giovedì, Ottobre 17, 2019
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Mega-incendi, ormai troppo estremi anche per animali specializzati

Il picchio dorsonero predilige le foreste colpite da un incendio, dove prospera nutrendosi di larve. Ma la natura degli incendi, sempre intensi ma meno variegati, lo sta privando di un habitat adeguato.

Un picchio dorsonero visita il suo nido in un tronco bruciato. Fotografia: Jean Hall

C’è un uccello, in Nord America, che si trova a suo agio in un habitat molto particolare: le foreste colpite da un incendio. Negli alberi bruciati, infatti, alcuni coleotteri depongono le loro uova, le cui larve costituiscono un ottimo cibo per il picchio dorsonero (Picoides arcticus), che si è quindi specializzato a vivere in questo inusuale ambiente. Uno studio appena pubblicato sulla rivista The Condor: Ornithological Applications ne analizza le preferenze in termini di scelta del luogo di nidificazione dopo un incendio. E fa notare come le caratteristiche che un incendio può avere (come la dimensione e l’intensità) abbiano un ruolo importante nella creazione di habitat con caratteristiche differenti: la riduzione di questa “pirodiversità” può far sì che siano sempre meno le aree che questo uccello può sfruttare.

Scegliere una casa… bruciata

Gli incendi sono un aspetto naturale delle foreste occidentali e alcuni coleotteri sfruttano le aree bruciate per deporre le uova: come riporta un articolo del New Scientist, possono percorrere decine di chilometri per raggiungere un’area incendiata, percepita grazie a particolari organi di senso, nella quale riprodursi. A loro volta i coleotteri attraggono i picchi, che si nutrono delle loro larve e nidificano negli alberi bruciati scavandone il tronco. Le cavità create dal picchio dorsonero, una volta abbandonate, potranno poi essere sfruttate da altri uccelli e fanno del picchio una specie fondamentale per la biodiversità. Ma la scelta dell’albero è molto accurata, come hanno dimostrato gli autori dello studio appena pubblicato.

I ricercatori hanno localizzato e monitorato oltre cento nidi per otto anni nel nord della California, studiandone le caratteristiche, la selezione del luogo e il successo della covata. Hanno così osservato che il picchio dorsonero preferisce le zone colpite da forti incendi e ricche di alberi morti, ma nidifica ai margini di queste aree, entro circa 500 metri da zone con alberi ancora vivi.

«Non ci aspettavamo che nidificasse tanto all’estremità delle aree bruciate», spiega in un comunicato Andrew Stillman, studente di dottorato all’Università del Connecticut e autore dello studio. In un precedente lavoro, Stillman aveva già osservato che i picchi giovani prediligono le zone con più alberi vivi, forse come strategia per ridurre il rischio di essere predati, grazie alla copertura della vegetazione. Probabilmente, nidificando in prossimità di queste aree, gli adulti forniscono un facile accesso ai giovani a questa sorta di nursery.

L’importanza della pirodiversità

Nella ricerca del nido perfetto, comunque, anche il tipo d’incendio gioca la sua parte. Le diverse caratteristiche che un incendio può avere, quella che gli autori dello studio definiscono la “pirodiversità”, influenzano infatti anche la varietà di habitat che il fuoco si lascia dietro. Ad esempio, possono creare zone bruciate in modo ineguale, i cui margini toccano quindi aree colpite in modo più o meno grave; questo, a sua volta, può fornire gli habitat necessari al picchio dorsonero in diverse fasi della sua vita.

«Il problema è che ci aspettiamo che la pirodiversità diminuisca: ogni anno vediamo un maggior numero di “mega-incendi” abbastanza omogenei», spiega Morgan Tingley, co-autore dello studio. Già nel lavoro precedente, Stillman aveva osservato come l’aumento delle dimensioni e dell’intensità degli incendi rischiasse di non lasciare ai giovani vegetazione sufficiente a ripararsi.

L’aumento di incendi grandi e uniformi può dunque rappresentare una minaccia perfino per gli animali specializzati per vivere nelle aree bruciate. «Quindi l’aumento d’incendi che ci aspettiamo nelle foreste occidentali può non essere di beneficio nemmeno per gli animali che amano il fuoco», commenta Tingley. Gli autori dello studio sperano che la comprensione dell’importanza dei margini tra aree toccate diversamente da un incendio possano essere di supporto per gli operatori forestali.

Ad esempio, scrivono, poiché il successo di nidificazione del picchio diminuisce in tarda stagione, gli operatori possono ritardare le attività di rimozione dei tronchi bruciati finché i pulcini non sono in grado di lasciare il nido. «Speriamo che i risultati della nostra ricerca forniscano le informazioni necessarie per bilanciare le attività boschive post-incendio, come il taglio dei tronchi bruciati, con le necessità d’habitat del picchio dorsonero», conclude Stillman.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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