APPROFONDIMENTOCRONACA

Polvere nera

Il particolato carbonioso emesso dalle combustioni di fonti energetiche fossili potrebbe contribuire al riscaldamento globale

NOTIZIE – Non ci sono solo i gas serra. Gli scienziati cominciano infatti a pensare che il riscaldamento più marcato che si osserva in certe zone circoscritte del nostro pianeta, per esempio l’Himalaya, l’imponente catena montuosa asiatica, sia collegato all’inquinamento da polvere di carbone. Lo sostiene per esempio Willam Lau, direttore del dipartimento di scienze atmosferiche del Goddard Space Flight Center della NASA, che ha presentato i suoi dati al meeting annuale dell’American Geophysical Union.

“In alcune aree dell’Himalaya il tasso di riscaldamento è cinque volte più veloce della media globale,” avverte Lau. Lo stesso allarme è stato lanciato qualche giorno fa Vandana shiva, al Klimaforum che in questi giorni si sa tenendo a Copenhagen, in concomitanza con la Conferenza mondiale sul clima. Dal 1960 a oggi il 20% dei ghiacciai himalayani si è sciolto, e una parte di questo scioglimento, sostiene Lau, potrebbe essere dovuto al particolato carbonioso.

Nella ricerca che sarà prossimamente pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters, Lau e colleghi sostengono che le particelle piccolissime che si producono con una combustione non completa di fonti energetiche fossili (e sono dunque un prodotto di scarto delle automobili, e della combustione a scopi agricoli e industriali) si legano alla polvere atmosferica e vengono trasportate dalle correnti aeree. Quelle prodotte nella regione asiatica (area in rapida espansione economica) tendono ad accumularsi ai piedi della catena montuosa dell’Himalaya. Lì a causa del loro colore nero assorbono i raggi solari e li trasformano in calore che riscalda l’aria. Quest’aria calda  grazie alle correnti ascensionali sale poi in quota dove va a sciogliere i ghiacciai.

Partendo da alcuni lavori precedenti Lau e colleghi con i dati raccolti dai satelliti della NASA hanno creato una simulazione (ne vedete un esempio nel video qui sopra) che mostra il movimento delle particelle di carbone nell’atmosfera terrestre durante i mesi che vanno da Aprile a Novembre. Il periodo di maggiore concentrazione del particolato ai piedi dell’Himalaya coincide anche con il momento dell’anno in cui si ha il tasso maggiore di scioglimento. La NASA ha già iniziato alcuni studi sul territorio per testare le osservazioni di Lau.

L’Himalaya, che è considerato il “terzo polo”, dato che dopo Artico e Antartico conserva la quantità maggiore di ghiaccio del Pianeta, è una delle più importanti riserve d’acqua mondiali. Da questa catena montuosa infatti si originano alcuni fra i più importanti corsi d’acqua del Pianeta: il Gange, l’Indo, il Brahmaputra,  lo Yangtzee, il Fiume Giallo e il Mekong, solo per citarne alcuni. La sopravvivenza di questi ghiacciai è fondamentale per miliardi di esseri umani e se il processo non verrà invertito in capo ad alcuni decenni potrebbe esserne sparita la maggioranza.

“Il ciclo di vita del particolato è molto più breve di quello dei gas serra,” ha spiegato Lau. “Per questo ridurre l’emissione di queste particelle potrebbe avere un impatto molto più rapido sul riscaldamento.”

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. La soluzione del problema sarebbe fin troppo semplice, se non vi si opponessero ragioni politiche ed economiche: l’uso dell’energia elettrica sia per uso industriale che domestico. Le grandi centrali elettriche, dislocate in regioni strategiche, potrebbero funzionare sia col nucleare che con combustibili fossili, sotto stretto monitoraggio dei residui. Rimarrebbe solo il problema della trazione, che però sta già ottenendo lusinghieri risultati con il metano e con le batterie. Certo, all’inizio provocherebbe crisi finanziarie, disoccupazione e guerre, tali da scoraggiare qualsiasi consesso internazionale, quidi…campa cavallo.

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