venerdì, Aprile 26, 2019
RUBRICHESTRANIMONDI

Project Blue Book

All'inizio degli anni Cinquanta l'astronomo J. Allen Hynek viene reclutato come consulente scientifico per indagare sui casi di UFO.

1947: i cannoni della Seconda Guerra mondiale stanno ancora fumando e all’orizzonte internazionale comincia a farsi largo il profilo sfuggente, ma estremamente tangibile, della Guerra Fredda. Il generale americano Nathan Twining manda un memo confindenziale al comando generale dell’aviazione al Pentagono, in cui scrive di avere osservato dei “disco volante” e che il “fenomeno riportato è qualcosa di reale non visionario o frutto dell’invenzione”. L’oggetto volante ha dimostrato un comportamento in volo che non è spiegabile con nessun aeromobile conosciuto e ha iniziato una manovra evasiva quando è stato intercettato da un veivolo amico.

Si tratta probabilmente della prima segnalazione ufficiale di un oggetto volante non identificato che viene registrato dal Pentagono ed è la scintilla per un progetto di valutazione che viene chiamato Project Sign. Il gran numero di avvistamenti e segnalazioni, raccolti da ogni angolo del Paese, però, spinge presto le autorità americane ad allargare il progetto, che viene ribatezzato Project Blue Book e ha lo scopo di indagare, fare debunking diremmo oggi, ognuno dei casi presentati.

Il produttore esecutivo della serie è uno che con la fantascienza ha un certo feeling, almeno dai tempi di Ritorno al futuro: Robert Zemeckis

Ed è qui che incontriamo il protagonista della nuova serie prodotta e messa in onda da History Channel, quando all’inizio degli anni Cinquanta, l’astronomo J. Allen Hynek (intrepretato da Aidan Gillen) viene reclutato come consulente scientifico per indagare sui casi di UFO dal capitano Michael Quinn (Michael Malarkey). Si forma così la “strana coppia”, composta da uno scienziato affascinato dall’idea di poter indagare l’ignoto e dal rampante militare interessato solamente a fare velocemente contenti i propri superiori per avanzare di grado e posizione.

Nella realtà, Hynek e il Project Blue Book hanno lavorato senza mai far trapelare nulla al pubblico per quasi vent’anni, fino alla chiusura del progetto nel 1969, e hanno raccolto la bellezza di 12.618 avvistamenti, di cui 701 rimangono ancora oggi privi di una spiegazione. Ogni puntata della serie, “basata su fatti realmente avvenuti”, è dedicata a un caso, in uno stile procedural che ricorda tanto le serie poliziesche, quanto l’ovvio riferimento principale, l’amato X-Files.

Paranoia e Guerra Fredda

Il Project Blue Book nasceva nel clima paranoico della Guerra Fredda, un periodo in cui il governo americano era letteralmente terrorizzato dal potenziale sviluppo di armi e tecnologie avanzatissime da parte dell’URSS. Lo scopo, quindi, non era tanto quello di scovare lo zampino sovietico in questi avvistamenti, ma al contrario trovare una spiegazione razionale di fenomeni apparentemente inspiegabili che potesse quietare l’opinione pubblica, altrimenti incline a pensare che i rossi stavano minacciando la pax americana.

Qui si inserisce il sottile arco narrativo che si sviluppa nel corso della serie attraverso la presenza dei superiori del capitano Quinn, interessati non tanto alle indagini scientifiche che Hynek conduce, ma a trovare rapidamente spiegazioni rassicuranti per chiudere i singoli casi e sentirsi confermati nella propria sicurezza. In questo ambito, la serie di History Channel ricostruisce bene il clima paranoico di quegli anni e riporta alla memoria lo stesso sapore del telefilm con Mulder e Scully, rimanendo però indietro rispetto alla drammatica ricostruzione storica di The Americans.

I don’t want to believe

A differenza di Mudler, però, Hynek non è un believer, anzi: sia il vero astronomo che il personaggio televisivo sono completamente razionali di fronte ai fenomeni che studiano. Hynek, soprattutto all’inizio, sembra una versione anni Cinquanta del modus operandi di Sherlock Holmes, tutto volto a testare ipotesi dopo ipotesi ogni spiegazione possibile. Anzi, Hynek sembra proprio il perfetto scienziato che anche di fronte all’ignoto non si lascia tentare da conclusioni affrettate, ma invoca la necessità di condurre nuovi studi, fare esperimenti, raccogliere ulteriori dettagli, in qualche modo sott’intendendo che quello che non capiamo oggi, forse lo potremo capire domani. Una prospettiva che non piace al Pentagono, che invece vorrebbe archiviare il più velocemente possibile tutti i fascicoli.

Lo stesso Hynek ha reso esplicito questa tensione all’interno del progetto. Quando nel 1970 ha potuto parlare liberamente, ha dichiarato che tutto il “Project Blue Book era un’operazione inquinata dalla premessa categorica che i fatti incredibili riportati non potevano avere nessuna base fattuale”. Sottilinea, insomma, che l’atteggiamento del governo era ben diverso da quello di uno scienziato che, almeno in teoria, non dovrebbe avere preconcetti nei confronti dei fenomeni che si accinge a studiare.

Project Blue Book non è priva di difetti, a cominciare da un rapporto tra i due protagonisti principali che non fa mai davvero click e da sotto trame a volte un po’ troppo scontate. Ha però il pregio di riuscire a dare dignita a una pagina di storia degli avvistamenti presunti di UFO senza sconfinare nell’atmosfera da Voyager e, anzi, mantiene sempre ben chiaro il ruolo di scienziato di Hynek. Non è un capolavoro, ma offre dieci puntate che intrattengono senza troppe banalità. Nel profluvio di serie immesse nel mercato negli ultimi anni, non è un fatto da disprezzare.


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Marco Boscolo
Science writer, datajournalist, music lover e divoratore di libri e fumetti datajournalism.it

2 Commenti

  1. Mai creduto agli u.f.o. intese come navicelle aliene , e penso nemmeno gli scienziati dell’ epoca , eppure la serie televisiva la vedrò sicuramente sembra molto interessante anche dal trailer

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