Pari opportunità su due ruote

Crediti: omnia_mutantur  / cristianPer promuovere una mobilità urbana più sostenibile è necessario tenere conto delle necessità femminili

Il confronto fra i dati in materia di mobilità urbana su due ruote negli Stati Uniti e in Europa dimostra che un modo semplice per stimolare l’uso della bicicletta in città è quello di agevolare le donne. “Chi vuole capire se un ambiente urbano supporta l’uso della bicicletta farebbe meglio a dimenticare i dettagliati “indici di ciclabilità” e misurare semplicemente la proporzione di ciclisti donna,” spiega Jan Garrard, della Deakin University di Melbourne in Australia, autore di diversi studi sulla questione di genere e l’uso della bicicletta.

Se infatti si analizzano le statistiche di alcune città americane, dove in genere la percentuale di ciclisti è molto bassa, il rapporto fra uomini è donne è 2 a 1, mentre in certi stati europei dove la percentuale di spostamenti in bicicletta è alto, come nei Paesi Bassi (27%) e in Germania (12%), il rapporto fra uomini e donne è praticamente identico, 55% e 49% di donne in bicicletta rispettivamente. La percentuale di donne che si spostano in bicicletta è dunque un buon indicatore di quanto un ambiente urbano è “bike friendly”, favorevole cioè all’uso della bicicletta.

Le particolarità delle femmine rispetto ai maschi sarebbero almeno due: in primo luogo molti studi anche in campi diversi dimostrano che le donne sono meno disposte a rischiare, e chi si muove in certi ambienti urbani in bicicletta sa che può essere un’attività con una certa dose di pericolosità. Le donne inoltre sono quelle che più spesso si occupano dei bambini e degli acquisti  per la famiglia. Questo dato è importante in quanto molto spesso quando in una città vengono progettate piste ciclabili vengono scelti percorsi di maggior valore ambientale e paesaggistico (per esempio piste che corrono in mezzo a un parco a lato di un fiume) ma non vie che si dirigano verso scuole e supermercati.

Una ricerca condotta l’anno scorso da Jennifer Dill, ricercatrice di pianificazione dei trasporti all’Università di Stato di Portland, che ha usato un sistema GPS per registrare i percorsi quotidiani dei ciclisti ha dimostrato che, a differenza degli uomini, le donne tendono a non prendere il percorso più breve da un punto a un altro, scegliendo vie che passano attraverso zone più tranquille dal punto di vista del traffico. Anche i dati su una città come New York sono significativi: anche se nel complesso gli uomini in bici sono tre volte le donne, per alcune piste ciclabili particolarmente tranquille, come quelle che passano per Central Park, la percentuale femminile sale al 44%.

Le piste ciclabili per venire incontro alle esigenze femminili dovrebbero essere più sicure – cioè non basta segnare un percorso sulla strada in mezzo al traffico, ma bisogna pensare a uno spazio protetto da una barriera – e utili. Non basta però migliorare le infrastrutture per spingere più donne a spostarsi su due ruote. Come sottolinea Susan Handy, dell’Università della California e autrice di uno studi recente pubblicato sulla rivista Transportation Research Record, esistono anche delle variabili attitudinali. Il “comfort” e il fatto di “aver bisogno della macchina” sono fattori che influenzano fortemente le percentuali di scelta della bicicletta da parte delle donne, ma non degli uomini. Secondo Handy questa resistenza è legata a una questione anche culturale che potrebbe essere attutita da corrette campagne di informazione.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Ogni tanto vado al lavoro in bicicletta nonostante i 20 km di distanza. Concordo con l’articolo quando dice che la pericolosità è un fattore determinante del tragitto. Io stesso scelgo il percorso più sicuro, e comunque non lo ritengo abbastanza sicuro.

    Speriamo che queste osservazioni almeno aiutino a sensibilizzare le amministrazioni locali per la costruzione di infrastrutture più utili dei soliti dossi.

    Cordiali saluti e complimenti per il sito.
    Fabio

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