AMBIENTE

La più indecente delle virtù si accorcia di 1 cm: inquinamento sotto accusa

Da una ricerca dell’Università di Padova risulta che l’uomo moderno è sempre più simile alla donna: cambiano misure e morfologia della struttura. Un processo del quale sarebbero colpevoli le diossine.

AMBIENTE – Il peggior incubo di qualsiasi uomo pare si stia avverando: è stata osservata una riduzione di quasi un centimetro rispetto al passato di quella che Fabrizio De Andrè definì “la virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente”.

Da una ricerca condotta dall’Università di Padova in città e nelle province venete risulta infatti che, rispetto a sessant’anni fa, l’organo sessuale maschile abbia subito modificazioni importanti. “La ricerca è nata da una campagna di prevenzione andrologica che stiamo seguendo da tempo – spiega il prof Carlo Foresta, noto patologo e coordinatore della ricerca – Abbiamo preso in esame circa 2000 ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori e, dopo una prima fase di comunicazione delle possibili malattie del sistema riproduttivo dell’uomo e delle malattie sessualmente trasmesse, abbiamo svolto delle visite mediche nel corso delle quali abbiamo analizzato il liquido seminale dei volontari e considerato alcune misure antropometriche”. In quel momento i medici hanno scoperto che queste erano decisamente diverse da quelle di un passato non troppo lontano. Prima differenza saltata all’occhio dei ricercatori il mutato equilibrio tra tronco e gambe: “I giovani – precisa il professore – hanno in media gambe più lunghe rispetto a quelle dei giovani di un tempo in proporzione al tronco ed è noto che negli ipogonadici (cioè gli individui che hanno uno scarso funzionamento dei testicoli e quindi poca produzione di testosterone) gli arti crescono più del tronco. Questo accade principalmente durante l’adolescenza, quando è la presenza del testosterone a dare l’ultima ‘spinta’ di crescita”.

Ma non è tutto qui. Arriviamo dunque al nocciolo della questione: il cambiamento sembra aver coinvolto anche le misure del pene. Metro di paragone il “rapporto Kinsey”, l’unico studio mai effettuato sull’argomento, datato ormai 1948, che riguardava 3000 uomini americani e che definiva come standard una misura media dell’organo maschile (in fase di riposo) di 9,7 cm. Le misure effettuate oggi parlano chiaro: la media odierna è scesa a 8,9 cm.

Nightmare insomma è arrivato. E si chiama diossina: “Se guardiamo le specie inferiori come i pesci dei grandi laghi americani o gli orsi polari – chiarisce Foresta – , animali che vivono in zone dove si concentrano maggiormente le sostanze inquinanti che immettiamo nell’ambiente, si osserva una trasformazione frequente dei caratteri sessuali in forma ermafrodita. E anche l’uomo, a causa dell’inquinamento, sta cambiando. Le tossine alle quali siamo esposti modificano la struttura maschile rendendola sempre più androgina e portando ad una maggiore omogeneità tra i generi”.

Le diossine, infatti – che proliferano nell’aria che respiriamo, come nell’acqua che beviamo quotidianamente o negli alimenti che assumiamo e che sono trattati con pesticidi – sono degli anticrittogamici che agiscono come se fossero degli ormoni “deboli”. Nonostante la loro debolezza, l’esposizione costante a concentrazioni più o meno alte di queste sostanze tossiche possono ridurre l’efficacia degli ormoni maschili (già nell’utero materno) o mimare l’attività degli estrogeni e quindi portare ad una “femminilizzazione” dei tratti.

Con un po’ di speranza residua ci si potrebbe chiedere se i risultati dello studio possano essere “falsati” dal fatto che l’unico campione disponibile dal passato sia quello preso in esame da uno studio svolto sulla popolazione americana e non italiana. Ci si potrebbe dunque auspicare che l’italica virilità non abbia subito attacchi e che non ci sia una effettiva differenza tra ieri e oggi nel nostro Paese. È verosimile credere che ci sia sempre stata una differenza di misure tra statunitensi e italiani e che quindi non ci sia pericolo imminente? Si vedrà, per il momento il team di Foresta sta allargando la ricerca a Lazio e Puglia, ma – questa volta è proprio il caso di dirlo – l’ardua sentenza starà ai posteri.

4 Commenti

  1. Ah, beh, considerando che la popolazione americana ha una quota parte di origine africana molto maggiore di quella italiana, posso ben capire l’origine della differenza…
    Statisticamente e musicalmente parlando: <>…
    [A proposito, considerando che lo studio è stato fatto a Padova, ma adesso chi glie lo dice a Bossi?]

  2. è una bufala. basta spaventare la gente con queste idiozie credete di essere simpatici? è ovvio che non ci sono prove

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