tratta di una metodologia di valutazione riconosciuta a livello internazionale e che è la più impiegata nel mondo; ciò ci consente di confrontare i dati ottenuti con le ricerche fatte in altri paesi», spiega Pacifici.

In sostanza, ai diversi comportamenti sono attribuiti punteggi; tanto più questi sono alti, quanto più ci si avvicina al profilo del giocatore problematico, definito come quella persona per la quale il gioco ha influenzato negativamente le abitudini sociali, i rapporti con le persone che gli sono vicine e la comunità e, infine, rischia di perdere il controllo sui suoi comportamenti.

Al contrario, il soggetto “non problematico” (con un punteggio pari a 0 del PGSI) è quello che spende nel gioco somme contenute e, soprattutto, ha come motivazione prevalente a giocare la socializzazione (si parla infatti di “giocatori sociali”) o ricreativi. Tra i due estremi sono inseriti i giocatori “a rischio basso” (con punteggi bassi del PGSI, che probabilmente non svilupperanno comportamenti problematici) e “a rischio moderato” (con punteggi già più alti e maggior rischio di sviluppare comportamenti problematici).

Chi sono e dove vivono i giocatori problematici

In Italia, i giocatori problematici così definiti sono il 3% della popolazione, all’incirca un milione e mezzo di persone, mentre altre 1.400.000 (il 2,8%) sono considerate a rischio moderato; il 26,5% della popolazione, invece, si è dedicata al gioco d’azzardo in modo sociale. Curiosamente, la prevalenza di giocatori problematici non rispecchia la distribuzione geografica dei giocatori, nel senso che il numero dei giocatori problematici non è proporzionale ai giocatori complessivi della regione.

Sebbene, ad esempio, sia il centro Italia ad avere il più alto numero di persone che giocano d’azzardo (42,7%), solo l’1,7% è problematico; al contrario, la percentuale più alta di giocatori problematici si riscontra nelle isole (5,8%), dove pure il numero complessivo dei giocatori è poco al di sotto della media nazionale (35, 8% di giocatori contro la media di 36,4%, eppure la percentuale dei problematici è del 5,8% contro una media nazionale del 3%).

«Questi dati non sono però inaspettati», spiega Pacifici. «La problematicità è infatti legata a fattori complessi – che hanno poco a che fare con il numero di giocatori in una data zona ma, semmai, hanno a che fare con le caratteristiche socio-demografiche di quella regione».

Uno degli aspetti importanti dell’indagine condotta dall’ISS è nel tentativo di trovare le caratteristiche e le differenze che possono essere associate al giocatore problematico. Dal punto di vista dello stile di vita, ad esempio, i giocatori problematici tendono più di quelli “sociali” a fumare e consumare alcolici in modo eccessivo, così come a fare uso di sostanze stupefacenti.

Dati che concordano con quelli raccolti negli Stati Uniti dal National Epidemiological Survey on Alcohol and Related Conditions secondo i quali, come OggiScienza ha ricordato in quest’articolo, i giocatori patologici avevano un rischio sei volte maggiore di ottenere una diagnosi per abuso di alcol nel corso della vita e di quattro volte e mezzo di soffrire di disturbi da uso di sostanze rispetto ai non giocatori.

A cosa si gioca in Italia

Dal punto di vista dei giochi preferiti, invece, i comportamenti problematici sono associati all’uso delle slot machine e ai Video Lottery Terminal (VLT). Prevedibilmente, il soggetto problematico rispetto al giocatore sociale preferisce giocare in misura maggiore in luoghi lontani da casa e che garantiscano una maggior privacy, laddove il soggetto “sociale” sceglie maggiormente i luoghi vicini a casa o al luogo di lavoro.

Quasi il doppio dei giocatori problematici rispetto a quelli “sociali” (il 5,1% contro il 2,7%) afferma di aver giocato anche presso aziende illegali nell’anno precedente all’intervista.

Il cuore del problema: giocatori minorenni

Uno degli aspetti che rendono l’indagine dell’ISS tra le più approfondite sul tema è l’aver analizzato anche la situazione dei giovani di età compresa tra i 14 e i 17 anni. Dai risultati, i ricercatori stimano che il 29,2% dei ragazzi (corrispondenti a circa 670.144 soggetti) abbia giocato almeno una volta nell’ultimo anno, e con percentuali che vanno aumentando con l’età, dal 24,4% dei quattordicenni al 35% dei diciassettenni. Si tratta prevalentemente di maschi che frequentano da istituti tecnici (37,5%) o professionali (28,2%) e concentrati al Sud.

In questo gruppo di giocatori si fa ancora più importante l’aspetto della problematicità del gioco, analizzata dall’ISS con il questionario South Oaks Gambling Screen Revised for Adolescents, sulla base del quale vengono stabilite le stesse categorie degli adulti (nessun problema di gioco, giocatore a rischio, giocatore problematico). Si stima che sia a rischio il 3,5% degli studenti che giocano, e già problematici il 3%. La maggior parte si trova al Sud (4,4% problematici), a seguire nelle isole (3% problematico), poi Centro Italia (2,9%), Nord-Ovest (2,1%) e infine Nord-Est (1,8%).

In linea con la panoramica offerta dagli adulti, anche per i più giovani nel comportamento problematico legato al gioco si riscontra un’associazione positiva con l’abitudine al fumo, al consumo di alcol e di sostanze stupefacenti. Tra i fattori di rischio evidenziati dall’indagine vi sono le disponibilità economiche – chi dispone di entrate settimanali oltre i 50 euro e li spende senza il controllo dei genitori ha circa il doppio delle possibilità di sviluppare problemi legati al comportamento di gioco – e il rendimento scolastico. Quando scarso, le probabilità di sviluppare comportamenti problematici è circa il doppio di chi ha un rendimento almeno sufficiente.

Ma, soprattutto, il tempo impiegato nel gioco: per chi vi dedica più di un’ora al giorno online ha il triplo delle possibilità di sviluppare un comportamento problematico, e il quadruplo se vi si dedica in un luogo fisico.

I giocatori over 65

Con l’età non diminuiscono i problemi, nemmeno quelli legati al gioco. Il campione analizzato dall’ISS comprendeva persone che avessero superato i 65 anni d’età, prevalentemente coniugati o conviventi, di nazionalità italiana e pensionati. Il 2% di essi è risultato essere un giocatore problematico, un valore di poco inferiore alla media nazionale del 3%.

I fattori di rischio, in questo caso, sono legati alla residenza nell’area meridionale-insulare, al basso titolo di studio e alla mancanza di occupazione, che raddoppiano il rischio di sviluppare comportamenti problematici. Così come anche per i giovani, il tempo speso al gioco e il consumo di alcolici sono altri elementi da considerare come campanello d’allarme. Appare invece come un fattore di protezione la capacità di destinare una piccola quota delle disponibilità economiche mensili al gioco, che funge da tetto massimo da investirvi.

In generale, riporta l’ISS, i più anziani preferiscono giocare in luoghi vicini a casa, per il gusto del gioco in sé nel 40,5% dei casi e per recuperare il denaro perduto nell’8,6% dei casi.

Contrastare le dipendenze

La vasta indagine condotta dall’ISS è fondamentale per capire quanto sia diffusa l’abitudine al gioco d’azzardo nel nostro paese e come agire per prevenirne la dipendenza, o aiutare chi l’ha già sviluppata. Ecco perché, contestualmente alla presentazione dei risultati dell’indagine, l’ISS ha attivato un Telefono Verde 800 558822 (anonimo e gratuito), attivo presso il Centro Nazionale Dipendenze e doping per rendere i giocatori consapevoli della possibilità che il gioco diventi patologico, informare sugli strumenti per contrastare la dipendenza e sulle terapie e le strutture che possono aiutarli.

Per dare il massimo risalto a questo strumento, dal 21 ottobre l’ISS lancerà una campagna di comunicazione nazionale. Poiché dall’indagine è emerso chiaramente come il fenomeno del gioco, patologico e non, è diffuso tra gruppi di età diverse e diverse classi sociali, la campagna sarà basata su strumenti di comunicazioni trasversali, dalla radio alla televisione, passando anche attraverso materiali stampati e i social network.

I dati raccolti nell’indagine dell’ISS, inoltre, suggeriscono anche altre possibili mosse di prevenzione e sostegno. «Ad esempio, si è vista la correlazione molto forte tra la tipologia di gioco usato e la problematicità (le slot machine e VTL in primis). Ciò suggerisce che questi giochi dovrebbero essere modificati a livello tecnico, ossia resi meno compulsivi nella velocità, nei colori, nei suoni… E, naturalmente, dovrebbero essere situati in luoghi dedicati, in cui l’accesso sia più difficile.

Anche dotarli di un temporizzatore, uno strumento che blocchi il gioco dopo un certo periodo di tempo avvertendo del denaro che vi si è speso (e magari con un riferimento al Numero verde) potrebbe essere molto utile», propone Pacifici.

«Per quanto riguarda il gioco tra i minorenni, non vi è dubbio che siano necessari controlli più stringenti e sanzioni più importanti in caso di violazioni, dal momento che, per legge, un minore non dovrebbe neppure poter comprare un Gratta-e-Vinci al bar».

Segui Anna Romano su Twitter

Leggi anche: Le scommesse sono azzardo? Metà degli italiani pensa di no.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca. Su Twitter sono @anna_romano90

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: