lunedì, Gennaio 21, 2019
RUBRICHESTRANIMONDI

Extinction: la volta buona per un film di fantascienza Netflix?

La fantascienza ha un ruolo importante nel catalogo della piattaforma di streaming, ma con scarsi risultati sul piano dei film. Questo b-movie sull'invasione aliena potrebbe indicare la luce in fondo al tunnel.

STRANIMONDI – Un lavoro tranquillo da ingegnere, una moglie in procinto di fare un salto di carriera importante, due figlie adorabili che lo aspettano a casa e che non vedono l’ora di passare un po’ di tempo con il loro papà. Tipica suburbia americana, dove però il sogno borghese è turbato dagli incubi ricorrenti che tolgono il sonno a Peter: scene di guerriglia, distruzione, morte. Alice, la moglie, comincia a essere seriamente preoccupata, perché i sogni e, soprattutto, il rifiuto del marito di chiedere aiuto a uno specialista, stanno aprendo un crepa nel loro matrimonio, che rischia di essere irreparabile.

Ma un giorno tutto quello che sembrava appartenere solo al mondo onirico diventa improvvisamente realtà, cambiando la vita di Peter, Alice e dei loro amici per sempre.

Comincia così Extinction, il film targato Netflix uscito l’estate scorsa che abbiamo avvicinato con sospetto, memori delle cattive prove di film come MuteThe Cloverfield ParadoxBright, che sulla carta si giocavano pesi hollywoodiani ben più pesanti, come Duncan Jones e Will Smith. La scelta, quando si comincia a guardare l’anno che si sta concludendo con un intento più o meno esplicito di farne un bilancio, è stata spinta da una serie di “non è così male, forse hanno trovato la formula” che abbiamo letto online. Ed eccoci allora trasportati in una non meglio precisata città nel prossimo futuro, in compagnia di Peter/Michael Peña (Ant-Man, Narcos), Alice/Lizzy Caplan (Master of Sex) e Mike Colter (recentemente diventato famoso per il ruolo di Luke Cage).

L’atmosfera generale, almeno nella parte iniziale, è grosso modo quella di una puntata di Black Mirror: un futuro solo leggermente discosto dalla nostra realtà in cui a poco a poco si insinua l’inquietudine. Da spettatori sappiamo fin da subito, perché l’abbiamo visto troppe volte, che il ritmo lento serve a preparare per una rivelazione che spiegherà il rapporto tra i sogni e la realtà, che dovrebbe farci fare almeno un po’ “wow!”. In realtà, e qui sta una delle forze del film, le spiegazioni non sono così ovvie, e anche dopo la prima rivelazione ci sarà ampio margine per un secondo disvelamento che è sufficiente a salvare tutto il film.

Certo, non siamo di fronte a un capolavoro del cinema, ma a un onesto b-movie che fa quello che deve per incollarci al video per l’ora e mezza che dura. E visto com’era andata recentemente con i film fantascientifici di Netflix, non è poco.

+++SPOILER ALERT. Prima di proseguire, avvertiamo i lettori: se non volete rovinarvi l’effetto sorpresa, saltate oltre i simboli +++

Il primo twist della storia è piuttosto banale: le immagini che Peter vede nei sogni sono una sorta di premonizione di quello che avverrà quando gli alieni arriveranno davvero con i loro droni e non cercheranno nemmeno per un minuto di fare prigionieri. Peter, Alice e le bimbe si trovano così nel più classico degli scenari da b-movie: braccati dagli esseri invadenti, cercano di raggiungere la struttura governativa dove lavora il protagonista, sicuri di una protezione migliore. La situazione, però, acquista un sapore strano quando Alice viene ferita e non può però essere “riparata” dall’unità di primo soccorso.

Qui il trio di sceneggiatori composto da Spenser Cohen, Eric Heisserer e Brad Kane dimostra di sapere il fatto proprio, perché lasciano cadere un piccolo indizio che potrebbe illuminarci sul resto della trama, ma poi ci “distraggono” lungamente con la scena di fuga verso il treno.

La rivelazione, quella che davvero sposta il nostro punto di vista, è che gli umani sono quelli che attaccano, mentre i nostri protagonisti non sono che robot che si sono ribellati al dominio dell’uomo per vivere una simulazione di vita. Alice stessa è un robot, che non può essere riparato nella struttura governativa, ma può essere tenuta in vita dall’energia (elettrica?) dello stesso Peter.

La rappresaglia umana contro i robot ribelli è una storia che si è già ripetuta diverse volte e i sogni di Peter non sono altro che ricordi che, per qualche disfunzione, sono riemersi anche dopo la cancellazione della memoria e l’inizio della sua vita familiare con Alice e le bambine. È quanto basta per far funzionare il film, per portarci in quel territorio da stupore da twist della trama tipico di Frederic Brown, maestro dei racconti con il finale rivelatore, come per esempio il celebre Sentinella. Certo, bisogna fare le debite proporzioni, ma Extinction, da questo punto di vista, funziona bene.

+++

La rivelazione che dà un senso tutto sommato inatteso al film, è sufficientemente efficace da farlo funzionare nonostante una prova davvero non granché convincente da parte di Michael Peña, che a volte sembra la parodia di un attore da b-movie, e lo spreco delle qualità attoriali di Lizzy Caplan, a cui qui si chiede davvero solamente un compitino. Ma Extinction è soprattutto un film di sceneggiatura.

Per carità: è lineare e ruota completamente attorno a un’idea piuttosto semplice. Ma è dosata con quel che basta di sapienza da tenere sempre sufficientemente vivo l’interesse dello spettatore. Anche se state un po’ capendo dove si va a parare, rimane abbastanza mistero da permettervi di godere del resto del film. In questo, la lunghezza contenuta (poco più di un’ora e mezza) aiuta un bel po’, perché non dà abbastanza spazio ai singoli eventi perché si possano notare alcuni problemi di trama (e ce ne sono!), soprattutto sul fronte delle motivazioni dei personaggi.

In ultima analisi, Extinction si presenta per quello che è: un prodotto di intrattenimento che non ha grande pretesa filosofica (come accade a molta fantascienza, anche di consumo, negli ultimi anni) e si limita a funzionare come un meccanismo narrativo efficace.

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Marco Boscolo
Science writer, datajournalist, music lover e divoratore di libri e fumetti - @ogdabaum - marcoboscolo.org - datajournalism.it

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