CRONACA

Un piede artificiale ecologico

Un nuovo tipo di protesi ricicla l’energia e facilita la camminata

NOTIZIE – Non è solo una spinta verso un uso più sostenibile dell’energia ad aver ispirato Art Kuo, professore di ingegneria biomeccanica dell’Università del Michigan, a inventare un piede prostetico “ecologico”, ma soprattutto la preoccupazione di offrire una camminata più naturale e meno faticosa alle persone che hanno perso uno o entrambi gli arti inferiori.

La prostetica è la scienza che grazie alle protesi artificiali studia come restituire  la mobilità alle persone che hanno perso (principalmente) gambe o braccia. Oggi questa scienza produce protesi molto sofisticate, ma la strada verso arti veramente efficienti è ancora lunga. Per esempio in fatto di piedi le protesi ora disponibili danno spesso la sensazione a chi le porta di dover sopportare un peso ben maggiore del proprio corpo. Questo accade principalmente perché i normali piedi artificiali non “recuperano” lo sforzo compiuto. In un piede normale infatti il sistema elastico di articolazione, tendini e muscoli del piede recupera parte dell’energia che viene usata nel passo, mentre normalmente le protesi non lo fanno.

Alcuni tipi più sofisticati hanno una batteria che restituisce parte dell’energia persa, ma questo oltre a un grosso dispendio energetico significa anche un maggiore ingombro e peso da portare in giro (a causa delle batterie).

Gli studi dimostrano che camminare su un piede artificiale convenzionale, rispetto a un piede normale, richiede in media il 23% di energia in più. Come si legge su PLoS One il nuovo dispositivo nelle prove di laboratorio riduce il surplus di energia a solo il 14% (con un risparmio di oltre il 10%). Il piede artificiale di Kuo si avvale di un sistema di molle controllate elettronicamente in grado di restituire parzialmente  l’energia persa nel contatto col terreno, e utilizza solo una piccola batteria.

La protesi è ora in fase di test al Seattle Veterans Affairs Medical Center e alcune versioni commerciali sono attualmente in sviluppo all’Arbor company.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Ragazzi! anche il solo ricupero di energia per ricaricare il cellulare sarebbe gia’ un buon “passo” per lo sviluppo di un futuro sempre meno dipendente da risorse esauribili! Pensate ai milioni di watt usati per i telefonini! Poi …non mettiamo limiti al futuro, che nonostante gli uomini, potra’ essere piu’ risparmioso di non quanto abbiamo fatto dai primi del 900 ad oggi!

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