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Enti “inutili”: il parere di Ilaria Capua

POLITICA – Ecco la dichiarazione rilasciata a OggiScienza da Ilaria Capua, direttore del Centro di referenza nazionale Oie/Fao per l’influenza aviaria e la malattia di Newcastle presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

“Non vorrei entrare nel merito dei tagli della manovra finanziaria e della “lista nera”, perché non conosco i dettagli necessari. Vorrei però fare una considerazione generale. Certo in tempi difficili, come questi tempi di crisi, può essere necessario razionalizzare le risorse, puntando a valorizzare i centri di eccellenza. Oggi esistono strumenti abbastanza semplici (indicatori come il numero di pubblicazioni in riviste scientifiche internazionali, ma non solo) che permettono di valutare con una certa oggettività se un centro funziona bene oppure no. Sono strumenti riconosciuti e ampiamente utilizzati a livello internazionale e sarebbe ora che anche l’Italia cominciasse ad applicarli .”

“Se in base ai parametri impiegati per una valutazione continua della qualità della ricerca un certo centro dovesse risultate inefficiente (e non sto alludendo ad alcuno in particolare, ma solo facendo considerazioni generali), si potrebbe anche pensare a una sua ristrutturazione, anche drastica. Di certo, però, non dalla sera alla mattina. Non si può intervenire così, roteando asce o mannaie sulle teste degli istituti di ricerca e di chi ci lavora.”

“Il punto è che un sistema di valutazione continua darebbe anche il tempo di mettere in atto i correttivi del caso. Se un centro viene periodicamente valutato e ci si rende conto che le cose non vanno bene, che per qualunque ragione è inefficiente, si può prevedere una finestra di tempo in cui cercare di capire che cosa non va e come migliorare le cose. Arrivare all’improvviso e dire: ‘Scusa, tu da domani sei chiuso’ è inappropriato e ingiusto. Un male per tutta la collettività”.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

1 Commento

  1. E’ il solito dilemma: il gioco vale la candela? Certo, con i soldi a piacere si può benissimo correre il rischio. E le cosiddette priorità? Non so cosa ne penserebbero i cassintegrati, od i malati che hanno urgente bisogno di cure, se si dicesse loro di pazientare perchè si stanno facendo ricerche che, forse, in futuro potrebbero risolvere il loro problema. Per cercare di vincere al superenalotto si può aumentare il numero delle schedine, ma nessuno può garantire i risultati. E’ sempre una scommessa. E poi, quali ricerche? La fusione fredda è ad esempio un traguardo di tutto rispetto, ma se alla fine risultasse irrealizzabile? E poi chi e con quali mezzi dovrebbe assegnare i fondi? Gli unici in grado di dire se una ricerca è valida sono gli stessi ricercatori, non certo commissioni ad hoc. In America hanno fatto scandalo i finanziamenti concessi a ricerche i cui presupposti sono poi risultati fasulli, ma che erano stati taroccati ad arte per spillare quattrini. Ma l’America può permettersi questo ed altro. Da noi la pletora dell’impiego pubblico è quasi sempre un surrogato del sussidio di disoccupazione. Oggi solo i grandi complessi multinazionali possono permettersi di investire nella ricerca, ma c’è anche chi preferisce usare i pochi soldi a disposizione per lo spionaggio industriale. Risparmia tempo e denaro. Se poi ci si vuole sedere al solito tavolo per discuterne, facciamolo pure. Campa cavallo, che l’erba cresce, ma “dum Romae consulitur”…

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