SALUTE

Una valigetta che può salvare la vita

TECNOLOGIA – All’MIT di Boston un’idea nata da un’esercitazione universitaria si è trasformata in un prodotto che potrebbe rivelarsi essenziale nei casi di emergenza sanitaria

SALUTE – In apparenza l’oggetto sembra quasi una creazione di qualche designer, o un’installazione artistica; in realtà è un nuovo dispositivo economico per la ventilazione artificiale. Ideato da un team di studenti del Massachussets Institute of Technology (MIT) di Boston, è in grado di salvare la vita a pazienti con arresto respiratorio o gravissime difficoltà a respirare, soprattutto in situazioni di emergenza, dovute magari a disastri naturali o a pandemie. Per la verità non si tratta di una nuova tecnologia in senso stretto, il sistema è in sostanza una semplice pompa manuale, normalmente usata dai contadini in India per i casi disperati. Il punto di forza, però, sta proprio nella sua semplicità: la pompa è contenuta in una scatola di plastica con una batteria, un motore e dei controlli elementari, automatizzando così un sistema in origine del tutto manuale.

C’è un bisogno fondamentale di questo tipo di dispositivi in molte nazioni, specialmente nelle aree rurali, dove l’accesso alle macchine proposte dal mercato non è affatto banale. I macchinari per la respirazione usati negli ospedali moderni possono infatti costare fino a trentamila dollari l’uno, ma il nuovo sistema può essere prodotto con soli cento dollari. “L’idea ci è venuta quando abbiamo cercato di individuare la soluzione più semplice per risolvere la mancanza di dispositivi per la ventilazione nei paesi più poveri”, racconta Abdul Mohsen Al Husseini, uno dei componenti del team di ricerca. “Abbiamo presto capito che il design di una valigetta era il migliore che potessimo trovare, e così abbiamo deciso di usarlo e di adattarlo alla nostra idea”.

Il funzionamento, come detto, è piuttosto intuitivo: il controllo della compressione e del rilascio della pompa avviene attraverso tre manopole; la prima serve a regolare il volume totale di aria rilasciata, la seconda il numero di getti d’aria al minuto e la terza il rapporto tra il tempo di inspirazione ed espirazione.

Al Husseini spiega che questo meccanismo non solo può eliminare la necessità di usare una pompa manuale in caso di emergenza, ma è anche più sicuro. Con i classici palloni per rianimazione in silicone, c’è infatti sempre il pericolo di immettere troppa pressione nei polmoni del paziente, causando seri danni. Il nuovo sistema include un indicatore che ferma il flusso d’aria prima che la pressione diventi troppo alta.

L’idea nacque a seguito di un’esercitazione in classe durante il corso di Design industriale alla facoltà di Ingegneria dell’MIT, durante il quale i medici degli ospedali di Boston presentano delle problematiche pratiche in attesa di soluzione. Una di queste era proprio la necessità di avere un respiratore artificiale in situazioni critiche. Un primo prototipo è stato sviluppato in classe, e alcuni studenti hanno rifinito il design e prodotto un secondo prototipo. Quindi hanno presentato un paper alla Conferenza dei dispositivi per il design medico nell’aprile di quest’anno. Il dottor Jussi Saukkonen, del Boston University Medical Center, che originariamente aveva proposto il concetto del dispositivo di ventilazione a basso costo (e che ha lavorato assieme al team dell’MIT) è soddisfatto: “È verosimile che ci siano milioni di casi nel mondo che potrebbero beneficiare da questa tecnologia”, ha dichiarato. Una dichiarazione che non appare dettata dall’entusiasmo, se pensiamo che il governo statunitense, in uno studio del 2005, ha rilevato che nel peggiore degli scenari pandemici, solo negli Stati Uniti ci sarebbe bisogno di oltre settecentomila ventilatori meccanici, mentre attualmente ce ne sono solo centomila in uso.

Ora gli studenti dell’MIT stanno preparando ulteriori test per migliorare la macchina. “Al momento stiamo lavorando alla commercializzazione di questo dispositivo. Siamo stati contattati da alcune aziende, ma non posso fornire ulteriori dettagli”, precisa cautamente Husseini.

3 Commenti

  1. Idea interessante e spero si realizzi, ma non griderei al miracolo. In emergenza l’effettuazione della respirazione artificiale si sta dimostrando una fase della rianimazione sempre più in secondo piano rispetto all’importanza delle compressioni toraciche, da fare presto e bene, e della defibrillazione precoce.
    Non sarà così facile inventarsi un defibrillatore semiautomatico a basso costo, ma forse è solo questione di tempo.

  2. “semplice pompa manuale, normalmente usata dai contadini in India per i casi disperati”? Potrei aver compreso male il senso di questa frase ma, a prima vista, si tratta di un comunissimo pallone di Ambu usato attualmente in tutto il mondo in situazioni di emergenza intra ed extraospedaliera.

  3. In realtà, a prima vista, la parte interna deriva da un pallone di Ambu, comunemente usato in tutto il mondo per l’emergenza intra ed extraospedaliera; non comprendo il riferimento al suo uso da parte dei contadini indiani in situazioni disperate e ritengo che questa definizione possa essere quantomeno fuorviante.

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