Un vaccino per curare

Al via la sperimentazione per il vaccino antilinfoma messo a punto dal Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB)


I vaccini non servono solo per prevenire una malattia, talvolta la curano anche. È il caso del vaccino antitumorale messo a punto dal Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) di Trieste che scatena nell’organismo degli individui ammalati di linfoma una risposta immunitaria in grado di contrastare la forma cancerosa. La sperimentazione della terapia sugli animali ha rivelato una particolare efficacia nel ridurre il linfoma di tipo Non-Hodgkins, che colpisce i linfociti B, una categoria specifica di globuli bianchi.

Ieri, martedì 21 aprile, Oscar Burrone, a capo del progetto e responsabile del Laboratorio di Immunologia Molecolare dell’ICGEB, e Mario Petrini, responsabile clinico della sperimentazione e Direttore della Divisione di Ematologia del Dipartimento di Oncologia dei Trapianti e Nuove Tecnologie in Medicina dell’Università di Pisa hanno annunciato l’inizio della sperimentazione clinica del vaccino sugli esseri umani.

Il vaccino terapeutico agirà direttamente sul codice genetico delle cellule tumorali, colpendo un gene caratteristico, diverso da quello dell’organismo dell’individuo che “ospita” la neoplasia. Il vaccino è innovativo anche perché rappresenta un’appliocazione di quella che oggi viene considerata una nuova frontiera dei trattamenti medici, la “medicina personalizzata”. La terapia antilinfoma infatti sarà diversa per ciascun paziente perché si baserà proprio sul suo codice genetico e ciascun vaccino dovrà essere progettato ad hoc per ciascun caso.

La sperimentazione su modelli animali effattuata all’ICGEB ha dato risultati promettenti. Ora verranno selezionati dei pazienti ai quali verrà somministrato il vaccino e sui quali, per tre anni, si seguirà l’evoluzione clinica. Il metodo è estremamente semplice e non invasivo e non necessita nemmeno di ricovero. Secondo i ricercatori inoltre non presenta alcun rischio per i pazienti e nessun effetto collaterale.

La speranza futura è che, se verrà provata l’efficacia del trattamento sull’essere umano, la metodologia possa venire applicata anche per curare altri tipi di cancro molti diffusi come quello alla mammella.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Sono interessato a conoscere gli sviluppi positivi di questa ricerca. Sono in cura presso il centro ematologia dell’Ospedale Civile “G.Moscati” di Taranto per un linfoma LNH. Grazie e distinti saluti. Giovanni Zaccagni

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