Distorsioni allo specchio

L’immagine che il cervello restituisce di noi stessi potrebbe essere sensibilmente diversa da quella reale. Per esempio, si tendono a percepire le mani più larghe e più corte del vero. Uno studio indaga come siamo fatti e come ci vediamo

CRONACA – Se non vi sentite pronti per la prova costume, consolatevi. La maggior parte delle persone è scontenta del proprio corpo: tendiamo naturalmente a esagerare le forme ed esasperare i nostri difetti, anche quelli che gli altri proprio non riscontrano. Forse bisognerebbe imparare a essere più clementi. Perché in realtà, ci rivela ora uno studio appena pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), siamo migliori di come ci percepiamo. In fin dei conti è il caso di ammettere che non c’è peggior giudice del nostro aspetto fisico dei nostri stessi occhi.

I ricercatori dello University College di Londra hanno misurato concretamente la distorsione dell’immagine che ci viene restituita allo specchio. Nell’esperimento è stato chiesto a un gruppo di volontari sani di posizionare il palmo della mano sinistra sotto un tavolo, in modo da non poterla vedere, e quindi di ricostruirne la sagoma individuando la posizione di 10 punti di riferimento, come la lunghezza delle dita e le nocche. Tutti i partecipanti hanno sbagliato: rispetto alle dimensioni reali, le mani sono state ingigantite di due terzi e le dita accorciate di un terzo. Più grasse e più tozze. Quando invece si è trattato di riconscere le proprie mani in un gruppo di foto, tutti hanno indovinato. Segno che il problema è proprio nella ricostruzione dell’immagine di sé. Come se nel cervello ci fosse una lente d’ingrandimento che ci inganna e ci porta a credere di avere arti più grandi rispetto al vero.

Ciò che si verifica per le mani vale con ogni probabilità anche per le altre parti del corpo (sarebbe assai improbabile avere una visione oggettiva per tutto il resto tranne le mani). Questa tendenza della mente a rifletterci in uno “specchio deformante” potrebbe in certi casi essere così accentuata da diventare patologica, alimentando l’ossessione di non essere mai abbastanza magri anche in persone snelle o abbastanza muscolosi nonostante un fisico da body builder. Secondo i ricercatori, il fenomeno del “dismorfismo” cerebrale sarebbe anche alla base di disturbi alimentari come anoressia e bulimia.

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