Effetto ironia

crediti: weblog244Una rassegna di Daniel Wegner sulla rivista Science spiega la “psicologia delle figuracce”

Si narra che Fëdor Dostoevskij sfidò uno dei suoi fratelli a non pensare a un orso bianco, provocando nel poverino il pensiero ossessivo di quest’animale. Questo aneddoto è all’origine di un esperimento ormai considerato un classico della psicologia, noto con il nome “don’t think of a white bear”. Nell’esperimento i soggetti erano istruiti a non pensare a un orso bianco per cinque minuti, mentre raccontavano i pensieri che liberamente attraversavano la loro mente. Ogni volta che pensavano a un orso bianco dovevano suonare un campanello. I trilli frequenti indicavano la difficoltà di non pensare all’orso. Questi effetti paradossali vengono chiamati dagli psicologi “processi ironici” e Daniel Wegner, uno dei due autori, insieme a David Schneider, dell’esperimento originale del 1987, li affronta in una review apparsa il 2 luglio scorso sulla rivista Science.

Questo effetto cognitivo è spesso inconsapevolmente comico: la nostra mente in certe particolari condizioni si sforza attivamente di sopprimere un’informazione, ma basta un po’ di stress perché questa emerga quasi contro la nostra volontà. Così al primo appuntamento ci mettiamo a parlare del nostro ex o confessiamo candidamente il vero motivo per cui abbiamo fatto tardi sul lavoro. “Anche se la nostra mente cosciente si sforza di fare la cosa più appropriata, la mente incoscia va in cerca del peggio,” commenta Wenger.

Come spiega lo scienziato nella review, la ricerca evidenzia che una parte del cervello è associata con la ricerca cosciente della cosa giusta da fare, mentre un’altra pone attenzione alla cosa sbagliaata, quella da cui teoricamente bisogna difendersi. A seconda di quella che si attiva prima o maggiormente si osserva un comportamento adeguato o un errore ironico. Le conoscenze attuali si limitano a osservare che queste aree si attivano ma poco si conosce sulla sequenza causale del processo.

Articolo originale:
“How to Think, Say, or Do Precisely the Worst Thing for Any Occasion.” By Daniel Wegner. Science, Vol. 324 Issue 5936, July 2, 2009.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. siamo Prede (essendo scimmie): siamo programmati per pensare SEMPRE che ci sia qualcosa in movimento intorno a noi,.è il motivo del perchè il Topo è così abile nel nascondersi: si aspetta SEMPRE che ci sia qualcuno che si accorga di lui..proietta la sua mente da preda sull’ambiente..e per questa ragione,non possiamo non poensare all’Orso (che ,ironia della sorte,è un PREDATORE..guarda caso)

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