domenica, Ottobre 25, 2020

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L’inventario dell’acqua

CRONACA - Vista dallo spazio la Terra è il "Pianeta blu", una splendido zaffiro incastonato nel Sistema Solare. È l'acqua degli oceani a dargli quest'aspetto, ma nonostante le apparenze, nel complesso della massa del nostro Pianeta, questa sostanza è meno di quanto ci si aspetta. Ma quant'è esattamente? E soprattutto c'è sempre stata? È arrivata, come sostengono alcune teorie, con antichissimi impatti di comete e asteroidi o si è formata insieme al pianeta? Quanta ne abbiamo persa nel corso della storia? Rispondere a tutte queste domande è cruciale anche per comprende le dinamiche del nostro clima. Ci hanno provato a farlo un gruppo di ricercatori del Museo di storia Natuarle della Danimarca e della Stanford University, che hanno appena pubblicato i loro risultati su PNAS.

Com’era verde l’Antartico

NOTIZIE - Recuperare carote di sedimento marino in condizioni impervie, datare con difficoltà ogni strato del campione, smistare migliaia di piccolissimi granuli di polline, catalogarli e capire a quale specie vegetale apprtengono (appartenevano). Questo il lavoro titanico computo dal team multidisciplinare che segue il progetto SHALDRIL, il cui scopo è ricostruire la flora e il clima negli ultimi 36 milioni di anni nella Penisola Antartica, la parte più settentrionale del continente, l'ultima ad essere stata ricorperta dai ghiacci (negli ultimi 55 milioni di anni) e la prima a scongelarsi ai giorni nostri a seguito del riscaldamento globale. Il lavoro, finanziato dalla National Science Foundation statunitense, è iniziato nel 2002. Alcune carote di sedimento fangoso (lunghe circa 30 m) sono state prelevate nelle acque basse vicino alla costa della penisola da John Anderson, primo autore della ricerca della Rice University. Il sedimento poi è stato datato dal paleooceanografo Steven Bohaty, dell'Università di Southampton) e dal suo team. Julia Wellner (ora all'Università di Houston) ha invece analizzato le caratteristiche del sedimento per capire se si fosse formato sotto a uno strato di ghiaccio, in mare aperto o in un mix delle due condizioni
LA VOCE DEL MASTER

Il freddo che cacciò i vichinghi

LA VOCE DEL MASTER - Uno studio, condotto da un gruppo di ricercatori capeggiato da Sofia Ribeiro dell’Università di Copenhagen e pubblicato su Boreas, ha permesso di ricostruire il clima di un’area della costa occidentale della Groenlandia, negli ultimi 1500 anni. La ricostruzione del paleoclima, ottenuta grazie all’analisi dei fossili di microorganismi (dinoflagellati) e pollini contenuti nei sedimenti marini davanti alla baia di Disko ha permesso di approfondire la conoscenza del clima di questa regione, fornendo un contributo agli studi storici. I dati climatici ottenuti, possono infatti aiutare gli storici a capire come mai, attorno al 1350 d. C., i vichinghi che vivevano in questa zona l’abbiano definitivamente abbandonata. La Disko Bay si trova sulla costa occidentale della Groenlandia, è una grande baia lunga 150 km e ampia 100, frequentata e amata dai turisti delle regioni estreme.

Sorprese nelle profondità dei ghiacci antartici

NOTIZIE - In Antartide, la quantità di ghiaccio che si forma da sotto, e non per compressione degli strati di neve, è molto superiore a quanto calcolato finora e avrà un impatto sui modelli che ricostruiscono il clima del passato.

L’antica Spagna dei mammuth

NOTIZIE - Ma anche i rinoceronti pelosi, le renne e altre bestie nordiche pascolavano nelle pianure iberiche di 150.000 anni fa. È quanto concluso dopo uno studio comprensivo di tutti i reperti fossili della penisola