sabato, Settembre 19, 2020
SALUTE

La vitamina C e il sistema immunitario

Nel caso del SARS-CoV-2 non c'è nessuna prova che la molecola sia efficace per evitare la trasmissione del virus. Ma anche per il raffreddore, dopo cinquant'anni di studi contraddittori, le evidenze scientifiche sui possibili effetti sono ancora poche.

L’idea inizia a diffondersi nel 1970 quando Linus Pauling, due volte premio Nobel, pubblica il libro Vitamin C and the Common Cold. Lo scienziato sostiene che grandi quantità di vitamina C possano ridurre la durata e la severità del raffreddore. Il suo suggerimento è di consumarne 3 grammi al giorno, che negli anni successivi diventeranno 18. Gli americani accolgono il suo invito. Come racconta un articolo pubblicato su Vox, a pochi mesi dalla pubblicazione del libro la vendita di vitamina C aumenta di 10 volte.

Intanto la molecola diventa l’ossessione scientifica di Pauling, che continua i suoi studi e nel 1976 pubblica una versione aggiornata del suo saggio, in cui include possibili effetti della vitamina anche nella cura dell’influenza. Lo scienziato dà origine alla disciplina che egli stesso definisce “medicina ortomolecolare” e che si basa proprio sull’utilizzo di megadosi di vitamine, minerali o ormoni per prevenire una serie di condizioni mediche. A oggi non esistono prove scientifiche che confermino questa teoria e, negli anni, le ricerche sul rapporto tra vitamina C e raffreddore hanno continuato a dare risultati deboli.

Come funziona la vitamina C

Quello che sappiamo è che la molecola, detta anche acido ascorbico, è un micronutriente che svolge una serie di funzioni fondamentali per il nostro organismo. Sappiamo che funziona principalmente come antiossidante e protegge proteine, lipidi e acidi nucleici, e quindi il corpo in generale, dai danni ossidativi. Contribuisce, ad esempio, alla protezione della pelle dai raggi UV ed è in grado di “riciclare” altri antiossidanti come la vitamina E. Aiuta a prevenire l’ossidazione delle lipoproteine ​​a bassa densità (LDL) e protegge i lipidi cellulari. Quindi è essenziale per il corretto funzionamento dell’endotelio che riveste i vasi sanguigni.

Serve per la sintesi del collagene, la molecola principale del tessuto connettivo che si trova nelle ossa, nella cartilagine, nelle gengive, nella pelle, nei legamenti, nei tendini e nei vasi sanguigni. Una grave carenza di vitamina C causa lo scorbuto, una malattia nota fin dall’antichità caratterizzata da emorragie gengivali, della cute, delle mucose e degli organi interni. La vitamina è coinvolta inoltre nei meccanismi che servono per l’assorbimento del ferro e nel funzionamento del sistema nervoso.

Sappiamo anche che svolge un ruolo importante nel sistema immunitario, a diversi livelli, a partire dalla barriera epiteliale fino ai linfociti. Si accumula, ad esempio, nei neutrofili, il tipo più abbondante di globuli bianchi che protegge l’organismo da infezioni di batteri e funghi. In risposta ai microrganismi invasori, i neutrofili rilasciano tossine non specifiche che servono per uccidere i patogeni, ma possono danneggiare i leucociti stessi. La vitamina C, attraverso le sue funzioni antiossidanti, potrebbe quindi proteggere i globuli bianchi da questo genere di danni. Un’altra ipotesi è che la molecola possa facilitare il movimento dei neutrofili, che si spostano dal sangue ai tessuti quando si verifica un’infezione. Anche i linfociti, le cellule del sistema immunitario che producono gli anticorpi, accumulano vitamina C. Il ruolo non è chiaro ma si pensa che possa essere legato anche in questo caso alle proprietà antiossidanti della molecola.

L’importanza della vitamina C nel funzionamento del sistema immunitario è ribadita anche dall’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Gli studi condotti sull’uomo, però, finora non hanno dato risultati chiari. Nel caso del raffreddore, una delle analisi più complete sul ruolo di questa molecola viene da una revisione del 2013 che ha confrontato i risultati di 29 trial, per un totale di più di 11.000 partecipanti. Il lavoro ha concluso che, nella popolazione generale, l’integrazione di vitamina C non causa una riduzione nell’incidenza dei sintomi e quindi non è necessaria.

Nella review si legge che una quantità uguale o superiore a 200 mg/giorno ha ridotto la durata del raffreddore dell’8% negli adulti e del 14% nei bambini. Gli autori considerano una durata media di 10 giorni, che diventano quindi a 9 negli adulti e a 8 e mezzo nei bambini. Sulla gravità dei sintomi le definizioni usate nei diversi studi sono invece troppo poco omogenee per poter giungere a una conclusione.

Gli autori sottolineano che l’assunzione potrebbe invece essere giustificata in casi particolari, cioè per atleti che sono sottoposti a un importante lavoro fisico, come ad esempio maratoneti, militari e sciatori. Secondo una review che si è concentrata su queste categorie, l’assunzione di 0,6/1 g di vitamina C al giorno avrebbe dimezzato il rischio di ammalarsi.

Dosi consigliate

Per la popolazione generale, le dosi consigliate di vitamina C variano a seconda dei paesi. In Italia, la Società Italiana di nutrizione umana raccomanda l’assunzione di 105 mg/giorno per gli uomini e 85 mg/giorno per le donne. Queste quantità aumentano durante la gravidanza (100 mg/giorno) e l’allattamento (130 mg/giorno), per garantire una concentrazione di 40 mg/litro nel latte materno.

Secondo l’OMS, mangiare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, pari a 400 g, è sufficiente a garantirne la quantità necessaria. Tra le verdure, le maggiori fonti di vitamina C sono i peperoni dolci (151 mg per 100 grammi di parte commestibile), la rucola (110 mg), i broccoletti di rapa cotti (86 mg), la lattuga (59 mg), gli spinaci crudi (54 mg), i cavoli di Bruxelles cotti (51 mg), il cavolfiore cotto (50 mg) e i pomodori (25 mg). Tra la frutta il ribes ne contiene 200 mg, il kiwi 85 mg, le fragole 54 mg, le clementine 54 mg, le arance 50 mg, i limoni 50 mg, il succo di arance 50 mg, i mandarini 42 mg e i pompelmi 40 mg.

La vitamina C è una molecola idrosolubile che non si accumula nell’organismo ma viene eliminata con le urine. Grandi quantità non sono considerate letali ma possono comunque avere degli effetti collaterali, come ad esempio la formazione di calcoli renali. Dosi superiori a 2g al giorno possono causare diarrea, nausea, crampi e altri disturbi gastrointestinali dovuti all’effetto osmotico della vitamina che non viene assorbita.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagini: Pixabay

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza e giornalista pubblicista. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico.
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