Il fossile diventa virtuale

Una tecnica di imaging, vecchia ma “rinnovata”, permette di osservare i fossili intrappolati nell’ambra con grande dettaglio

I raggi x sono stati usati in paleontologia fin dalla loro scoperta nel 1895, ma le radiografie dei fossili sono sempre state troppo imprecise per poter essere di qualche utilità per la ricerca scientifica. Le cose sono iniziate ad andare un po’ meglio con l’avvento della TAC, la tomografia computerizzata, con la quale è possibile ricostruire delle immagini tridimensionali dei reperti intrappolati nei sedimenti ma è solo di recente che la tecnica si è raffinata così tanto da poter osservare nel dettaglio anche all’interno di rocce come quelle esaminate da Paul Tafforeau, paleontologo della European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble, in Francia.

Lo scienziato grazie ai raggi x ad alta energia prodotti dal sincrotorne, in soli 4 giorni ha scoperto ben 356 inclusioni dentro alcuni ciottoli di ambra opaca. Grazie alla TAC Tafforeau ha ricostruito una serie di spettacolari immagini 3D di lumache, libellule, blatte e molto altro – anche specie finora sconosciute – alla soprendente risoluzione inferiore al micrometro. Queste immagini sono ora disponibili in un database online.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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