Il cervello dell’antenato

cervello antenato 2La ricostruzione tridimensionale dell’encefalo di un nostro antichissimo predecessore, effettuata da ricercatori  del Museo di Storia Naturale della Florida e dell’Università di Winnipeg, svela particolari inattesi della nostra evoluzione

L’Ignacius graybullianus faceva parte di un ramo secondario dell’albero evolutivo dei primati, “un cugino della discendenza principale dalla quale noi proveniamo,” come lo descrive Jonathan Bloch, paleontologo del Museo di Storia Naturale della Florida. Lo scienziato insieme a Mary Silcox, antropologa dell’Università di Winnipeg, sulla base di un cranio perfettamente conservato che risale a circa 54 milioni di anni fa ha ricostruito la forma del cervello di un esemplare di questo primate primitivo. L’animale appartiene al gruppo dei plesiadiformi, antichissimi primati che si sono evoluti nei 10 milioni di anni fra l’estinzione dei dinosauri e la comparsa dei primi antenati dei primati moderni di cui si abbiano resti fossili.

Le ipotesi sull’evoluzione del cervello umano si basano principalmente sui primati viventi. “Sono state fatte un sacco di inferenze sulla struttura del cervello dei primati antichi, e ora scopriamo che molte di queste speculazioni sono sbagliate,” è il commento di Silcox. I due scienziati hanno usato la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) radiografando più di 1.200 sezioni del teschio. Le immagini così ottenute sono servite a modellare una ricostruzione tridimensionale del cervello del plesiadiforme.

Cervello antenatoStudi precedenti hanno stabilito che i plesiadiformi erano delle specie transizionali. Assomigliavano ai primati moderni nella dieta e nel fatto che abitavano sulla chioma degli alberi, ma a differenza delle scimmie attuali non saltavano di albero in albero. Secondo alcune ipotesi l’aumento di volume del cervello nei primati è legato proprio all’acquisizione di  queste abitudini: dormire sugli alberi e nutrirsi di frutta. Ma il cervello ricostruito da Silcox e Bloch è molto piccolo, metà del più piccolo dei primati attuali, e perciò quest’ipotesi andrebbe esclusa.

L’aumento di volume della massa cerebrale nei primati è avvenuta nel corso di dieci milioni di anni, subito dopo l’estinzione dei dinosauri: in questo periodo i fossili dimostrano che le aree cerebrali dedicate alla vista sono cresciute enormemente mentre quelle dedicate all’olfatto si sono ridotte. Secondo Bloch è probabile che questo sviluppo sia legato all’abitudine di vivere sugli alberi in foreste molto fitte dove era possibile saltare da un albero all’altro, ma serviranno ulteriori prove per confermare questa supposizione.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: