SCOPERTE

Imparare dal passato

Tra 5.000 e 1.000 anni fa il clima in Asia è cambiato, con gravi impatti sulla resa agricola e sulla salute. Ecco come ha reagito la popolazione.

SCOPERTE – Tra i 5.000 e i 1.000 anni fa, quando il clima è cambiato, i raccolti sono diminuiti e la carestia ha messo in pericolo la popolazione, gli abitanti dell’Asia hanno reagito. Hanno iniziato a coltivare diversi tipi di cereali, si sono spostati, hanno iniziato ad allevare animali e hanno creato nuove vie commerciali, come la Via della Seta. Una ricerca descritta su Science Advances ha analizzato la variazione delle colture in diverse regioni del continente, una delle cause di questi cambiamenti culturali.

Lo studio ha utilizzato un modello sviluppato due ricercatori della University of California San Diego e del Crow Canyon Archaeological Center in Colorado. Jade d’Alpoim Guede della UCSD è un archeologo specializzato in paleobotanica. In altre parole analizza i resti fossili vegetali per capire come le strategie di sopravvivenza dell’uomo si sono evolute nel corso del tempo. Il ricercatore ha collaborato con Kyle Bocinsky, archeologo computazionale, per creare una simulazione del cambiamento climatico avvenuto in Asia nei millenni passati.

I cambiamenti del clima nel passato

Secondo i ricercatori, tra i 3.700 e i 3.000 anni fa avvenne un’importante diminuzione della temperatura. Così come succede anche oggi, i cambiamenti del clima non influenzano tutte le regioni allo stesso modo, ma gli effetti sono più evidenti alle alte latitudini e ad altitudini maggiori. Circa 3.500 anni fa, ad esempio, in Mongolia e sull’altopiano del Tibet le variazioni furono drammatiche. Qui, nella metà dei casi, il sorgo e il panico (Setaria italica, un cereale simile al miglio) non riuscirono più a crescere. Le popolazioni furono quindi costrette a sostituire queste colture con altre più tolleranti alle basse temperature, come il grano e l’orzo.

Nella Cina settentrionale, tra il 291 e il 360 d.C., la difficoltà di coltivare alcuni cereali avrebbe causato gravi carestie e importanti migrazioni, accompagnate da conflitti sanguinosi. Tra le conseguenze di questi cambiamenti, vi sarebbe anche lo spostamento della capitale, da Sian a quella che è oggi Nanchino, nel nord del Paese. Anche la costruzione del Gran Canale della Cina, avvenuta nei primi anni del VII secolo, sarebbe legata a questi mutamenti. Il canale più antico e più lungo del mondo fu costruito per volontà dell’imperatore Yang della dinastia Sui, con lo scopo di investire in un grande progetto di trasporto pubblico. In questo modo, i cereali prodotti nella parte meridionale del Paese potevano essere trasportati più facilmente verso nord, dove le coltivazioni erano più difficili.

Per i nostri antenati le variazioni del clima ebbero quindi anche conseguenze positive. “Le crisi sono opportunità per cambiamenti culturali e innovazioni” – spiega Bocinsky. “Ma la velocità e la scala del cambiamento climatico che stiamo affrontando in questi anni sono diverse rispetto a quanto avvenuto in passato”. Gli impatti del riscaldamento globale sono oggi più rapidi e più importanti e i pattern di adattamento potrebbero cambiare in modi imprevedibili. Anche le monocolture, aggiunge d’Alpoim Guede, sono svantaggiose. “Studi come questo mostrano che investire nella diversità è stata la strategia migliore che l’umanità ha usato per adattarsi ai cambiamenti climatici. Questo ci ha permesso di sopravvivere in passato, dobbiamo esserne consapevoli anche per il futuro”.

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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