I segreti della Gioconda

Il sorriso della GiocondaGli scienziati continuano a studiare l’elusivo sorriso di Monna Lisa e scoprono nuovi dettagli sulla sua ambiguità

Un momento sembra sorridere, l’attimo dopo diventa seria. Il celebre dipinto di Leonardo esposto al Louvre da qualche secolo continua a sconcertare chi la osserva. Alcuni scienziati hanno cercato di capire il motivo e secondo uno studio presentato recentemente al meeting della Society for Neuroscience che si è tenuto a Chicago, l’ambiguità del sorriso di Monna Lisa dipende dall’azione di diversi tipi di cellule visive che trasmettono diversi tipi di informazione al cervello. Questi flussi di informazione sono in competizione fra loro e a volte vince uno (e si vede il sorriso) mentre altre volte vince l’altro (e allora il sorriso sparisce).

Nel 2000 Margareth Livingstone, neuroscienziata della Harvard Medical School, ha proposto una teoria secondo la quale il sorriso è evidente nella visione sfocata periferica, ma svanisce quando cerchiamo di metterlo a fuoco nella fovea, la parte più centrale della retina dove avviene la visione nitida dei dettagli. Luis Martinez Otero e Diego Alonso Pablos, neuroscienziati dell’Università di Alicante, autori della ricerca più recente ritengono invece che la visione periferica possa giocare qualche ruolo nell’illusione ma che non sia il fattore più importante. Secondo le loro osservazioni infatti la probabilità di vedere il sorriso cresce con l’aumentare della dimensione dell’immagine e anche con il diminuire della distanza dell’osservatore dal quadro. Se invece il sorriso fosse più evidente nella visione periferica allora dovrebbe essere più probabile vederlo quando l’immagine è piccola o distante.

Secondo i due scienziati invece per vedere il sorriso sono molto importanti quelle cellule retiniche implicate nella visione dei contrasti fra due bordi. Nella retina infatti esistono cellule che si attivano quando la loro parte centrale è colpita dalla luce e tutto ciò che sta intorno invece è nell’ombra (on-center), e al contrario cellule che si attivano quando il centro è al buio e il contorno è illuminato (off-center). Questo tipo di cellule sono specialmente importanti per vedere i contorni degli oggetti. Con una tecnica sperimentale specifica Martinez Otero e Alonso Pablos hanno stabilito che il sorriso è più evidente quando le off-center vengono “silenziate”, e che quindi sono le on-center le cellule più sensibili al sorriso della Gioconda.

Anche il punto di fissazione sembra giocare un ruolo molto importante. Quando infatti i soggetti avevano un minuto per osservare il ritratto, il loro sguardo (se ritenevano che stesse sorridendo) tendeva a concentrarsi sulla parte sinistra della bocca mentre se avevano solo pochi secondi osservavano la guancia sinistra. Secondo Martinez Otero e Alonso Pablos quando un individuo ha tempo sufficiente per esaminare il dipinto la visione centrale è più importante e solo nel caso di tempi molto ridotti il sistema visivo finisce per usare la visione periferica.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Ecco a cosa seervono gli scienziati! A scoprire come funziona il sorriso della Gioconda!Bel compito davvero mentre un miliardi dipersone muoiono di fame e il mondo va in rovina.

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