giovedì, Novembre 14, 2019
SPAZIO

Ippocampo, la piccola luna di Nettuno dal passato turbolento

Il sistema di satelliti nettuniani si allarga con la scoperta della piccola Ippocampo, nata dalla collisione tra una cometa e una luna più grande.

La luna che non dovrebbe trovarsi lì. Così gli astronomi hanno descritto la scoperta di Ippocampo, il 14° satellite naturale del pianeta Nettuno, osservato per la prima volta dal telescopio spaziale Hubble della NASA nel 2013. Il nuovo lavoro degli astronomi coordinato da Mark Showalter del SETI Institute di Mountain View, in California, ha permesso di scoprire anche l’origine di questa piccola luna, dal diametro di appena 34 chilometri. Ippocampo infatti è nata dalla collisione di una cometa con Proteo, il satellite nettuniano più interno e grade dopo Tritone, e proprio per questo motivo le due lune orbitano a una distanza di appena 12mila chilometri l’una dall’altra.

Crediti immagine: NASA, ESA and J. Olmsted (STScI)

L’insolita vicinanza tra le due lune è ancora una volta la prova del turbolento passato del sistema di satelliti di Nettuno, un passato violento fatto di impatti e nuove generazioni lunari. Lo studio pubblicato sulla rivista Nature il 21 febbraio spiega l’origine di Ippocampo, ma l’obiettivo primario di Showalter non era quello di trovare la luna, ma si è imbattuto in essa andando a caccia di piccole strutture intorno a Nettuno con un nuovo metodo di osservazione messo a punto con il telescopio Hubble.

Il suo metodo, che prevede una lunga esposizione per amplificare la sensibilità del telescopio, tra l 2004 e il 2009 ha permesso la scoperta delle lune interne già note come Proteo, Talassa, Galatea, Despina, Larissa e Naiade, quest’ultima osservata per la prima volta dalla sonda Voyager 2 della NASA nel 1989. Tra i satelliti già noti, il team di Showalter notò un debole puntino luminoso che si comportava proprio come una luna.

Qualche anno più tardi quel punto luminoso è stato ribattezzato Ippocampo, nome della mitologia greca, come previsto dalle regole di nomenclatura dell’International Astronomical Union, secondo cui le lune di Nettuno devono avere nomi legati alla mitologia greca e romana del mondo sottomarino. Showalter ha spiegato: “La prima cosa che abbiamo capito è stata che non ci aspettavamo di trovare una così piccola luna proprio in prossimità della più grande luna interna di Nettuno. Nel lontano passato, data la lenta migrazione verso l’esterno del satellite più grande, Proteo si trovava proprio dove ora c’è Ippocampo”.

Il passato turbolento

Per comprendere la nascita della piccola luna, bisogna fare un salto indietro nel 1989, quando la sonda Voyager 2 osservò Proteo prima di proseguire il suo cammino verso Saturno. Dalle immagini, infatti, gli astronomi notarono la presenza sul grande satellite di un cratere generato da un impatto abbastanza violento da poter distruggere la stessa luna, come spiegato dall’autore dello studio: “Nel 1989 abbiamo ipotizzato che il cratere segnasse la fine della storia. Grazie ai dati di Hubble, ora sappiamo che un piccolo pezzo di Proteo è sopravvissuto ed è proprio Ippocampo”.

Le due lune infatti orbitano a una distanza di appena 12mila chilometri tra loro. Una distanza che, generalmente, non consente la coesistenza dei due satelliti di dimensioni così diverse. Gli scenari solitamente prevedono che la luna più grande spinga via la più piccola dall’orbita, oppure che la più piccola venga attratta dalla più grande fino a precipitarvi sopra.

Ippocampo e Proteo invece proseguono nel loro percorso intorno a Nettuno indisturbate, diventando la testimonianza di una storia di formazione dei satelliti nettuniani violenta e turbolenta. Molti miliardi di anni fa il pianeta catturò dalla cintura di Kuiper, una regione di oggetti celesti ghiacciati e rocciosi che si trova appena oltre la sua orbita, quella che oggi conosciamo come la sua più grande luna, cioè Tritone. Data l’attrazione gravitazionale esercitata da questa nuova luna, il sistema originale di satelliti è andato distrutto e un nuovo sistema, una seconda generazione, si è formato dai detriti dei precedenti corpi celesti.

La vicinanza di Nettuno alla cintura di Kuiper ha fatto sì che nei miliardi di anni di storia dei suoi satelliti, i bombardamenti di comete siano proseguiti generando impatti come quelli dal quale è nata Ippocampo, considerata come parte della terza generazione di satelliti nettuniani dagli astronomi. Jack Lissauer, co-autore dello studio e ricercatore del Ames Research Center della NASA della Silicon Valley, in California, ha spiegato: “Basandoci sulla stima delle popolazioni di comete, sappiamo che altre lune nella parte più esterna del sistema solare sono state colpite da comete, che le hanno distrutte e poi ricreate più volte. Questa coppia di satelliti ci fornisce una teatrale illustrazione di come le comete abbiano diviso le lune”.

Il prossimo passo per gli astronomi sarà quello di studiare nel dettaglio questa piccola e insolita luna nettuniana, ma per farlo saranno necessari telescopi più potenti e nuovi strumenti in grado di descriverne le caratteristiche chimiche e geologiche.


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Veronica Nicosia
Aspirante astronauta, astrofisica per formazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Scrive di scienza, salute, ambiente e tecnologia per Blitz Quotidiano, Oggiscienza, 'O Magazine e Il Giornale.

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