mercoledì, Novembre 25, 2020

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CRONACA

La paleontologia in 3D

INTERVISTE - La più grande difficoltà sembra proprio quella di caricarsi in spalla tutta l'attrezzatura e recarsi sul posto. Non si tratta effettivamente di un “luogo del delitto”, ma di un sito nel quale sono state ritrovate orme fossili di dinosauro. L'ultimo ritrovamento importante nel nostro Paese è di quest'estate, quando tre impronte sono state individuate in una grotta scavata durante la Prima Guerra Mondiale sul Monte Buso, nel complesso calcareo del Pasubio, tra le province di Trento e Vicenza. Anche in quel caso gli “Sherlock Holmes” della paleontologia hanno preso le loro fotocamere e i loro scanner laser e si sono recati sul posto per raccogliere i dati necessari a realizzare dei modelli tridimensionali estremamente fedeli alla realtà.

Gli “Sherlock Holmes” della paleontologia

NOTIZIE - Quante cose si possono scoprire da un’impronta? Parecchie, anche se è vecchia di milioni di anni. Marco Avanzini e gli altri ricercatori del Museo Tridentino partendo da tre orme fossili scoperte di recente in una galleria nel Monte Buso (massiccio del Pasubio) hanno confermato quello che fino ad oggi era solo un sospetto: nel Giurassico l’area che oggi vede svettare le maestose cime dell’arco alpino non era mare aperto, più probabilmente si trattava di terra emersa dove i Dilofosauri (gli autori delle impronte), dinosauri carnivori di 7-8 metri di lunghezza, camminavano all’asciutto. E non basta: a differenza di quanto si credeva la piattaforma continentale sulla quale sorge oggi Tento non era connessa alla piattaforma africana, ma a quella eurasiatica.