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Gli effetti a lungo termine dell’istruzione prescolare

Gli adulti che nei primi anni di vita hanno seguito un programma di interventi educativi intensivi si comportano più correttamente nelle interazioni sociali. Anche quando essere onesti significa pagare un maggior prezzo a livello personale.

RICERCA – L’osservazione, registrata dai ricercatori del Virginia Tech Carilion Research Institute, è stata descritta sulle pagine della rivista Nature Communications.

Il gruppo, guidato da Craig Ramey, ha reclutato 78 adulti che negli anni ’70 avevano presto parte all’Abecedarian Project, uno studio di importanza fondamentale in questo settore. Il programma dimostrò come un’istruzione precoce di alta qualità potesse migliorare il linguaggio e le capacità di apprendimento nei bambini delle classi sociali più svantaggiate. Oggi è considerato uno studio di riferimento e i partecipanti sono tuttora coinvolti attraverso studi di follow-up, come quello descritto su Nature Communications.

Lo studio

Nella ricerca condotta dal VTCRI, i 78 adulti dell’Abecedarian Project hanno partecipato a una serie di giochi economici che misurano l’applicazione alle norme sociali e la pianificazione di decisione future. Come gruppo di controllo sono stati reclutati altri 252 adulti che non avevano ricevuto nessun intervento educativo precoce. Il gioco economico prevedeva che i partecipanti decidessero come dividere tra loro 20 dollari. Il primo giocatore proponeva una suddivisione e il secondo poteva accettarla oppure rifiutarla. Se il secondo giocatore rifiutava la proposta, nessuno riceveva dei soldi. Poiché le offerte potevano essere ineguali, i giocatori dovevano riuscire a trovare un buon compromesso tra l’interesse personale e l’applicazione di regole sociali eque.

I partecipanti che negli anni ’70 avevano preso parte all’Abecedarian Project  hanno dimostrato di possedere maggiori capacità nel prendere decisioni sociali. Questi giocatori hanno infatti rifiutato in maniera decisa la divisione ineguale di soldi, anche quando poteva comportare perdite significative per se stessi. “Quando qualcuno rifiuta un’offerta, manda un segnale negativo all’altro giocatore”, spiega Sébastien Hétu, uno dei primi autori dello studio. “Persone che avevano partecipato all’Abecedarian Project tendevano generalmente ad accettare offerte eque, ma a rifiutare offerte vantaggiose o svantaggiose. Di fatto punendo le trasgressioni che ritenevano al di fuori delle regole sociali di equità”.

Perché questa differenza?

Una seconda serie di esperimenti prevedeva l’utilizzo di modelli di simulazione, attraverso i quali i ricercatori hanno evidenziato delle differenze nelle strategie decisionali. Una delle possibilità è che i partecipanti all’Abecedarian Project fossero più focalizzati sulle possibili interazioni future, mentre quelli del gruppo di controllo prendessero più in considerazione lo stato mentale dell’altro giocatore. Il secondo atteggiamento, secondo i ricercatori, indicherebbe una preferenza per i benefici immediati. Al contrario, il primo gruppo darebbe più valore ai benefici a lungo termine legati alla promozione di norme sociali piuttosto che ai vantaggi istantanei legati al guadagno personale.

Un investimento nell’educazione – soprattutto nei primi cinque anni di età e nelle classi più disagiate – potrebbe quindi modificare la sensibilità verso le norme sociali e promuovere un maggior rispetto di queste regole. L’osservazione è in linea con studi precedenti che avevano evidenziato come l’educazione prescolare rendesse i bambini di 7-8 anni più sensibili all’uguaglianza. La ricerca di Ramey e colleghi, però, conferma che questo effetto non si manifesta solo nell’immediato, ma è evidente anche a decine di anni di distanza.

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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