domenica, Ottobre 20, 2019
RICERCANDO ALL'ESTERO

La biodiversità dei fondali marini in Antartide

Gli organismi bentonici dell'Antartide sono tra le comunità con la più alta biodiversità conosciuta al mondo. Analizzare la loro distribuzione è importante per capire lo stato degli oceani prima dell'impatto umano.

La fauna bentonica antartica comprende una serie di organismi acquatici di cui ancora si conosce poco e che hanno caratteristiche molto diverse da quelle che si trovano nel Mediterraneo. L’Antartide è un continente difficile da raggiungere e, per le sue condizioni estreme, non può essere studiato con i classici metodi di biologia marina

Stefano Ambroso è ricercatore all’Instituto de Cièncias del Mar di Barcellona: grazie a nuove tecnologie e metodi di campionamento, Ambroso studia i fondali antartici per capire qual era e come viveva la fauna di 100-200 anni fa, quando la pesca e altri fattori non avevano ancora intaccato l’ecosistema marino.


Nome: Stefano Ambroso
Età: 37 anni
Nato a: Legnago (Verona)
Vivo a: Barcellona (Spagna)
Dottorato in: (in corso) biologia marina (Spagna)
Ricerca: Metodi conservativi per lo studio dei fondali antartici
Istituto: Departamento de Biología Marina y Oceanografía, Instituto de Cièncias del Mar (Barcellona)
Interessi: beachvolley, palestra, corsa, musica, serie tv
Di Barcellona mi piace: la multiculturalità, il clima
Di Barcellona non mi piace: c’è troppo turismo, il traffico
Pensiero: L’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo. (Nelson Mandela)


Quali metodi di campionamento usi per studiare la fauna bentonica dell’Antartide?

Si tratta per lo più di metodi non distruttivi come fotografie, video, ROV (Remotely Operated underwater Vehicle) e, in alcuni casi, anche metodi più classici come la pesca a strascico o la benna Van Veen.
La tecnologia di oggi ci permette di fare studi di elevato livello tassonomico anche senza bisogno di avere l’animale in mano e alcuni dei risultati raggiunti sono davvero eclatanti.
Finora ho partecipato a due campagne nell’Antartico, durante le quali ci siamo occupati di dinamiche di popolazione e distribuzione spaziale di alcuni organismi.

Nella penisola Antartica, tra il Mare di Weddell, lo Stretto di Drake e Bransfield, che sono zone molto diverse tra loro a livello oceanografico, abbiamo usato fotografie perpendicolari al fondale marino per studiare la comunità bentonica. Abbiamo raccolto informazioni da 12 stazioni, con circa 30 km di foto, e messo a confronto i risultati con quelli ottenuti dalle reti a strascico. Si è visto che le foto sono più che sufficienti per identificare grandi gruppi tassonomici come ofiure, stelle marine, oloturie e coralli, mentre per avere un livello tassonomico più dettagliato è necessario avere l’animale in mano. In ambienti poco conosciuti come quelli antartici, infatti, le foto non permettono una classificazione precisa del tipo di animale mentre qui a Barcellona, dove il fondale è più noto, lavorare con le fotografie è davvero utile.

Che tipo di fauna avete individuato?

Con le reti a strascico abbiamo potuto studiare la distribuzione delle ofiure, parenti strette delle stelle marine ma dalle braccia più fini e allungate e tra gli organismi bentonici più abbondanti in Antartide.

Non si conosceva molto sulla distribuzione delle ofiure in quella zona della penisola Antartica: avendo una dispersione larvaria, non sono molto stazionarie e le larve possono viaggiare per kilometri e kilometri, raggiungendo zone mai colonizzate prima. C’è un’interessante connessione tra continente sudamericano e penisola Antartica, con alcune specie che sono riuscite a oltrepassare la corrente circumpolare antartica mentre altre sono rimaste bloccate e ancora non si sa per quale motivo.

Cosa sono e come funzionano i ROV?

Sono dei robot sottomarini, usati abbastanza spesso per studiare gli oceani a diverse profondità, equipaggiati con una videocamera ad alta risoluzione. I ROV sono collegati alla barca mediante un cavo ombelicale che permette di vedere in diretta le immagini riprese.
Sono una tecnologia molto costosa ma hanno il vantaggio di permettere di campionare un’area molto più grande rispetto a una rete a strascico che, una volta piena, deve essere ritirata.

Abbiamo usato i ROV per fare studi di dinamiche di popolazione e distribuzione spaziale dei coralli, fino a una profondità di 500 metri. Volevamo capire come si dispongono (in maniera raggruppata, regolare o random), qual è la covarianza tra diverse specie (coesistono o si respingono), quanto sono alte le colonie.

Una delle principali minacce ai fondali antartici, oltre alla pesca e ai fattori antropici, è il passaggio degli iceberg. Il distacco di un iceberg, infatti, nei primi 200-300 metri di profondità provoca l’erosione del fondale e la conseguente distruzione della comunità bentonica. Si crea una specie di mosaico di comunità: la parte rimossa dall’iceberg viene colonizzata da altri animali e non sarà più ben strutturata come il resto del fondale. Grazie ai ROV è anche possibile individuare i segni di questo raschiamento (iceberg scouring).

Quali sono le differenze tra la fauna dell’Antartide e quella del Mediterraneo?

Abbiamo usato i video per studiare le differenze nella fauna associata a due popolazioni di gorgonie in Antartide e nel Mediterraneo. Le gorgonie sono coralli morbidi che si muovono con la corrente e sono molto dense in queste zone. Sono organismi detti habitat forming species perché creano una struttura tridimensionale che dà protezione, rifugio e alimentazione a certi tipi di animali: se vengono distrutte dalla pesca con le reti a strascico o dal raschiamento degli iceberg, ne risente tutto l’ecosistema.

Abbiamo fatto 6 transetti video, ognuno di 1 km, nella zona del Mare di Weddel e osservato che, in soli 6 km registrati, c’erano ben nove specie di coralli diversi; lo stesso studio fatto nel canale di Minorca mostra un simile numero di coralli in 67 km di video.
Inoltre si è visto che mentre in Antartide c’è una relazione positiva tra gorgonie e animali, cioè più gorgonie ci sono maggiore è la fauna associata, nel Mediterraneo ciò non avviene.

Quali sono le prospettive future del tuo lavoro?

Vorrei usare gli stessi metodi innovativi di campionamento per studiare altre zone dell’Antartide. In genere, la ricerca in Antartide è concentrata nel Mare di Weddell, penisola Antartica e Mare di Ross, ma il continente è molto più esteso e c’è un sacco di spazio ancora da conoscere. Soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dei coralli, per la quale abbiamo dati storici che potrebbero aiutare a interpretare la situazione attuale.


Leggi anche: Video: droni in Antartide per censire i pinguini di Adelia

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Luisa Alessio
Biotecnologa di formazione, ho lasciato la ricerca quando mi sono innamorata della comunicazione e divulgazione scientifica. Ho un master in comunicazione della scienza e sono convinta che la conoscenza passi attraverso la sperimentazione in prima persona. Scrivo articoli, intervisto ricercatori, mi occupo della dissemination di progetti europei, metto a punto attività hands-on, faccio formazione nelle scuole, ho una rubrica su Radio Punto Zero Tre Venezie. E adoro perdermi nei musei scientifici.

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