CRONACA

CSI dello spazio

Dalle  tracce postume gli scienziati hanno ricostruito l’impatto fra due asteroidi, un evento alla base del processo di formazione dei pianeti terrestri. Anche degli italiani fra i membri del team che ha pubblicato oggi su Nature

NOTIZIE – Non era una cometa, ma ciò che rimaneva di uno scontro fra asteroidi, quello che gli astronomi hanno osservato l’anno scorso proprio oltre l’orbita di Marte e ora un team internazionale di scienziati provenienti da diversi istituti, fra i quali uno dei Max Planck (quello di Ricerca sul Sistema Solare) ma anche il Dipartimento di astronomia dell’Università di Padova, fra i tanti altri, ha ricostruito nei dettagli l’impatto, basandosi solo sulle tracce lasciate dall’evento a distanza di tempo. “Il paragone con il lavoro della polizia scientifica è calzante,” sorride Simone Marchi, fra gli autori dell’articolo (D. Jewitt et al., Nature, Volume: 467, P.  817–819, 14 October 2010) pubblicato oggi sulla rivista Nature (lo trovate oggi citato in cima alla homepage della versione online del giornale). “Quello che abbiamo visto non è la collisione al momento della collisione. Abbiamo visto una specie di oggetto con una coda estesa, all’inizio scambiato con una cometa.” Presto alcuni scienziati negli Stati Uniti si sono resi conto che la coda di questa cometa era anomala, fatta a forma di X. Questo ha insospettito gli astronomi che hanno iniziato a indagare. “Per fare questo non abbiamo utilizzato un telescopio a terra, ma lo strumento OSIRIS a bordo della sonda Rosetta che nel momento in cui abbiamo fatto le osservazioni si trovava oltre l’orbita di marte. In questo modo abbiamo ottenuto una geometria di vista totalmente diversa.”

La Terra infatti, e tutti i telescopi sulla Terra, compreso Hubble che vi orbita molto vicino, stanno sullo stesso piano dell’orbita della fascia principale degli asteroidi che si estende fra Marte e Giove (dove i due asteroidi studiati si sono scontrati). “Uno po’ è come se uno fosse in stazione e vedesse il treno: se lo vede arrivare di fronte non ne percepisce la lunghezza, se invece lo vede di fianco ha una visuale totalmente diversa. È un po’ quello che abbiamo voluto fare con Rosetta,” ha spiegato Marchi, che al tempo dello studio lavorava per l’Università di Padova. Rosetta è una missione ESA lanciata allo scopo di visitare da (molto) vicino la cometa 7P/Churyumov-Gerasimenko nel 2014. Nel frattempo gli strumenti a bordo della sonda vengono utilizzati per dare qui e lì un’occhiata al nostro Sistema Solare.

Confrontando i dati raccolti dalla sonda e quelli a terra è stato possibile avere una visione completa della forma della coda. Grazie a questo è stato poi possibile fare delle simulazioni al calcolatore che hanno permesso di evolvere a ritroso le particelle che costituiscono la coda sino al punto in cui sono state generate. Gli scienziati hanno così potuto stabilire una finestra temporale di dieci giorni in cui è avvenuto l’impatto (intorno al 10 febbraio 2009) e ricostruirne la dinamica.

Gli oggetti della fascia principale degli asteroidi del nostro Sistema Solare sono in realtà ciò che rimane del processo di formazione planetaria. Tutto ciò che nel sistema solare non si è inglobato in pianeti è rimasto sottoforma di asteroidi, sassi di varia dimensione. Studiare le collisioni fra questi oggetti permette di studiare il processo fondamentale di formazione planetaria che è quello di collisione tra “embrioni proto-planetari”.

“Sappiamo che i pianeti terrestri si formano per collisione di corpi più piccoli che porta via via alla crescita della massa,” continua Marchi. “E noi qui abbiamo potuto vedere una di queste collisioni. Lo studio di eventi come questi ci da un’indicazione sull’evoluzione del Sistema Solare.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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