Eliche al plasma

LAmpada al plasma (crediti: Luc Viatour)Il consorzio RFX di Padova ha osservato proprietà del plasma da fusione che potrebbero avere applicazioni in campo energetico

A 15 milioni di gradi Kelvin assume la forma di un’elica e raggiunge un equilibrio spontaneo: il plasma prodotto dal consorzio RFX di Padova insieme ad altre recenti scoperte apre nuove e promettenti prospettive per ricavare l’energia dalla fusione nucleare.

La fusione nucleare è da molti scienziati considerata una promettente fonte energetica del futuro, anche perché i materiali che si potrebbero usare per questo processo (il litio per esempio) sono praticamente inesauribili, ma fino ad oggi non si è ancora messo a punto un modo efficiente e sicuro di utilizzarla. Una via privilegiata per studiare la fusione è secondo alcuni scienziati l’uso del plasma. Il plasma è uno stato della materia in cui le particelle che formano gli atomi, elettroni, protoni e neutroni non sono più legati fra loro ma fluttuano tutti mescolati, una condizione simile a quella che si osserva nel nucleo delle stelle. Il gruppo padovano sta da anni producendo dei tipi di plasma chiamati “reversed field pinch”, ottenuti in una “ciambella” del diametro di 4 metri (l’esperimento RFX), al cui interno si crea un plasma di idrogeno, ovvero un gas estremamente “caldo” e rarefatto.

Nel plasma usato per le ricerche sulla fusione gli atomi non sono completamente disgregati: le temperature usate strappano gli elettroni mettendo “a nudo” i nuclei . Questa condizione, secondo gli scienziati, è la via più semplice per favorire il processo della fusione nucleare, cioè l’accorparsi di due nuclei atomici, un processo che produce energia.

Grazie all’esperimento RFX Piero Martin, dell’Università di Padova, Maria Ester Puiatti, del Cnr, e colleghi sono riusciti a portare il plasma 15 milioni di gradi Kelvin e osservandone il comportamento hanno dimostrato che a questa temperatura il plasma si dispone a elica e non perde energia.

I risultati di questo esperimento pubblicati su Nature Physics confermano quanto già previsto da studi teorici.  Il consorzio RFX conta fra i soci il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l’Università di Padova, ENEA, INFN e Acciaierie Venete S.p.A.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. L’esprimento è molto interessante a patto che la nuova energia sia polita ,per evitare un ulteriore inquinamnto della Nostra Povera Terra

  2. Be’ che dire, complimenti a questo gruppo di ricercatori italiani! Speriamo solo che chi rifornisce sia lungimirante e continui a infondere!

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