APPROFONDIMENTOCRONACA

Lo stato di salute dei fiumi italiani

Il recente caso del fiume Lambro ha focalizzato l’attenzione dei media sullo stato dei fiumi in Italia: migliaia e migliaia di tonnellate di gasolio si sono riversate in quello che è un importante affluente del più grande dei nostri fiumi, il Po, un vero disastro ecologico. Ma il caso del Lambro non deve trarci in inganno: la maggior parte dell’inquinamento fluviale in italia non è chimico, ma batterico e cioè deriva dagli scarichi fognari urbani e non dall’industria. Katia Le Donne, dell’ufficio scientifico di Legambiente, ci racconta come stanno i fiumi nel nostro Paese, disegnando anche una rapida cartina dei casi più critici

Ascolta l’intervista integrale di OggiScienza a Katia Le Donne

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. I depuratori di prima generazione (a fanghi attivi), come quello di S. Fruttuoso sul fiume Lambro (Brugherio, Monza), “sgrossavano”, permettetemi il termine poco scientifico, il carico inquinante.
    Nulla potevano, e ancora oggi non possono affrontare significativi sversamenti di composti organici idrogenati (a parte la diseolatura, azione poco efficiente nei confronti dei composti tossici idrocarburici stericamente complessi ), sconosciuti all’insieme “fanghi attivi “. Forse dovremmo riesumare la “Legge Merli” sull’inquinamento delle acque, emanata nel 1973 e mai attuata.

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