domenica, Ottobre 20, 2019
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Un mondo senza malaria entro il 2050

Un report sintetizza nuove analisi epidemiologiche e finanziarie secondo cui la lotta alla malaria potrebbe essere vinta in poco più di 30 anni.

Una semplice domanda: qual è l’animale più letale al mondo? Forse molte persone risponderebbero “lo squalo bianco”, “la vedova nera”, “il black mamba”. Specie certamente pericolose, la cui fama di killer (rafforzata nell’immaginario collettivo, in molti casi, da storie al limite della leggenda e da pellicole al cardiopalma) impallidisce, però, di fronte a un piccolissimo animale, apparentemente innocuo: la zanzara.

L’Anopheles è responsabile, infatti, di centinaia di migliaia di morti all’anno (statistica riportata anche in un post pubblicato sul blog di Bill Gates circa tre anni fa) in quanto vettore di diverse patologie, tra cui la più tristemente nota è sicuramente la malaria. Ma potremmo essere alle soglie di un cambiamento epocale, almeno secondo quanto si legge in un report della Commissione Lancet sull’eradicazione della malaria, secondo cui questa terribile patologia potrebbe essere completamente debellata nel corso di una generazione.

Uno scenario che potrebbe apparire utopico se si consultano le statistiche degli ultimi anni: nel 2017, infatti, il plasmodio della malaria (parassita trasmesso agli esseri umani dalle femmine di zanzara infette) ha colpito 219 milioni di persone in 87 Paesi, causando – secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) circa 435.000 morti.

La situazione globale

Come per molte altre patologie, la diffusione della malaria non è omogenea a livello globale: nel continente africano sono infatti stati registrati, sempre nel 2017, il 92% dei casi di malaria e il 93% delle morti ad essi correlati (Nigeria e Repubblica Democratica del Congo i Paesi più colpiti). La malaria si presenta come un fenomeno di febbre acuta, che può degenerare in anemia, complicazioni respiratorie, acidosi metabolica: un mix di possibili complicazioni che la rende particolarmente pericolosa per una specifica fascia demografica, quella dei bambini al di sotto dei 5 anni, nella quale si registra oltre il 61% delle morti collegate al plasmodio.

Tuttavia, seppur ancora drammatico, lo scenario globale è in netto miglioramento: negli ultimi decenni sono stati compiuti notevoli progressi nella lotta alla malaria, intensificando politiche di prevenzione condivise e migliorando gli approcci terapeutici a disposizione. I risultati più importanti, in questo senso, sono senza dubbio legati alla diminuzione dell’incidenza e del tasso di mortalità, che sono scesi (dal 2000) rispettivamente del 36% e del 60%. E la situazione sembra destinata a migliorare, almeno secondo il recente report della Commissione Lancet, firmato da 41 massimi esperti nel campo della lotta alla malaria: infettivologi, biomedici, economisti, esperti di policy sanitarie. Tutti convinti che debellare completamente la malaria entro il 2050 non sia, ad oggi, un miraggio.

Il report della Commissione Lancet

Il report sintetizza nuove analisi epidemiologiche e finanziarie, elaborando complessi modelli per i futuri scenari di distribuzione e intensità della malattia, e dimostrando che – applicando i giusti strumenti e tecnologie, e attraverso un’opportuna strategia di finanziamento – la lotta alla malaria potrebbe essere vinta in poco più di 30 anni.

Le linee di intervento proposte dalla Commissione suggeriscono, innanzitutto, un uso migliore dei programmi di controllo e degli strumenti di prevenzione (tra cui figurano le solo apparentemente banali reti zanzariere e gli spray insetticidi) attualmente a disposizione. Si sottolinea poi la necessità di sviluppare nuovi strumenti che vadano a contrastare le sfide biologiche che minacciano una completa eradicazione della patologia, come ad esempio la resistenza agli insetticidi sviluppata negli ultimi anni da alcune specie di zanzara. Infine, sarà necessario un ingente e continuo investimento economico (necessario anche per lo sviluppo e la distribuzione dei farmaci antimalarici alle milioni di persone colpite); se a oggi il costo dell’eradicazione della malaria è sconosciuto – così come lo era per morbillo e la polio, quando le rispettive campagne di eradicazione sono state lanciate – la Commissione suggerisce che un aumento annuale di 2 milioni di dollari della cifra spesa per contrastare la malaria dovrebbe essere sufficiente per accelerare il processo di eradicazione.

Non è dunque il momento di adagiarsi sugli allori in attesa che, quasi come per magia, questa  malattia venga debellata, come sottolinea Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS: “Sappiamo che non raggiungeremo l’eradicazione della malaria entro il 2050 con gli approcci e gli strumenti a nostra disposizione oggi…ma la buona notizia è che, a livello di comunità globale che lotta contro la malaria, sappiamo cosa dobbiamo fare per raggiungere questo risultato”.


Leggi anche: Le zanzare, la malaria e la storia del Nobel conteso

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

Marcello Turconi
Neuroscienziato votato alla divulgazione, strizzo l'occhio alla narrazione digitale di scienza e medicina.

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