WHAAAT?

Istruzioni su come spedire zanzare

Vi siete mai chiesti quale sia il modo migliore per imballare e spedire delle zanzare? Alcuni ricercatori dell’Università statale del Nuovo Messico lo hanno fatto, e hanno trovato un risultato davvero curioso: più strette stanno, meglio sopportano il viaggio

WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Dovendo pensare a cosa fare con un ingente numero di zanzare, probabilmente la maggior parte di noi penserebbe a come liberarsene, facendo fare loro la peggior fine possibile. I ricercatori dell’Università statale del Nuovo Messico, invece, si sono chiesti quale sia il modo migliore per spedirle. Ma chi potrebbe voler inviare questi insetti e, soprattutto, chi potrebbe volerli ricevere?

In realtà tutto ciò ha un senso: per prevenire le malattie trasmesse dalle zanzare, diverse nuove promettenti tecniche per ridurne le popolazioni si basano sul concetto di combattere questi ronzanti animali con la loro stessa specie. Alcuni metodi consistono nell’immettere in natura zanzare sterilizzate, che quando si riproducono con le femmine non generano prole, facendo così calare il loro numero. In altri casi si inviano zanzare infettate con batteri – esistenti anche in natura – che interferiscono con la loro capacità di riprodursi o di trasportare patogeni. Altri ancora fanno uso di zanzare modificate geneticamente per ottenere i medesimi effetti. Il problema, però, è: come si trasportano migliaia – o magari milioni – di insetti dal laboratorio in cui sono nati al luogo in cui devono essere liberati?

Crediti immagine: Pixabay

Hae-Na Chung, tecnica di laboratorio presso l’Hansen’s Molecular Vector Physiology Lab, e un team di ricercatori hanno cercato di trovare risposta a questa domanda, in un esperimento che testava la sopravvivenza delle zanzare in una spedizione della durata di 24 ore, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Insect Science. La scoperta davvero sorprendente – e forse un po’ inquietante – riguarda quanto strettamente questi insetti possano essere imballati da vivi: 240 in un centimetro cubo.

Per valutare quali fossero i possibili sistemi di spedizione da utilizzare, Chung e i colleghi hanno sottoposto le Aedes aegypti – vettori di febbre gialla, Zike e dengue – a diverse temperature, trovando che il tasso di sopravvivenza maggiore fosse quello a 14 gradi. A quel punto hanno provato a compattare gli insetti in volumi diversi, ma sempre a quella temperatura. Per imballare le zanzare, i ricercatori ne hanno inserito un numero preciso all’interno di una siringa da 10 millilitri, per poi comprimerle con lo stantuffo fino al segno che indicava un millilitro (corrispondente a un centimetro cubo). A quel punto le siringhe sono state inserite e assicurate all’interno di un contenitore di polistirolo con un sistema di raffreddamento e spedite con un corriere notturno da Las Cruces, in Nuovo Messico, a Davis, in California. Una volta arrivate, le zanzare sono state liberate immediatamente, affinché i ricercatori dell’Università della California a Davis potessero esaminarne il tasso di sopravvivenza e i danni subiti.

Dal momento che una zanzara, nel corso della sua vita, non vola per più di 200 metri, diventa cruciale riuscire a portarle esattamente nel luogo in cui sono necessarie. La densità di 240 insetti al centimetro cubo – la più elevata con la quale è stato fatto l’esperimento – si è rivelata quella ottimale: malgrado alcune avessero le ali leggermente danneggiate dopo il trasporto, l’imballaggio a stretto contatto le une con le altre si è rivelato il più comodo e sicuro. Inaspettatamente quelle che non erano state sistemate “ad alta densità” hanno avuto una mortalità molto più elevata: “Abbiamo ipotizzato che le vibrazioni durante il trasporto, specialmente durante il volo, abbiano colpito maggiormente le zanzare che erano state compresse di meno”. Ora sarà necessario comprendere quanto in salute siano i maschi di zanzara una volta giunti a destinazione, o se compressione e sballottamenti li abbiano indeboliti troppo per svolgere il loro compito di riduttori della propria specie.

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Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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