CRONACA

Pomodori perpetui

Gli scienziati indiani hanno messo a punto un pomodoro che ha bisogno di almeno un mese e mezzo per maturare. Sperano così di facilitare trasporto e conservazione di frutta e verdura nel loro paese

NOTIZIE –  45 giorni: questo è il tempo che il pomodoro high-tech svilppato al National Institute of Plant Genome Research di Delhi, in India, può restare intatto sui banconi di un supermercato (o in una cassetta durante il trasporto). Asis Datta e colleghi hanno individuato gli enzimi che normalmente provocano la maturazione di questo vegetale e li hanno silenziati (usando una tecnica basata sull’RNA).

La scoperta arriva in un momento particolare per quanto riguarda i vegetali OGM in India. Qualche settimana fa il governo indiano ha infatti rimandato – ancora non è chiaro per quanto – il rilascio delle melanzane Bt-brinjal, una varietà OGM molto resistente ai parassiti, proprio a causa delle obiezioni solevate da diverse parti (scienziati, cittadini, politici).

Dall’altro lato però l’India è il secondo più grande produttore di frutta e verdura mondiale ma il 40% della produzione viene perso per l’eccessiva maturazione. Il problema è così grave in questo paese perché le infrastutture (strade, ferrovie) scarse e la carenza di refrigeratori danneggiano i vegetali nel trasporto. Il pomodoro creato da Datta e colleghi dunque potrebbe essere di estrema utilità (anche perché la tecnica può essere applicata ad altri tipi di verdura e frutta). I due scienziati sono inoltre sicuri che il pomodoro OGM non riceverà l’opposizione riservata alla melanzana: in questo caso infatti non c’è alcun gene estraneo che viene introdotto nel vegetale, ma solo alcune sequenza di DNA che vengono rese silenti. Per la melanzana infatti la maggiore obiezione (anche se non l’unica) riguarda la sicurezza alimentare del prodotto: nel suo codice genetico è infatti presente un gene del batterio Bacillus thuringensis in grado di conferire resistenza ad alcuni parassiti, e non è ancora chiaro se l’ingestione possa provocare danni alla salute.

I dettagli sul pomodoro “longevo” sono disponibili in un articolo pubblicato qualche giorno fa sui Proceedings of the National Accademy of Sciences. Per l’analisi completa del vegetale comunque ci vorranno ancora due anni.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. Non ho ancora letto l’articolo di PNAS ma ho una curiosità. E’ stata determinata la percentuale di riduzione della contaminazione microbica durante una shelf-life cosi’ lunga?

    Altra domanda: la pianta del pomodoro produce alcuni glicolacaloidi come la solanina e lo stesso fanno altre solanacee commestibili. La presenza di queste sostanze è in alcuni casi organo-specifica (nel tubero della patata no, ma nei suoi germogli si’) o dipendente dal grado di maturazione. Nei pomodori verdi o comunque acerbi ne è presente un poco di più che in quelli rossi. Niente che determini disastri, ma è comunque un fattore antinutrizionale (la cottura poi riduce ancora i rischi). Tuttavia, in questo pomodoro è stato silenziato anche il gene che attiva la biosintesi delle solanine?

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: