martedì, Ottobre 26, 2021
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Yulija Lermontova e gli sviluppi della petrolchimica

La sua passione per la chimica la portò a studiare proprietà dell'oro nero

A fine Ottocento fu una chimica organica a dare un grande contributo all’avanzamento industriale russo. Anche se oggi l’impegno è quello di abbattere i consumi di combustibili fossili, la storia professionale e personale di Yulija Vsevolodovna Lermontova merita di essere conosciuta.

Nessun ostacolo

Yulija Vsevolodovna Lermontova nacque a San Pietroburgo il 21 dicembre 1846. Era ancora piccola quando la sua famiglia si trasferì a Mosca dove il padre, Vsevolod Lermontov, era generale del Primo Corpo dei Cadetti della città. La sua era una famiglia di aristocratici molto in vista nella capitale russa e l’educazione della bambina non venne lasciata al caso. Alla bambina veniva permesso di leggere e curiosare tra i tantissimi libri della biblioteca di famiglia, imparando presto alcune lingue europee e mostrando il suo spiccato interesse per le materie scientifiche. Benché non comprendessero questa inclinazione per le scienze della figlia, i genitori non le negarono i migliori precettori privati di matematica, scienze naturali e soprattutto chimica, lasciandole anche carta bianca per condurre qualche esperimento in casa.

Due fortunatissimi incontri

Lermontova voleva inizialmente studiare medicina ma la sola vista degli scheletri la metteva a disagio, come non poteva sopportare le condizioni di povertà e di indigenza in cui vivevano alcuni dei suoi pazienti. Un incontro fortunato nella sua carriera di giovane studentessa fu con Dmitrij Mendeleev, inventore della tavola periodica, che s’interessò personalmente dell’educazione di Lermontova, notandone l’arguzia e le capacità nello studio della chimica. Con le referenze di Mendeleev, Lermontova provò l’esame di ammissione all’Istituto di Agricoltura e Silvicoltura di San Pietroburgo, noto per i programmi di chimica ma, soprattutto, unico istituto superiore che ammetteva tra i suoi banchi le donne. Nonostante l’aiuto di Mendeleev e di altri docenti, la sua domanda venne rifiutata. Ma non si arrese. Nonostante le grandi difficoltà che le ragazze incontravano a quel tempo per studiare e laurearsi, Lermontova decise che sarebbe partita per studiare all’estero.

In questo periodo di grandi cambiamenti, avvenne un altro incontro fortunato per Lermontova, quello con Sofia Kovalevskaia. A farle incontrare ci pensò la cugina di Yulija, Anna Evreinova, che conosceva i piani di Kovalevskaia di trasferirsi all’estero per studiare matematica, dopo essersi sposata per convenienza, per essere ammessa all’università insieme al marito.

Platino a Heidelberg. Catrame a Berlino

Kovalevskaia persuase i genitori di Lermontova a lasciar partire la figlia per Heidelberg, con la promessa che lei sarebbe stata la sua chaperon; era infatti inaccettabile per una giovane nubile emigrare all’estero da sola. Nel 1869, dopo alcuni tentativi, riuscì a farsi ammettere all’università, dove le fu permesso di seguire le lezioni di Gustav Kirchoff, Hermann Kopp ma soprattutto quelle del chimico Robert Bunsen, che l’ammise come studentessa privata alle sue lezioni pratiche in laboratorio.

Seguendo i consigli di Mendeleev, con il quale continuò a scambiarsi lettere, Lermontova si concentrò sull’estrazione del platino da alcuni minerali. Benché le sue ricerche stavano dando ottimi risultati, nel 1871 decise di trasferirsi ancora, questa volta a Berlino, per approfondire le sue conoscenze di chimica organica con August Wilhelm von Hofmann. Con Hofmann lasciò da parte i minerali e i platino e concentrò le sue ricerche sul catrame di carbon fossile e derivati, lavorando anche su diverse serie alifatiche per stabilirne i principi strutturali, oggetto del suo primo articolo pubblicato nel 1872.

Il dottorato di ricerca

I traguardi accademici che Lermontova stava raggiungendo le dovevano permettere di ottenere il dottorato di ricerca, ma questo non era concesso alle donne presso l’Università di Berlino. Dovette spostarsi ancora, a Gottinga, università che ammetteva le donne in tutti i gradi d’istruzione, dove nel 1874 terminò la sua tesi che riguardava l’analisi dei composti metilici e quell’autunno conseguì il diploma di dottoressa in chimica. Si laureò con lode e fu la prima donna al mondo a ottenere un dottorato in chimica. In commissione c’era Friedrich Wöhler, che in ricordo del grande giorno le regalò un piccolo minerale da cui aveva estratto il titanio.

Ritorno trionfale

A 28 anni Lermontova ritornò in Russia e venne accolta con onori e acclamazioni. A Mosca iniziò a lavorare nel laboratorio universitario di Vladimir Markovnikov, dove portò avanti le sue ricerche sugli idrocarburi alifatici e dove mise a punto uno strumento per la distillazione continua del petrolio. Per questi suoi lavori, Lermontova è da considerarsi la prima donna che si occupò di petrolchimica, disciplina che allora stava prendendo largo piede, specie per le sue enormi applicazioni industriali.

Mendeleev, da sempre suo sostenitore, la presentò alla Russian Chemical Society, di cui fu eletta membro effettivo nel 1875.

Corsa al petrolio

Su invito di Alexandr Butlerov, Lermontova si trasferì nuovamente a San Pietroburgo. Qui prese parte alle ricerche condotte sulla serie di idrocarburi saturi e insaturi a catena ramificata e nel 1879 pubblicò solo a suo nome i risultati della sintesi del 2,4,4-trimetil-2-pentene. Il valore di queste ricerche diventò fondamentale quando, sulla base di queste, venne resa possibile la realizzazione industriale di nuovi carburanti. Oggi il processo che porta alla sintesi di una catena ramificata è conosciuto come reazione di Butlerov-Eltekov-Lermontova. È innegabile che le ricerche condotte da Lermontova hanno permesso alla Russia di diventare, nel corso del tempo, un paese leader nel settore petrolchimico.

Dal petrolio al formaggio: la fine della carriera in campagna

Quando nel 1877 Lermontova contrasse il tifo, fu l’amica Kovalevskaia a prendersi cura di lei. Tra le due scienziate l’amicizia era così solida e profonda che alla prematura morte di Sofia nel 1891, Yulija accolse e crebbe la sua unica figlia, Sofia detta Fufa. Verso il 1886 abbandonò le ricerche in campo petrolchimico per ritirarsi in campagna, a Pskov, dove concentrò le sue attenzioni sull’agricoltura e alla produzione di formaggi, sempre con un occhio alle più moderne tecniche innovative per migliorare la fertilità e produttività del terreno. Allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, i bolscevichi cercarono di impadronirsi della sua tenuta ma grazie all’intercessione del ministro dell’istruzione, le fu permesso di mantenere la sua proprietà. Yulija Lermontova morì per un’emorragia cerebrale a settantatré anni, il 6 dicembre 1919. A ereditare la tua tenuta fu Fufa Kovaleyskaya.


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Immagine: Wikimedia Commons

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Serena Fabbrini
Storica della scienza di formazione, dopo un volo pindarico nel mondo della filosofia, decido per una planata in picchiata nella comunicazione della scienza. Raccontare storie è la cosa che mi piace di più. Mi occupo principalmente di storie di donne di scienza, una carica di ispirazione e passione che arriva da più lontano di quanto pensiamo. Ora dedico la maggior parte del mio tempo ai progetti di ricerca europei e alla comunicazione istituzionale.
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