sabato, Novembre 23, 2019
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Cornacchie con il colesterolo alto

E se non fossimo solo noi esseri umani a dover stare attenti alla dieta?

Gli animali che abitano le aree urbane sono solitamente quelli che hanno imparato a sfruttare le risorse alimentari fornite dalle nostre attività – in altre parole, a sfruttare il cibo che noi, intenzionalmente o meno, gettiamo via. Ma che effetto ha la dieta umana quando seguita, poniamo, da un corvide? Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista The Condor: Ornithological Applications indaga gli effetti della dieta sui livelli di colesterolo nelle cornacchie che abitano le aree urbane, confrontandoli con quelli delle loro compagne delle aree rurali e mettendo in luce una correlazione positiva tra tali livelli e il consumo di cibo umano. Tuttavia, non è stato possibile stabilire se maggior livello di colesterolo influenzasse la sopravvivenza degli uccelli.

Animali in città

I costi e i benefici di una dieta basata sugli scarti umani per la fauna selvatica sono stati scarsamente indagati. Alcuni lavori hanno mostrato come le fonti di cibo antropico siano troppo povere di nutrienti per gli animali, mentre altri ne hanno evidenziato possibili benefici, che determinano, ad esempio, una miglior condizione degli adulti durante l’inverno. Comunque, capire come la vita in contesto urbano influenza il benessere degli animali selvatici può essere d’aiuto per capire quali siano le implicazioni ecologiche della crescente urbanizzazione sulla biodiversità.

E il cibo, con il suo ruolo chiave nel mantenimento del benessere degli animali, è certo un elemento che cambia parecchio a seconda di dove lo si cerca: in un bosco possono essere disponibili le carcasse di altri animali; in città gli avanzi dell’hamburger. Gli autori del nuovo studio si sono quindi concentrati proprio sull’influenza della dieta sugli animali selvatici che popolano le città, e in particolare hanno cercato di capire se i livelli di colesterolo plasmatico aumentassero con l’urbanizzazione degli animali e se questo aumento fosse correlato alle condizioni dell’animale o alla sua sopravvivenza. Per farlo, hanno raccolto i campioni di sangue di 140 pulcini di cornacchie americane (Corvus brachyrynchos), scegliendo i siti di nidificazione secondo un gradiente che andasse dalle zone più rurali a quelle più urbanizzate nella città di Davis, in California.

Inoltre, per testare sperimentalmente se i livelli di colesterolo fossero correlati con le fonti di cibo umano, hanno messo a disposizione, in altri 86 siti di nidificazione nello Stato di New York, un alimento ad alto contenuto di colesterolo (più precisamente, cheeseburger di McDonald’s). I livelli plasmatici di colesterolo delle cornacchie che avevano a disposizione i cheesburger sono stati poi confrontati con quelli delle cornacchie che trovavano autonomamente il cibo. Quindi, la sopravvivenza dei corvi è stata valutata nel corso del tempo.

Più colesterolo con la dieta di città

I risultati ottenuti dai ricercatori mostrano che le cornacchie “di città” hanno in effetti livelli plasmatici di colesterolo più alti rispetto a quelli delle loro “cugine di campagna”. E che i livelli di colesterolo erano più alti anche negli uccelli nelle prossimità del cui nido era stati lasciati a disposizione i cheesburger; si trattava però di livelli variabili, probabilmente perché i genitori a volte usavano il supplemento per nutrire i piccoli, mentre e a volte se ne cibavano loro stessi. Se l’aumento di colesterolo plasmatico sia di beneficio o meno per le cornacchie, però, non è risultato chiaro. I tassi di sopravvivenza a tre anni delle cornacchie che abitavano i centri urbani erano effettivamente minori di quelli delle cornacchie abitanti di aree rurali. Ma le condizioni fisiche, che influenzano la sopravvivenza a lungo termine, erano migliori, almeno per quanto riguarda la popolazione newyorkese di cornacchie analizzata.

Gli autori ricordano che, a differenza di quelli umani, sono sconosciuti i livelli di colesterolo che possono essere definiti “eccessivi” per un corvide. Comunque, scrivono ancora, se pure non sono stati riscontrati effetti rilevabili degli effetti dell’aumento di colesterolo sulla sopravvivenza degli uccelli, l’urbanizzazione in sé ha invece un’influenza. I fattori possono essere diversi e non dipendere solo dalla dieta: possono entrare in gioco, ad esempio, le cause di mortalità legate alle attività umane, come gli investimenti stradali o la folgorazione sui cavi elettri, o ancora il soffocamento con la plastica.

Anche se il ruolo della dieta non fosse il principale a influenzare la sopravvivenza dei corvidi in città, resta sconsigliato alimentarli con cibo umano «Ci uccelli selvatici non si sono evoluti per mangiare il cibo processato, che potrebbe avere conseguenze che non abbiamo valutato o che si manifestano solo a lungo termine», avverte in un comunicato Andrea Townsend, assistant professor all’Hamilton College di Clinton e prima autrice dello studio.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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