CRONACA

È più difficile (imparare a leggere i caratteri arabi)

La scrittura araba è notevolmente più complessa da imparare rispetto alla nostra, e avviene a un livello cognitivo diverso, senza il coinvolgimento dell’emisfero destro.

NOTIZIE – Contrariamete a quanto avviene per i nostri caratteri di scrittura, e anche  quelli ebraici, l’emisfero destro — quello in cui sono maggiormente concentrate le competenze spaziali e globali — non è implicato nelle prime fasi di apprendimento della scrittura araba. Questa osservazione è stata pubblicata sulla rivista Neuropsychology da Zohar Eviatar e Raphiq Ibrahim.

I caratteri arabi sono estremamente complessi: molti simboli piuttosto simili rappresentano una grande varietà di suoni e lo stesso suono può essere rappresentato in modi diversi. Per comprendere correttamente, il lettore deve fare attenzione  al numero di punti e all’inclinazione di certe linee. Gli studi accumulati negli ultimi decenni hanno dimostrato che  l’apprendimento della scrittura araba è notevolmente più difficile di quello di altri tipi di scrittura come il nostro, e ora i due scienziati delle’Università di Haifa hanno dimostrato che il processamento a livello cognitivo è qualitativamente diverso.

Per gli altri tipi di carattere infatti nei primi stadi di apprendimento, l’emisfero destro è importante, probabilmente per imparare l’aspetto grafico delle lettere. Nel caso della scrittura araba invece non sembra essere utilizzato.

Eviatar e Ibrahim hanno comparato la velocità di lettura nella lingua madre in bambini e adulti di madrelingua inglese, ebraica e araba e anche la velocità di comprensione delle tre lingue da parte di madrelingua arabi. I risultati dimostrano che l’apprendimento dei caratteri arabi provoca un sovraccarico percettivo. Questi risultati suggeriscono che gli insegnanti di questa lingua devono adottare tecniche specifiche per l’insegnamento della scrittura, specialmente per i bambini con difficoltà di apprendimento.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Ho sempre sostenuto, senza avere competenza, che lo sviluppo, specialmente tecnologico ma forse anche delle arti, nelle culture dove la lingua fosse per così dire meno “mediata” sia più alto che nelle culture di tipo primitivo o comunque dove occorrono più parole a parità di descrizione oggettiva; mi sbaglio?

  2. Per essere più precisi voglio dire che dove sono necessarie più parole la comunicazione è più lenta e così anche lo sviluppo tecnologico. Forse ora mi sono spiegato meglio.

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