sabato, Novembre 23, 2019
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Ampliare il microbioma dei koala con la batterioterapia fecale

Lo studio appena pubblicato può essere d'aiuto per la conservazione dei koala, in declino in alcune zone dell'Australia a causa della perdita di habitat e di alcune malattie

Il koala (Phascolarctos cinereus), il piccolo marsupiale icona dell’Australia, è noto per la sua dieta estremamente specializzata: le piante di eucalipto sono, insieme, il suo habitat e il suo nutrimento. Un aspetto interessante è che non tutti i koala amano le stesse specie di eucalipto. Dei tre generi di Eucalyptus di cui il koala si può nutrire, per alcuni individui la scelta cade sempre sulla stessa specie, e questo in passato ha fatto sì che, all’aumentare della densità di koala, sparissero le piante di una determinata specie. A sua volta, ciò ha determinato la morte dei koala, rimasti privi di nutrimento.

Ma si può ampliare il menù ristretto dei koala, almeno per quanto riguarda la scelta delle specie di eucalipto? Un articolo recentemente pubblicato su Animal Microbiome suggerisce di sì: utilizzando la batterioterapia fecale, un gruppo di ricercatori australiani ha osservato come il cambiamento del microbioma (l’insieme dei microorganismi che vivono in associazione con un organismo multicellulare) gastrointestinale dei koala consentisse loro di nutrirsi anche di specie non preferite di Eucalyptus. Si tratta di un risultato, scrivono gli autori, che può avere diverse applicazioni in termini di conservazione della specie, già classificata come “vulnerabile” nella Red List della IUCN.

Gusti difficili

Nel 2013, nella zona di Capo Otway dello Stato di Victoria, in Australia, la popolazione dei koala è cresciuta tanto da far sparire le piante di Eucalyptus viminalis (detto “eucalipto da vimini”). A sua volta, ciò ha determinato alla morte di oltre il 70 per cento dei koala, per fame o sottoposti a eutanasia date le scarse condizioni fisiche. Per quanto affamati, i koala non si erano nutriti di un’altra specie di eucalipto, l’Eucalyptus obliqua, che pure era disponibile in abbondanza. E sì che altri koala abitano proprio le foreste di E. obliqua, che costituisce il loro cibo preferito. «Questo episodio ha portato i miei colleghi e me a chiederci se il microbioma intestinale dei koala limitasse le specie di eucalipto dei quali si possono nutrire», spiega in un comunicato Michaela Blyton, ricercatrice all’Hawkesbury Institute for the Environment della Western Sydney University e prima autrice dello studio appena pubblicato.

Le piante di eucalipto sono molto povere di nutrienti e ricche di fibre, per la digestione delle quali il microbioma del koala ha un ruolo fondamentale. Ma la composizione del microbioma varia tra i koala che si nutrono di Eucalyptus viminalis e quelli che preferiscono l’Eucalyptus obliqua. Questi ultimi, ad esempio, ospitano una maggior quantità di batteri fibrolitici, perché la pianta contiene una più alta concentrazione di fibre e ha minor disponibilità di proteine. I ricercatori australiani hanno cercato di capire se la composizione del microbioma potesse essere modificata con la batterioterapia fecale, una pratica medica il cui nome è forse più inquietante della pratica stessa: consiste infatti nella somministrazione, orale o attraverso un sondino naogastrico, del microbiota purificato proveniente dalle feci di un donatore.

Nuovi microorganismi per una nuova dieta

I ricercatori hanno tenuto in temporanea cattività un gruppo di koala che si nutrivano di E. viminalis e hanno somministrato loro capsule acido-resistenti contenenti micro-organismi concentrati provenienti dalle feci di koala che si nutrivano di E. obliqua oppure, come controllo, di altri koala che si nutrivano di E. viminalis. I koala trattati sono quindi stati incoraggiati a nutrirsi di E. obliqua, restringendo il loro accesso ad altre specie di eucalipto. «Abbiamo monitorato per un periodo di 18 giorni quanto i koala trattati fossero disposti a mangiare l’eucalipto E. obliqua e valutato come fosse cambiato il loro microbioma dopo l’inoculazione, confrontandolo con quello del gruppo di controllo», spiega Blyton. L’esperimento ha dimostrato che la batterioterapia fecale coadiuva in effetti un cambiamento nel microbioma della specie, che si riflette nella scelta di cibo. Al termine del trattamenti, i koala presentavano un microbioma intestinale più simile a quello dei koala che si nutrivano di E. obliqua (cambiamento che non avveniva nei koala di controllo).

«Questo può influenzare tutti i fattori dell’ecologia dei koala, compresa la nutrizione, la selezione dell’habitat e l’uso delle risorse», spiega Blyton. Lo studio appena pubblicato può essere d’aiuto per la conservazione dei koala che, scrivono gli autori, sono in declino in alcune zone dell’Australia a causa della perdita di habitat e di alcune malattie. Ogni anno, un gran numero finisce in clinica, dove può essere trattato con antibiotici che alterano il microbioma intestinale, un effetto che potrebbe essere contrastato proprio con la batterioterapia fecale, rifinita in modo da aumentarne l’efficienza. Allo stesso tempo, nelle aree in cui la popolazione della specie raggiunge densità troppo elevate, per cui una parte dev’essere portata altrove, la batterioterapia potrebbe consentire di aiutare i koala “traslocati” a fronteggiare il cambiamento di dieta, oppure essere applicata sulla popolazione in situ proprio per ridurre la necessità di spostamenti.


Leggi anche: Perché i koala fanno tree-hugging

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: Pixabay

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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