COSTUME E SOCIETÀ

Geek assetati


Cosa fa uno smanettone del computer con un’improvvisa voglia di birra? Semplice: inventa un robot in grado di portargliela

COSTUME – Gli anni Duemila non si presentano come certa fantascienza del secolo scorso immaginava: niente macchine volanti, niente jetpack, e niente robot tutto-fare. Ora però, almeno in parte, l’umanità è corsa ai ripari. Al Willow Garage, in California, degli ingegneri informatici hanno creato un robot in grado di portare (e servire) la birra desiderata direttamente presso la postazione di lavoro.

Il tutto è iniziato da una situazione tipica di tutti gli uffici del mondo: come ogni venerdì, nel tardo pomeriggio, c’era sempre qualcuno che invocava una bottiglia di birra fresca, blaterando di quanto sarebbe bello pigiare un tasto e trovarla sulla propria scrivania mentre si stanno sbrigano le ultime faccende lavorative in vista del week-end. Un bel giorno qualcuno, particolarmente assetato o piuttosto stufo della solita tiritera, ha deciso di fare sul serio: una settimana di tempo per realizzare un cameriere robotizzato; dormire? Un’optional.

“Avevamo già iniziato a lavorare alla creazione di un sofware e una piattaforma hardware con la quale potevamo costruire questo tipo di applicazioni”, spiega Renee Blodgett, portavoce di  Willow Garage “Una volta che lo strumento è diventato più maturo, siamo stati in grado di staccare dal solito lavoro per una settimana e vedere cosa potevamo realizzare”. E il risultato, in effetti, ha dell’incredibile; lo scopo era creare un robot user-friendly in grado di portare la birra richiesta da un ufficio all’altro. Innanzitutto il sofware: l’applicazione si chiama Beer Me, e attraverso di essa l’utente apre il menu contenente le varie tipologie e marche di birra, ne sceglie una e specifica l’ufficio di destinazione; quindi basta premere il tasto di invio.

A questo punto il robot, ricevuto l’imput, si dirige verso il frigorifero, equipaggiato con una rastrelliera di bottiglie simile a quella dei distributori automatici, con un’inclinazione che permette all’automa di servirsi senza l’ausilio umano. Identificata la porta e la maniglia, il robot apre il frigo posizionandosi in modo tale che la porta non si chiuda. Un sistema di riconoscimento degli oggetti consente quindi di determinare quali birre si trovano nel vano, e se la birra ordinata non è disponibile invia un messaggio al programma che avvisa l’utente. Se invece il frigo è adeguatamente fornito, il cameriere robotizzato seleziona la birra e si sposta in direzione dell’ufficio indicato.

Il tassello finale, per nulla banale, è il passaggio dell’oggetto; per evitare di far cadere la bottiglia di vetro per terra, gli ingegneri hanno creato un sistema di riconoscimento facciale che consente al robot di consegnare la birra esattamente in mano all’utente: non la molla finché la faccia del destinatario non è a una distanza sufficiente e la rilascia quando la bottiglia viene leggermente tirata, per essere sicuri che la presa sia solida. Non è finita qui, perché, se necessario, il robot può anche offrirsi di stappare la bottiglia.

“Il progetto è fondamentalmente un test su ciò che attualmente in una settimana può essere fatto in termini di ricerca e sviluppo dei codici con il nostro PR2 robot, ma è anche un modo per divertirci facendo qualcosa di interessante”, racconta Blodgett. I risultati ottenuti, infatti, riflettono la capacità del team in termini di sviluppo algoritmico e strumenti software del ROS (Robot Opeating System), disponibili, peraltro, come open source. Al momento, infatti, gli ingegneri stanno studiando molte possibili applicazioni futuribili, tutte basate sul concetto di open source, indirizzate soprattutto verso lo sviluppo di software, scaricabili da chiunque, in grado di comandare dei dispositivi robotici, anche per uso domestico.

Il progetto Beer Me non serve solo ai nerd pigri o agli impiegati alcolizzati, ma è una prova per sviluppare ulteriori e più complesse applicazioni. “Una volta che un’applicazione base è sviluppata, si può facilmente concepire una moltitudine di possibili estensioni o cambiamenti che possono essere realizzati e che potrebbero creare ulteriori e interessanti utilizzi”, precisa Renee Blodgett: sostituire il frigorifero con un armadietto, le bottiglie di birra con scodelle e tazze, e l’ufficio con il tavolo della cucina, ed ecco che il robot potrebbe preparare la colazione poco prima del risveglio.

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