mercoledì, Luglio 15, 2020
SALUTE

Ecco perché gli spazi verdi fanno bene alla salute

La prima revisione sistematica sull'argomento mostra un'associazione inversa tra il verde e la mortalità per tutte le cause: più verde c’è vicino a noi, meno i tassi di mortalità per tutte le cause in quella zona sono elevati.

Lo dichiara una lunga revisione sistematica della letteratura pubblicata su The Lancet Planetary Health: la presenza di aree verdi è un determinante sociale della salute. Intuitivo, a pensarci bene, ma per affermare che il benessere fisico è davvero aumentato è necessario avere in mano delle prove, molte prove, sia epidemiologiche che da studi longitudinali, ovvero ricerche che effettuano ripetute osservazioni dello stesso fenomeno in un lungo periodo di tempo, per capire se sussiste una correlazione statisticamente rilevante fra la prossimità di spazi verdi e la mortalità per tutte le cause. È la prima e la sintesi più completa ad oggi sugli spazi verdi e sulla mortalità per tutte le cause, ed è l’unica fino a oggi a concentrarsi sugli studi di coorte.

aree verdi

Risultato? Gli studi esaminati mostrano nel complesso un’associazione inversa tra il verde e la mortalità per tutte le cause: più verde c’è vicino a noi, meno i tassi di mortalità per tutte le cause in quella zona sono elevati.

La revisione comprende studi che hanno analizzato la situazione per 8 milioni di individui nel mondo

Gli autori hanno cercato studi pubblicati e indicizzati nella biblioteca virtuale MEDLINE prima del 20 agosto 2019, utilizzando l’indice di vegetazione a differenza normalizzata (NDVI) come definizione di esposizione allo spazio verde. Si tratta di un indice di vegetazione calcolato a partire da dati rilevati da satelliti o da droni, che misura il livello di vigoria della coltura e si calcola come il rapporto tra la differenza e la somma delle radiazioni riflesse nello spettro infrarosso e nel rosso. L’interpretazione del valore assoluto dell’NDVI ci permette di riconoscere immediatamente le zone dell’area esaminata che presentano problemi di sviluppo. Nel complesso, i dati di nove coorti utilizzati comprendono più di 8 milioni di individui provenienti da sette paesi diversi:Australia, Canada, Cina, Italia, Spagna, Svizzera e Stati Uniti.

Lo studio riguardante l’Italia, che è stato considerato valido per essere incluso nella metanalisi, è stato pubblicato a inizio 2019 su Environmental Health Perspectives da un team composto da ricercatori provenienti dal Dipartimento di Epidemiologia della ASL 1 di Roma, dal Dipartimento di biologia ambientale e di quello di Salute Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza, e dal Servizio di Igiene e Salute Pubblica dell’Autorità Sanitaria di Merano. Si tratta di uno studio longitudinale che ha concluso che ci sono ragioni per ipotizzare ragionevolmente che l’esposizione al verde residenziale sia un predittore di mortalità per cause specifiche e di incidenza di ictus. I ricercatori avevano studiato una coorte di 1.263.721 residenti a Roma seguita dal 2001 al 2013. Come esposizione al verde, è stato utilizzato l’indice di area fogliare che esprime la chioma dell’albero come area fogliare per superficie del suolo dell’unità e l’indice di vegetazione a differenza normalizzata (NDVI).

Quali sono i meccanismi per cui il verde diminuisce la mortalità?

Non è per nulla semplice capire i meccanismi che fanno sì che all’aumentare degli spazi verdi diminuisca la mortalità per tutte le cause. “Stabilire una relazione causale è difficile perché l’associazione tra spazi verdi e salute è complessa” scrivono gli autori. “L’attività fisica è stata suggerita come un importante fattore determinante per la salute associato agli spazi verdi. Tuttavia, uno degli studi che abbiamo incluso nella nostra meta-analisi ha scoperto che l’attività fisica ha spiegato solo il 2% dell’associazione tra spazi verdi e mortalità . Pertanto, ci devono essere altri, più potenti meccanismi che spiegano i nostri risultati.” Per esempio l’attenuazione dell’inquinamento atmosferico, del rumore e degli effetti delle ondate di calore sono elementi che sono stati correlati in letteratura con l’effetto protettivo degli spazi verdi. Uno degli studi esaminati ha osservato che il PM2.5 potrebbe spiegare il 4% dell’associazione tra spazio verde e mortalità.

La riduzione dello stress e il miglioramento del rilassamento e del ripristino sono anch’essi possibili spiegazioni dei benefici per la salute degli spazi verdi. La teoria della riduzione dello stress psicosomatico prevede che il contatto con la natura possa avere un effetto positivo tra quelli con alti livelli di stress spostandoli verso uno stato emotivo più positivo.
In uno studio del 2016 condotto a Barcellona, si è osservato che la relazione tra la salute generale soggettiva e l’esposizione al verde è stata mediata, in parte, dallo stato di salute mentale e da un supporto sociale rafforzato. Un altro studio condotto in quattro città olandesi ha rilevato che lo stress e la coesione sociale erano i mediatori più forti tra la vegetazione urbana e la salute generale percepita. Infine, anche la funzione immunitaria è stata anche correlata agli spazi verdi. Una delle ricerche incluse nella revisione ha identificato un’associazione tra visitare le foreste e migliorare le risposte immunitarie, compresa l’espressione delle proteine ​​antitumorali.

Insomma, al momento pare che ci siano delle prime evidenze per continuare a sperimentare l’impatto degli spazi verdi urbani sulla salute della popolazione. “È necessario investire in ulteriori ricerche, specialmente nei paesi a basso e medio reddito, in particolare della mortalità a breve termine, e sui bambini” concludono gli autori. “Infine, i futuri interventi politici relativi agli spazi verdi dovrebbero considerare l’intera gamma di effetti positivi che possono averesulla popolazione, ma devono anche essere accompagnati da normative per ridurre i possibili effetti negativi di un aumento degli spazi verdi, come criminalità e gentrificazione “.

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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