SALUTE

Dove si nascondono le cellule tumorali?

Nascondersi per sopravvivere. Questo è quello che talvolta fanno i tumori per resistere alla chemoterapia e un gruppo di ricerca dell’MIT ha recentemente scoperto uno di questi meccanismi di “fuga”.

Negli ultimi 40 anni ci sono stati notevoli progressi nello sviluppo delle terapie per la cura dei tumori, ma ancora oggi molti trattamenti chemoterapici falliscono causando la morte dei malati. Tra i motivi di questo fallimento c’è innanzitutto la resistenza delle cellule tumorali ai farmaci. Fino a oggi i ricercatori ritenevano che questa resistenza fosse una caratteristica specifica di alcune cellule, mentre recentemente si è visto che in questo meccanismo entrano in gioco anche altri fattori, come molecole e fattori di crescita.

La ricerca apparsa sulle pagine di Cell apre oggi nuovi scenari. Quello che hanno scoperto Micheal Hemann e Luke Gilbert del Koch Institute for Integrative Cancer Reserach, riguarda quella percentuale di tumori che dopo essere apparentemente “scomparsi” dal paziente, rimangono latenti per mesi o anche per anni, per dare origine a recidive, nuovi cancri, spesso meno curabili e più aggressivi del precedente.

Gli esperimenti condotti sui topi da laboratorio hanno mostrato come alcune cellule sfuggono alla chemoterapia e rimangono nascoste nel timo, l’organo dove solitamente maturano le cellule del sistema immunitario, protette dall’azione dei farmaci. Nei topi affetti da linfoma e trattati con doxorubicina, un farmaco chemoterapico ampiamente utilizzato in clinica, i tumori sono scomparsi, ma le cellule malate si sono accumulate nel timo. Dopo un periodo di apparente guarigione, i topi hanno avuto una ricaduta e i tumori si sono nuovamente diffusi ai diversi organi.

Ma cosa innesca questo meccanismo? La spiegazione va probabilemente ricercata nel funzionamento stesso dei chemoterapici. Questi farmaci, quando somministrati, hanno effetto sulle cellule malate, ma anche su quelle sane, motivo per cui queste terapie hanno pesanti effetti collaterali, come ad esempio la caduta dei capelli, la diminuzione delle difese immunitarie, anemia, nausea e vomito. Nell’intervista pubblicata sul sito di Cell (il video è disponibile in fondo all’articolo), Hemann e Gilbert spiegano che alcune cellule endoteliali del microambiente tumorale vengono sottoposte ad un forte stress in seguito al trattamento farmacologico e questo provoca il rilascio di due molecole, chiamate IL-6 e Timp-1. Queste agiscono sulle cellule tumorali e innescano un processo che le porta a sopravvivere contrastando l’azione dei farmaci.  Un esempio di come le cellule tumorali possono sfruttare a proprio vantaggio il meccanismo che l’evoluzione ha sviluppato per proteggere le cellule nomalmente presenti nel timo.

Una prova a sostegno di questa tesi viene dalle statistiche pubblicate da altri gruppi di riceca, in cui si osservava che alti livelli di IL-6 nel sangue coincidevano con una maggiore aggressività dei tumori e una prognosi peggiore per i pazienti.

Resta da capire se questi risultati potranno facilmente essere applicati ai pazienti e se l’utilizzo di una terapia combinata con farmaci che limitano l’azione dell’IL-6 possa davvero essere una strategia vincente per sconfiggere le cellule tumorali.

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