CRONACA

Vita e morte di una comunità virtuale

La chiave del successo di un network online? L’eterogeneità della comunità che lo segue

NOTIZIE – Che cosa determina il successo e la longevità di una comunità in internet? Difficile da immaginare, ma il parametro che meglio ne predice il tasso di sopravvivenza è quanto eterogenea è la comunità. Poco contano infatti le dimensioni iniziali del gruppo o altre variabili quantitative, spiegano Quentin Jones del New Jersey Institute of Technology, Mihai Moldovan dell’Università di Haifa, e altri colleghi in un comunicato stampa congiunto delle due università.

Nell’epoca dei social network come Facebook, Youtube, e molti altri, diventa importante scoprire quali fattori regolano la vita delle comunità virtuali. Fino a oggi gli esperti si sono lamentati che le variabili in gioco sono troppe e che quindi è praticamente impossibile fare previsioni. Forse però si è guardato dalla parte sbagliata: la maggior parte della letteratura infatti si è focalizzata sul variabili quantitative come la dimensione del gruppo o il numero di scambi (l’attività). Jones e colleghi invece hanno posto attenzione a una serie di parametri “sociali”, per esempio l’omogeneità o al contrario l’eterogeneità delle comunità. Nello studio, un gruppo è stato definito omogeneo quando il turnover (il tasso di rinnovamento dei membri) è basso – cioè i membri restano essenzialmente gli stessi per un certo lasso di tempo -. Al contrario un gruppo è considerato eterogeneo quando cambia spesso i componenti.

Jones e colleghi hanno analizzato un campione di 282 canali di chat, nati tutti durante lo stesso mese, e hanno esaminato le relazioni fra l’attività complessiva (per ogni canale all’inizio) e l’aspettativa di vita di ciascun network. L’osservazione è continuata per sei mesi dalla nascita di ogni canale.

La variabile che si è dimostrata migliore per predire la durata di ciascuna comunità è stata il tasso di eterogeneità del network: maggiore il turnover, maggiore l’aspettativa di vita. Il numero dei membri totali e il numero di quelli attivi invece non avevano collegamento con la sopravvivenza. In compenso un altro parametro “buono” sembra essere il numero di messaggi scambiati fra i membri, ma solo dopo un certo tempo (la quantità di messaggi scambiati proprio all’inizio, entro due ore dalla nascita, non ha alcuna influenza, ma più questo numero cresce successivamente, maggiori appaiono le probabilità di sopravvivenza).

Lo studio evidenzia anche che se il rapporto fra il numero di messaggi e il numero di utenti rimane invariato dopo due settimane di vita della comunità, le probabilità di “morte” sono alte, mentre un rapporto che varia irregolarmente (non importa se cresce o decresce) nel tempo è caratteristico di una comunità longeva.

“Questo lavoro dimostra che la previsione sulle possibilità di sopravvivenza di una comunità online non possono basarsi su dati quantitativi legati alle dimensioni del gruppo o al tasso di crescita. Un predittore sociale invece può funzionare meglio,” ha spiegato Daphne Raban, un altro fra gli autori della ricerca.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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